Progetto Dante tra Italia e Slovenia

Il progetto DANTE promuove il valore fondante della comunicazione nelle lingue nazionali, la promozione dell’uso della lingua slovena e italiana attraverso la creazione, mappatura e interconnessione di percorsi letterari e degli organismi coinvolti nell’area del programma (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Soffitto decorativo a Palazzo Besenghi degli Ughi, a Izola in Slovenia

Il progetto trae ispirazione dalla vita e dall’opera di Dante Alighieri e dalla sua presenza nella regione transfrontaliera, considerato che la sua opera è un’eredità imprescindibile della cultura mondiale, uno scrigno di valori considerati importanti anche per le attuali generazioni.

  • creazione del percorso letterario transfrontaliero denominato DANTE, basato su 5 itinerari culturali interattivi e studi di storytelling, che insieme formeranno l’intero percorso letterario;
  • istituzione di centri visitatori a Isola, Tolmino e Ceggia;
  • organizzazione congiunta di eventi transfrontalieri a Isola, Tolmino, Trieste, Tolmezzo, nella Regione Friuli Venezia Giulia e nel Comune di Ceggia, anche nell’ambito dei principali festival letterari Pordenone legge e Vilenica, contribuendo a creare un settore turistico più etico e socialmente responsabile.
Giuseppe Perissinotto, Assessore con deleghe ad Associazionismo – Sport – Protezione Civile – Tempo libero ed eventi – Politiche giovanili, Comune di Fossalta di Portogruaro

(Il Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia è stato approvato dalla Commissione Europea con decisione di esecuzione C(2022) 5745 del  3  agosto 2022 e interessa il settennio di programmazione europea 2021-2027)

Il Castello di Fratta, situato a Fossalta di Portogruaro (in provincia di Venezia), è lo scenario in cui si aprono le Le confessioni d’un italiano, il capolavoro di Ippolito Nievo.

Il Castello di Fratta, è lo scenario in cui si aprono le Le confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo

Oggi l’area è un importante parco letterario. Del castello medievale originale rimane il sito archeologico (il Cortino), dove sorge una villa rurale successiva che ospita un museo dedicato a Ippolito Nievo, alla sua vita di scrittore e patriota (scomparso in mare a soli 29 anni nel naufragio del vapore Ercole), e alle sue opere. I sentieri che circondano la zona permettono di ripercorrere i passi dei protagonisti del romanzo, immersi nello stesso paesaggio agrario che Nievo amò profondamente.

Gli itinerari pasoliniani si snodano principalmente attorno al nucleo di Casarsa della Delizia, ma toccano in modo significativo anche la vicina cittadina di San Vito al Tagliamento e altri borghi storici della zona.

La cittadina di San Vito al Tagliamento conserva tracce indelebili della formazione artistica e, soprattutto, dell’impegno politico e sociale del giovane Pasolini. Qui contava storiche amicizie, tra cui quella con il pittore Federico De Rocco, che lo introdusse alla sperimentazione pittorica.

A San Vito al Tagliamento Pasolini stampò i primi numeri della rivista «Stroligut» e la raccolta in versi Diarii.

Nel dopoguerra, San Vito e le sue frazioni (come Rosa e Ligugnana) vissero le drammatiche rivolte dei contadini e dei braccianti (gennaio 1948) per la mancata attuazione del Lodo De Gasperi. Pasolini, allora militante comunista, fu fortemente colpito da questi eventi e li immortalò in parte nel suo romanzo Il sogno di una cosa, in cui la cittadina viene rinominata con lo pseudonimo di fantasia “Gruaro”.

Sede dell’antico consiglio comunale, del tribunale e della cancelleria, assieme al campanile è la presenza architettonica più antica della piazza.

Andrea Bruscia, Assessore alla vitalità, San Vito al Tagliamento

Dal ‘600 è documentato l’uso di sede per rappresentazioni teatrali e musicali. La struttura è quella di piccolo teatro all’italiana tra ‘700 e ‘800. Il recupero recentemente concluso ha restituito un magnifico monumento ridando vita al teatro ricostruito ex novo con fedeltà dei minimi particolari e intitolato al compositore sanvitese Giangiacomo Arrigoni (1597-1675); rivive così l’antico teatro sociale di gusto veneziano che tra ‘800 e ‘900 fu un vanto per San Vito.

