Il labirinto Borges, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, alla Fondazione Giorgio Cini, è tornato visitabile dopo un importante intervento di restauro, eseguito a quindici anni dalla sua inaugurazione (2011) e in occasione del 40° anniversario della scomparsa dello scrittore argentino (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Il Labirinto Borges occupa un’area di circa 2300 metri quadrati adiacente al Chiostro del Buora, noto anche come Chiostro dei Cipressi. Al suo interno un percorso tortuoso di circa 1150 metri (quasi 1,15 km) si snoda tra siepi di bosso formando una pianta labirintica di oltre 3.200 arbusti. Le siepi sono realizzate con Buxus sempervirens (“bosso sempreverde”), arbusti dalla crescita molto lenta e dall’aspetto compatto, ideali per il disegno preciso del labirinto.
Ogni pianta raggiunge circa 75 cm di altezza, con intervalli regolari di circa 75 cm tra una siepe e l’altra; le siepi hanno spessore di circa 38‑40 cm. Tutti questi dati derivano dal progetto originario, che prevedeva complessivamente 3250 piante di bosso e un reticolo di sentieri interno sviluppato per 1150 metri. La manutenzione ordinaria prevista era molto rigorosa: potature di contenimento a stagione, trattamenti fitosanitari specifici, irrigazione costante e reintegri puntuali di essenze per preservare la forma geometrica.
Dal punto di vista progettuale, la pianta del labirinto è estremamente curata. Visti dall’alto, i sentieri formano la scritta “BORGES” tra le siepi, come se fosse impressa sulle pagine di un grande libro verde. Dall’alto, all’interno dei muri di bosso si celano simboli riconducibili alle opere di Borges: si possono distinguere specchi, clessidre, una tigre, un grande punto interrogativo e le iniziali M K di Maria Kodama.




Questi elementi non sono casuali, ma sono stati scelti per evocare i temi borgesiani del tempo, del destino e del mistero. Ad esempio, Coate segnala che le due “O” di Jorge Borges, dall’alto, appaiono come una perfetta clessidra. Le passate condizioni ambientali (come l’acqua alta del 2019) hanno già messo a dura prova il bosso, facendo emergere siepi diradate o cresciute irregolarmente, segno dell’importanza di cure costanti e interventi conservativi.
Genesi del Labirinto Borges
Il progetto del Labirinto Borges nasce dall’incontro tra Randoll Coate (1909‑2005) – ex diplomatico e cultore di labirinti simbolici – e Jorge Luis Borges, e dalla passione condivisa per Venezia.




L’idea fu presentata da Coate agli eredi di Borges, in particolare a Maria Kodama (vedova dello scrittore) e alla Fondazione Internazionale Jorge Luis Borges. Su proposta del musicologo Pedro Memelsdorff, direttore del Seminario di Musica Antica della Cini. La Fondazione Giorgio Cini accolse il progetto. Coate concepì il labirinto come un “libro aperto” disseminato di simboli cari a Borges (un bastone, specchi, clessidra, sabbia, tigre, un punto interrogativo).
La realizzazione è avvenuta sull’isola dove si trovano già il Chiostro del Buora, noto anche come Chiostro dei Cipressi, progettato all’inizio del 1500 da Giovanni e Andrea Buora, e il Chiostro del Palladio. Il Labirinto viene infatti definito come una sorta di “terzo chiostro” di questo complesso monumentale.
Significato culturale e letterario
Il Labirinto Borges è un’opera di «forte valore simbolico», che intreccia la tradizione contemplativa del luogo con la dimensione letteraria dello scrittore. Il nome stesso celebra Jorge Luis Borges: esso riunisce i temi a lui cari e lo rende parte integrante del paesaggio veneziano. Borges era infatti un grande amante di Venezia, che spesso descriveva come «un labirinto senza uscita, metafora dell’infinito». Nel corso della sua vita, dopo aver perso la vista, continuò a immaginare i percorsi incrociati della città come un enigma spaziale fatto di riflessi e memorie. Il disegno del labirinto ricalca il racconto borgesiano “Il giardino dei sentieri che si biforcano” (1941). Il Labirinto Borges concretizza questa visione: consente ai visitatori di «calarsi nella metafora» di Borges per il “giardino che si biforca” e la Biblioteca di Babele, attraversando fisicamente il concetto letterario di universi paralleli e percorsi ramificati.





