Le Campane di Sofia

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Alla periferia sud-orientale di Sofia, nel villaggio di Bistritzain, in Bulgaria, ai piedi del Vitoša e a pochi metri dalla tangenziale, quattro piloni di cemento alti trentasette metri si ergono sopra un anello di campane. I bulgari lo chiamano semplicemente Kambanite, “le Campane”. È uno dei monumenti più singolari lasciati in eredità dall’Europa socialista: non celebra né una battaglia né un partito, ma un’assemblea di bambini (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci)

Un gruppetto di giovani visitatrici esercita il proprio diritto di suonare le Campane della Pace, diritto precluso agli adulti.

Il 21 dicembre 1976, nel ventesimo anniversario della Dichiarazione ONU sui diritti del fanciullo, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò il 1979 come Anno internazionale del bambino. La Bulgaria colse l’occasione. Il Comitato per la cultura aveva inizialmente in mente una semplice mostra internazionale di disegni infantili, ma il progetto crebbe rapidamente fino a diventare molto più ambizioso.

Dietro l’iniziativa c’era Ljudmila Živkova, ministro della Cultura e figlia del leader comunista Todor Živkov, figura eccentrica e influente, appassionata di esoterismo e di Nicholas Roerich, da cui deriva anche il nome dell’operazione: il progetto venne accolto e realizzato con il sostegno dell’UNESCO, sotto il motto “Unità, Creatività, Bellezza”.

L’Anno internazionale del bambino

La prima Assemblea internazionale dei bambini “Bandiera della pace” si aprì a Sofia il 16 agosto 1979 e riunì 2.500 bambini provenienti da 77 Paesi. Nel corso dei dieci giorni si tenne anche il primo Parlamento mondiale dei bambini, ospitato nell’aula dell’Assemblea nazionale bulgara.

Dono dei bambini bulgari residenti all’estero.

Le Campane di Sofia furono la scenografia e, al contempo, il lascito dell’evento. Il monumento venne costruito in appena trenta giorni e inaugurato il 25 agosto 1979, ultimo giorno dell’assemblea. Il progetto porta la firma dello scultore Krum Damjanov e degli architetti Blagoj Atanasov e Georgi Genčev. La struttura in cemento è alta 37 metri, con piloni verticali orientati verso i punti cardinali e una composizione a spirale di due semisfere, in cui è collocata parte delle campane. Intorno al monumento principale, disposti in cerchio, elementi più piccoli sostengono le campane donate dai vari Paesi: 68 nel 1979, poi aumentate fino a un centinaio. In cima ai quattro piloni si apre una sfera che rappresenta il mondo, all’interno della quale sette campane disposte a spirale simboleggiano i sette continenti.

Nelle fondamenta i costruttori collocarono una capsula contenente un messaggio dei bambini per le generazioni future. Per statuto, le campane dovevano essere suonate soltanto dai bambini.

Dal parco mondiale all’abbandono

Intorno al monumento nacque il Parco internazionale dei bambini del mondo. Su circa 106 decari, i partecipanti alla prima assemblea e al Parlamento mondiale della pace piantarono le prime essenze provenienti da 35 Paesi; negli anni successivi, il parco ricevette 346 specie di alberi e arbusti provenienti da 63 nazioni.

L’assemblea, pensata come evento unico, si ripeté: tra il 1979 e il 1988 se ne tennero altre tre presso il complesso, coinvolgendo 3.900 bambini provenienti da 138 Paesi e 14.000 partecipanti bulgari. Il meccanismo era sempre lo stesso: laboratori artistici condivisi, scoperta reciproca delle culture, una nuova campana appesa all’anello.

La caduta del regime interruppe tutto. Nell’aprile 1990 il monumento, fino ad allora intitolato “Bandiera della pace”, fu ribattezzato semplicemente “Campane”, le Campane di Sofia; l’assemblea si chiuse definitivamente il 30 agosto dello stesso anno. Seguirono anni pessimi: buona parte del parco fu edificata, 275 decari passarono ai costruttori e dieci campane sparirono. Il 1996 fu l’anno decisivo: il ministro della Cultura Georgi Kostov ordinò di liberare il terreno per restituirlo ai vecchi proprietari, di demolire il monumento e di trasferire le campane in un deposito. I bulldozer arrivarono davvero e tutte le campane furono smontate, molte delle quali danneggiate. Il monumento Le Campane di Sofia si salvò grazie alle proteste dei residenti.

La rinascita è stata lenta e, in gran parte, dal basso. Nel 2004 il complesso è stato dichiarato bene culturale, con la motivazione che si tratta dell’unico monumento al mondo costruito per simboleggiare le idee dell’ONU e dell’UNICEF sulla pace e sui diritti dell’infanzia. Nel 2018 l’associazione civica “Spasi Sofia” e il Comune di Sofia hanno ripulito il cemento dall’umidità, installato l’illuminazione e realizzato nuove targhe informative, con una spesa comunale di circa 12.000 leva.

Reazioni internazionali

Il progetto ebbe, all’epoca del lancio, un’eco che superò i confini del blocco sovietico. L’idea di ripetere l’assemblea ogni tre anni nacque proprio dalla reazione internazionale estremamente favorevole in un mondo diviso dalla cortina di ferro. La “Lettera-appello” redatta dai bambini al Parlamento mondiale fu distribuita come documento ufficiale alla 34ª sessione dell’Assemblea generale dell’ONU, e il segretario generale Kurt Waldheim sottolineò che la piena realizzazione dei diritti dei bambini e la valorizzazione dei loro talenti artistici avrebbero arricchito ogni società e ogni nazione.

Le targhe sul monumento raccontano questo riconoscimento meglio di qualsiasi cronaca: una del direttore generale dell’UNESCO, Amadou-Mahtar M’Bow, datata 25 agosto 1979; una del presidente dell’organizzazione internazionale per l’educazione attraverso l’arte, Brian Allison, del settembre 1984; una del direttore esecutivo dell’UNICEF, James Grant, in occasione dell’incontro dei comitati nazionali per l’UNICEF tenutosi a Sofia nel 1982.

Anche dopo il 1989 le donazioni non si sono del tutto interrotte. Nel 2002 è stata collocata la prima nuova campana dal 1989: un dono di Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita in Bulgaria. Nel 2006 è arrivata quella di Israele (oggi, vandalizzata e lasciata senza battacchio, un segno dei tempi). Nel 2026 il movimento “Bandiera della pace” torna a concentrarsi sul tema della pace, con una nuova campana, donata dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara, che sarà consacrata e aggiunta al monumento.

Oggi le Le Campane di Sofia sono un caso di studio per chi si occupa di eredità architettoniche scomode: brutalismo monumentale nato da una propaganda oggi dissolta, ma dedicato a un’idea — i diritti dei bambini — che nessuno ha voglia di ripudiare. È forse questa ambiguità ad averlo salvato dai bulldozer.

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