L’oratorio di Santa Maria Assunta, sorto alla fine del XV secolo, era la chiesa dell’Ospedale della confraternita dei Battuti.

L’essenzialità della facciata tardo quattrocentesca, opera di Giovanni Antonio da Carona, detto il Pilacorte (1455 – 1531) non lascia supporre che all’interno si conservi un ciclo di affreschi considerato tra i più belli del Cinquecento friulano e certamente il più importante della produzione di Pomponio Amalteo (1505 – 1588), tanto da meritare di essere citato nelle Vite di Giorgio Vasari.

Pausa pranzo presso l’Enoteca – Braceria “Al Bottegon” di San Vito al Tagliamento 

L’esecuzione degli affreschi, stando ai documenti conosciuti, impegnò Amalteo dal 1535 al 1546. Pomponio, forse con la collaborazione del fratello Gerolamo, raffigura i vari episodi attraverso un solido impianto formale, con un accentuato gusto per i particolari narrativi, per l’esotismo e per i richiami all’antico, nel ricco repertorio di grottesche, finti cammei e metope.

Fondata nel 1938 in pieno regime fascista a seguito della bonifica della secca di Torre Zuino, Tor Viscosa nacque con un obiettivo industriale preciso: produrre cellulosa da una pianta speciale, la canna gentile (Arundo donax), per rendere l’Italia autarchica nel settore tessile (grazie al rayon/viscosa).

Il fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, rimase colpito dalla nascita di questa città industriale e propose di dedicarle un intero componimento d’avanguardia (scritto – pare – in una notte e pubblicato nel 1938). Nel testo, Marinetti celebra le macchine, le canne che diventano tessuto e la nascita della nuova città con la sua tipica enfasi energica e declamatoria.

La città è divisa rigorosamente in zone che riflettono la gerarchia sociale e funzionale della fabbrica (la SNIA Viscosa):

  • Piazza dell’Impero (oggi Piazza del Popolo): Il cuore politico e civile, dominato dalle grandi statue di Leone Lodi (la Cerealicoltura e la Veglia) e dai palazzi simmetrici.
  • Le case dei lavoratori: Divise rigorosamente per categoria (le “case operaie”, le “case impiegati”, le “case dirigenti” e le ville per i direttori), come capitoli ordinati di un saggio sociologico del Novecento.

Il Museo LETS è un innovativo spazio culturale inaugurato nel settembre 2024 a Trieste, in Piazza Attilio Hortis 4, all’interno dello storico Palazzo Biserini.

Trieste, l’Antica Hostaria da Libero

LETS (Letteratura Trieste) celebra l’incredibile ricchezza letteraria della città, luogo di frontiera storicamente attraversato da lingue, culture e identità diverse. Il percorso è dinamico e immersivo, alternando manoscritti originali e oggetti storici a moderni strumenti multimediali (audio, video e pixel).

Il museo racchiude tre ampie aree dedicate ai giganti della letteratura europea che hanno legato il loro nome alla città:

  • Museo Italo Svevo: Esplora le molteplici identità del romanziere triestino (impiegato, industriale, scrittore) e custodisce cimeli straordinari, tra cui il suo celebre violino originale.
  • Museo James Joyce: Racconta gli anni triestini (dal 1904) del giovane autore irlandese, arrivato in città senza un soldo e ripartito per Parigi come uno dei più grandi intellettuali del secolo. Trieste è stata la vera e propria “culla” in cui è nato l’ Ulisse.
  • Museo Umberto Saba: Una sezione dedicata alla poesia onesta e profonda di Saba, che usa il suo Canzoniere come uno specchio per esplorare se stesso e la sua “scontrosa grazia”, ovvero la città di Trieste.

Anita Pittoni è stata una delle figure più originali della cultura triestina del Novecento: artista tessile, stilista, imprenditrice, scrittrice ed editrice. Nata a Trieste il 6 aprile 1901, seppe coniugare artigianato, avanguardia artistica e attività letteraria in una carriera fuori dagli schemi.

Nel 1949 fondò la casa editrice Lo Zibaldone, con l’intento di valorizzare la cultura triestina e pubblicare opere curate anche dal punto di vista grafico. Collaborò con importanti scrittori come Giani Stuparich, Umberto Saba e contribuì alla riscoperta del patrimonio letterario di Trieste.