Randoll Coate spiegò che l’opera «non doveva essere una delle solite opere commemorative», bensì qualcosa di «veramente borgesiano» – un labirinto. Proprio per questo, il giardino è inteso come una esperienza meditativa più che come semplice attrazione turistica. Come osserva la Fondazione Cini, il labirinto «unisce l’antico con il contemporaneo, l’architettura con la letteratura e il paesaggio». Le numerose scalette e specchi coinvolgono il visitatore in un percorso di smarrimento e ritrovamento, rispecchiando la «perplessità umana» e la «speranza» che ogni labirinto evoca. Durante le visite guidate è disponibile un’audioguida con una suite musicale appositamente composta (da Antonio Fresa e l’Orchestra della Fenice), per enfatizzare la dimensione sensoriale e poetica del percorso. In sintesi, il Labirinto Borges è non solo un giardino ornamentale, ma una installazione d’arte viva, che invita a leggere nello spazio i significati nascosti della scrittura di Borges.
Interventi operativi
Nel 2025 la Fondazione Giorgio Cini ha avviato un progetto di restauro conservativo del labirinto, con l’obiettivo di preservarne la struttura botanica originaria e migliorare la fruibilità. Il restauro (costi in parte coperti da donazioni art bonus) è stato reso possibile grazie al supporto di PwC Italia (main sponsor) nell’ambito del programma “PwC per la Cultura”. Le fasi principali del restauro, si sono svolte nei primi mesi del 2026.



- Interventi botanici: Sono state rimosse 165 piante di bosso che risultavano compromesse e ne sono stati messi a dimora di nuovi esemplari (selezionati per armonia e sviluppo). È stato inoltre necessario monitorare e, in alcuni casi, sostituire ulteriori piante che non avevano attecchito correttamente.
- Interventi infrastrutturali: È stato verificato e ripristinato l’intero impianto di irrigazione e il terreno è stato arricchito con circa due metri cubi di nuovo substrato per favorire il benessere delle essenze.
- Accessibilità sensoriale: in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi (sezione di Venezia) è stata realizzata e installata all’ingresso del labirinto una mappa tattile in rilievo. Tale mappa metallica riporta la planimetria del tracciato e una legenda in braille, consentendo anche ai non vedenti di orientarsi e comprendere a vista d’occhio la struttura del labirinto prima di entrare.
Cosa non perdere alla Fondazione Cini
L’edificio che ospita la Fondazione Giorgio Cini è l’ex monastero benedettino del X secolo. Gli ambienti che lo costiruiscono oggi sono il risultato di secoli di stratificazioni e ristrutturazioni, con interventi fondamentali realizzati tra il XVI e il XVII secolo.
Oltre che per l’ora ristrutturato Labirinto Borges, la struttura è celebre per gli interventi di Andrea Palladio, che progettò il chiostro omonimo, il Refettorio e la facciata della Basilica di San Giorgio Maggiore, e di Baldassarre Longhena che fu l’artefice della magnifica biblioteca e dello scalone monumentale che rappresenta un esempio sublime di scenografia architettonica.
Lo scalone porta alla Biblioteca barocca, edificata da Baldassare Longhena nel 1654-71 e ora adibita a sala di lettura. L’ambiente ha ispirato Michele de Lucchi nel suo intervento (2005-2009) di riqualificazione degli spazi della Manica Lunga, il dormitorio cinquecentesco del monastero, costruito da Giovanni Buora. L’intervento ha trasformato il lungo salone e le celle attigue in una biblioteca d’avanguardia, adatta ad accogliere le nutrite raccolte della fondazione, composte da oltre 300.000 volumi e da circa 800 testate periodiche e organizzate in diversi nuclei tematici.







Ritornando sui propri passi si transita davanti al Refettorio Palladiano, dove non si può mancare di ammirare Le Nozze di Cana di Paolo Veronese (1563), un gigantesco dipinto a olio su tela (666 × 990 cm, circa 70 mq), che raffigura il primo miracolo di Gesù. Commissionato dai benedettini per l’isola di San Giorgio Maggiore, fu trafugato da Napoleone e oggi costituisce l’opera più grande del Museo del Louvre a Parigi.
Nel 2007, il laboratorio Factum Arte ha installato una riproduzione in scala 1:1 nel refettorio originario palladiano nella Fondazione.
Infine, la vicina Basilica di San Giorgio Maggiore e la salita al campanile (momentaneamente inagibile per lavori di ristrutturazione) offrono una delle viste panoramiche più belle e meno affollate di tutta Venezia.
Per maggiori informazioni: VisitCini









