Sotto il Cielo di Stelle

A cura di Fortunato D’Amico, Sotto il Cielo di Stelle (Costellazione di arte, scienze e culture) indaga le relazioni tra arte, tecnologia, intelligenza artificiale, antropizzazione dello spazio e immaginazione del futuro, in Valle d’Aosta, tra Châtillon, Aosta e Courmayeur (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Daniela Pellegrini, “Cielografie” 2018-2026

Sotto il cielo di stelle. Costellazione di arte, scienze e culture, a cura di Fortunato D’Amico, è un progetto espositivo particolarmente interessante perché non si limita a una mostra sul tema del cosmo: costruisce una vera e propria costellazione interdisciplinare, nella quale arte contemporanea, astronomia, tecnologia, archeologia, filosofia e antropologia si incontrano per interrogare il rapporto contemporaneo fra uomo e universo.

La mostra è distribuita fra quattro sedi della Valle d’Aosta:

  • Castello Gamba – Museo di Arte moderna e contemporanea, Châtillon: 23 luglio–18 ottobre 2026;
  • MegaMuseo – Museo Archeologico contemporaneo, Aosta: 23 luglio–18 ottobre;
  • Les Maisons de Judith, Val Ferret, Courmayeur: 18 luglio–23 agosto;
  • Chiesa Valdese, Courmayeur: 25 luglio–27 settembre.

Il progetto si completa inoltre con attività e incontri presso Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e Planetario di Lignan, coinvolgendo scienziati, astronauti, archeologi, filosofi e teologi.

Il nucleo teorico della curatela riguarda una questione molto attuale: che cosa è diventato il cielo nell’epoca della tecnologia?

Non è più soltanto il cielo osservato dall’uomo con gli occhi, attraverso il mito, la religione o l’astronomia. È anche un ambiente tecnologicamente occupato: satelliti, droni, sistemi di sorveglianza, missioni spaziali, intelligenza artificiale e nuovi strumenti di osservazione modificano radicalmente la nostra esperienza dello spazio.

Uno degli aspetti più interessanti della curatela di D’Amico è la scelta di non costruire un percorso lineare, ma una sorta di sistema orbitale.

Una costellazione non è un oggetto reale unitario: è una configurazione che nasce dalla relazione fra punti distanti. Le stelle non sono necessariamente vicine fra loro; è l’osservatore che costruisce una figura collegandole mentalmente. In questo senso la costellazione è una metafora particolarmente appropriata per D’Amico: le opere, gli artisti, le discipline e le sedi non formano un sistema chiuso, ma vengono messe in relazione attraverso lo sguardo del visitatore.

Il Castello Gamba viene quindi concepito come una “stazione orbitante”: l’edificio e le opere diventano punti di una costellazione, mentre le diverse sedi valdostane funzionano come altrettante stazioni di un unico sistema. Il punto di partenza simbolico è Orbita di Massimo Uberti, l’installazione luminosa permanente che dal 2022 avvolge la torre del castello con un grande anello ellittico di luce.

Questa impostazione permette a D’Amico di trasformare la mostra in qualcosa di più di un’esposizione tematica: il territorio stesso diventa parte dell’opera curatoriale.

Tra i protagonisti figurano Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Grazia Toderi, Gilberto Zorio, Giuliana Cuneaz, Daniela Pellegrini, Franco Perrotti, oltre a Massimo Uberti, Marco Nereo Rotelli e Angelo Bonello.

Alcuni dei lavori particolarmente significativi:

  • Pistoletto, Autoritratto di stelle (1973): l’artista colloca la propria identità dentro una dimensione cosmica. L’autoritratto non è più soltanto individuale, ma diventa riflessione sul posto dell’essere umano nell’universo.
  • Mimmo Paladino, Corona (1988) e Carro stellare (2007): il linguaggio arcaico, mitico e simbolico di Paladino introduce nel progetto una temporalità profonda, nella quale il cielo appartiene contemporaneamente al mito, alla religione e all’immaginazione.
  • Grazia Toderi: la sua ricerca sulla luce, sulle immagini astronomiche e sulla percezione del cosmo mette in discussione la distinzione fra esperienza visiva e rappresentazione tecnologica dell’universo.
  • Gilberto Zorio: materia, energia, trasformazione e processi fisici diventano strumenti per evocare una dimensione cosmica non necessariamente figurativa.
  • Giuliana Cuneaz, Costellazione (2020–2026), presentata al MegaMuseo, introduce invece una dimensione più direttamente legata alla trasformazione digitale dell’immagine.
  • Franco Perrotti, Dissuader (2019), nella Chiesa Valdese di Courmayeur, affronta il tema dell’antropizzazione del cielo attraverso i dispositivi che impediscono agli uccelli di posarsi sugli edifici: il volo naturale entra così in conflitto con l’ambiente costruito e con i sistemi di controllo umano.

