Uno dei protagonisti della fotografia del ‘900, presentata da M77 Gallery, a Milano, dal 22 settembre al 14 novembre 2026, nel centenario della nascita, curata da Alessandra Mauro, ha inaugurato la mostra William Klein-Le mie città, che ripercorre il rapporto dell’artista con le città che hanno costellato la sua carriera (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Nato a New York nel 1928 ma trasferitosi stabilmente a Parigi nel 1948, Klein ha trasformato la sua cinepresa e la sua macchina fotografica in strumenti di immersione totale. Per Klein la città è caos, energia aggressiva, scontro sociale e messa in scena visiva. Attraverso i suoi iconici “libri-manifesto”, concepiti e impaginati interamente da lui con un ritmo quasi cinematografico, ciascuna metropoli ha rappresentato una tappa fondamentale di un’autobiografia per immagini.
Klein torna a New York, finanziato da una rivista di moda (il progetto poi rifiutato dall’editore perché giudicato troppo oltraggioso). Invece di fotografare la città patinata e scintillante del mito americano, Klein si tuffa nei quartieri popolari, a Harlem e a Broadway, usando grandangoli, inquadrature sbilenche, grana grossa, sfocature e forti contrasti.
Il rifiuto dell’oggettività
Klein non ha mai cercato la neutralità. Per raccontare una città bisogna sporcarsi le mani, guadagnarsi la fiducia e accettare la diffidenza della gente, affrontare il rischio dell’errore tecnico (il mosso, il fuori fuoco) se serve a restituire l’energia cinetica della strada.







Inoltre, per Klein la sequenza delle foto sulla pagina stampata è fondamentale quanto lo scatto singolo. Tratta i suoi libri fotografici come storyboard cinematografici, anticipando quella transizione che lo porterà a diventare, a pieno titolo, anche un corrosivo regista di cinema e un documentarista.
Prima dell’arrivo di William Klein negli anni ’50, la fotografia di moda era un genere quasi esclusivamente da studio: asettico, controllato, raffinato e orientato a mostrare gli abiti in un contesto di lusso borghese e irraggiungibile. Le modelle erano statue algide, lontane dalla realtà.
Con l’offerta di Alexander Liberman (art director di Vogue), Klein ha ribaltato completamente questo paradigma, trasformando la strada urbana in una passerella caotica e imprevedibile.
La rivoluzione nella fotografia di moda
Klein ha letteralmente buttato le modelle fuori dai teatri di posa e le ha portate nel traffico frenetico di Parigi e New York. Le ha fatte camminare tra passanti incuriositi o infastiditi, clacson di taxi, edicole di quartiere e autobus affollati. L’abito di alta moda non viveva più in un vuoto protetto, ma si scontrava con la cruda e rumorosa realtà della strada.





Ha utilizzato le stesse tecniche irriverenti dei reportage di strada (grandangoli estremi, scatti rubati in mezzo alla folla, forte grana e flash diretti). Accostare abiti firmati e costosi a sfondi popolari, con operai al lavoro o vagabondi senzatetto, creava un cortocircuito visivo straordinario e ironico.
Istruite le modelle per una posa che esaltasse il taglio dei capi indossati, Klein cercava l’interazione con l’ambiente circostante: uno sguardo in camera di un passante sconvolto, una smorfia, un gesto teatrale ed esagerato che spezzasse la compostezza e la formalità dell’editoria di moda tradizionale.
La mostra William Klein Le mie Città espone al piano terra della galleria una selezione di visioni urbane in b&n che restituiscono il rapporto dell’artista con le “sue” città, mentre il primo piano è interamente dedicato al suo lavoro nella moda, personalissimo e pieno di colore. Il primo piano ospita anche un video realizzato dallo stesso Klein nel 2005 per accompagnare la mostra al Centre Pompidou, con una selezione dei suoi corti e dei suoi film.


William Klein-Le mie Città
a cura di Alessandra Mauro
22 settembre – 14 novembre 2026
M77 Gallery
Via Mecenate, 77 – Milano
Per maggiori informazioni: M77 Gallery