Il punto forte dell’operazione sta nel fatto che D’Amico non utilizza la scienza come semplice repertorio iconografico per l’arte.

Il rapporto è più complesso.

L’astronomia introduce infatti una concezione diversa della scala: l’uomo contemporaneo dispone di strumenti capaci di osservare galassie lontanissime, ma al contempo vive in un mondo in cui il cielo è sempre più condizionato dalle attività umane.

Ne nasce un paradosso: più aumenta la nostra capacità tecnologica di conoscere il cosmo, più diventa evidente la nostra responsabilità nei confronti dello spazio che occupiamo

È qui che entrano in gioco temi come satelliti, intelligenza artificiale, droni e sistemi di controllo. Il cielo non è più semplicemente “natura”: diventa un’infrastruttura tecnologica e politica.

Questa è probabilmente la dimensione più profonda della mostra.

Per migliaia di anni l’uomo ha guardato il cielo per orientarsi, misurare il tempo, costruire calendari, fondare religioni, interpretare il destino, raccontare l’origine del mondo.

Le costellazioni sono, in questo senso, una straordinaria costruzione antropologica: le stelle sono fisicamente separate fra loro, ma l’uomo ha creato figure, miti e racconti unendole idealmente.

La mostra di D’Amico riprende proprio questo procedimento: anche la cultura contemporanea costruisce le proprie “costellazioni”, soltanto che oggi, al posto dei miti antichi, troviamo reti satellitari, algoritmi, immagini digitali, missioni spaziali e intelligenza artificiale.

Il passaggio è dunque:

cielo mitologico → cielo scientifico → cielo tecnologico → cielo antropizzato.

Ed è proprio questa trasformazione a dare unità al progetto.

Che cosa significa essere umani in un universo che siamo finalmente capaci non soltanto di osservare, ma anche di modificare?

È questo il punto più alto della curatela di Fortunato D’Amico: il cielo smette di essere semplicemente il luogo dell’infinito e diventa lo specchio della responsabilità umana.

In questo senso Sotto il cielo di stelle non è propriamente una mostra “sullo spazio”. È una mostra sulla trasformazione dello sguardo umano: dal mito alla scienza, dalla contemplazione alla tecnologia, dalla Terra al cosmo e, infine, dal cosmo nuovamente alla Terra.

Da un punto di vista storico-artistico, la mostra può essere letta come un capitolo contemporaneo di una storia molto lunga.

Dalle volte stellate delle cattedrali medievali alle mappe celesti rinascimentali; dalle rappresentazioni cosmologiche di Piero della Francesca e Raffaello alla rivoluzione astronomica di Galileo; dal cielo romantico di Turner e Van Gogh fino all’astrazione del Novecento, il cielo è sempre stato uno dei luoghi privilegiati nei quali l’arte ha cercato di rappresentare ciò che supera l’esperienza umana.

La differenza fondamentale è che oggi non rappresentiamo più soltanto il cosmo: lo produciamo e lo modifichiamo tecnologicamente.

È questa, in definitiva, la domanda che Sotto il cielo di stelle sembra porre: che cosa significa guardare il cielo quando l’uomo è diventato al contempo osservatore, esploratore e agente di trasformazione dello spazio cosmico?

In questo senso, la curatela di Fortunato D’Amico è interessante perché porta il tema del cielo dal terreno dell’iconografia a quello della responsabilità antropologica.

È una curatela più transdisciplinare che interdisciplinare: non cerca necessariamente di far dialogare direttamente arte e scienza sullo stesso oggetto, ma di mostrare come entrambe partecipino alla costruzione contemporanea dell’immagine del cosmo.

Mimmo Paladino, artista

Per tutta la durata delle mostre, è in programma una serie di eventi collaterali, come visite guidate, laboratori, e molto altro.

Il catalogo edito da Moebius (Aosta), 144 pagine, contiene saggi, interviste e riproduzioni di opere, che esplorano le “trasformazioni del cosmo contemporaneo, i nuovi sistemi di osservazione del cielo” e il dialogo interdisciplinare tra artisti, scienziati e filosofi.

Sotto il Cielo di Stelle
Costellazione di arte, scienze e culture
A cura di Fortunato D’Amico

CHÂTILLON, Castello Gamba – Museo di Arte moderna e contemporanea
23 luglio – 18 ottobre 2026

AOSTA, MegaMuseo – Museo Archeologico contemporaneo
23 luglio – 18 ottobre 2026

COURMAYEUR, Val Ferret, Les Maisons de Judith
18 luglio – 23 agosto 2026

COURMAYEUR, Chiesa Valdese
25 luglio – 27 settembre 2026

Catalogo Moebius edizioni.

Per maggiori informazioni: Castello Gamba

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