Il Caffè San Marco è uno dei più celebri caffè storici d’Italia e uno dei simboli culturali di Trieste. Fu inaugurato il 3 gennaio 1914 da Marco Lovrinovich, quando la città apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico.

Il locale si distingue per i suoi magnifici interni in stile Liberty viennese (Secessione): stucchi, specchi, lampadari in ottone, tavolini in marmo rosso e decorazioni floreali che richiamano le foglie e i chicchi di caffè. Molti degli apparati decorativi furono realizzati da artisti come Vito Timmel, Guido Marussig e Napoleone Cozzi.

Il San Marco è stato uno dei principali luoghi d’incontro della cultura triestina. Tra i suoi frequentatori figurano James Joyce, Italo Svevo, Umberto Saba, Claudio Magris e numerosi artisti, intellettuali e patrioti irredentisti.

Oggi il San Marco ospita anche un ristorante, una pasticceria e una grande libreria, diventando un vivace centro di incontri culturali, presentazioni di libri, concerti ed eventi.

Il Giardino Pubblico Muzio de Tommasini è uno storico e polmonare spazio verde situato nel cuore di Trieste, una vera e propria oasi di pace molto apprezzata sia dai residenti che dai visitatori per rilassarsi all’ombra di alberi secolari. Questo parco si distingue per la sua atmosfera serena e la ricchezza di elementi sia botanici che culturali.

Lungo i sentieri sono posizionati numerosi busti storici dedicati a importanti personalità della cultura e della storia triestina e nazionale. Il parco è celebre anche per essere stato uno dei luoghi frequentati e descritti dallo scrittore Italo Svevo.

«Per li rami è un itinerario letterario a Trieste: nel Giardino pubblico di Trieste ogni busto diventa un “Virgilio”: un poeta o uno scrittore che guida il visitatore lungo sentieri reali e immaginari attraverso testi letterari capaci di raccontare la città e il suo territorio.»

Il legame tra Isola d’Istria (oggi Izola, in Slovenia, capofila del Progetto DANTE) e il Sommo Poeta è strettissimo ed è inciso proprio nelle pagine di uno dei manoscritti più preziosi della Divina Commedia.

Ci riferiamo al celebre Codice Marciano It. IX, 276 (noto anche come Codice Isolan o Istriano), copiato a Isola a metà del Trecento.

Ecco perché questo manoscritto è una vera colonna portante della tradizione dantesca:

  • La datazione precoce: Il codice fu completato intorno al 1346, appena 25 anni dopo la morte di Dante (avvenuta nel 1321). Questo lo colloca tra i testimoni più antichi e autorevoli del testo, vicinissimo all’originale perduto.
  • La firma dell’amanuense: A differenza di molti codici anonimi, qui conosciamo il copista. Si tratta di Pietro Campenni da Tropea, che all’epoca ricopriva la carica di notaio e cancelliere proprio nel Comune di Isola. Nel colofone (la nota finale del testo), Pietro scrive con orgoglio di aver terminato l’opera ad Isola.
  • La cura del testo: Non si tratta di una copia frettolosa. Il codice è impreziosito da splendide iniziali miniate e contiene un ricco apparato di note e commenti ai margini, segno che a Isola, già pochissimi decenni dopo la composizione dell’opera, esisteva un ambiente culturale vivace, raffinato e capace di comprendere a fondo la complessità del poema.
A Izola, pranzo al ristorante Gostilna Perla

Questo legame storico dimostra come l’Istria sia stata, fin dalle origini, un fulcro di diffusione della lingua e della cultura italiana, perfettamente integrata nelle correnti letterarie più importanti dell’epoca. Oggi quel codice è custodito gelosamente a Venezia, ma la memoria di quel lavoro certosino resta un vanto storico per la città di Isola.

Tra i monumenti meglio conservati del tardo barocco in Slovenia, progettato dall’ architetto milanese Filippo Dongetti, il palazzo Besenghi degli Ughi (1775 -1781) viene considerato uno degli edifici più belli del Litorale. La famiglia Besenghi disponeva anche di una ricca biblioteca della quale sono stati conservati fino ad oggi circa 3000 libri e manoscritti appartenenti al XVI e XVII secolo. Oggi è sede della scuola di musica e set favorito per numerose cerimonie nuziali.

Il progetto DANTE mira a un’interpretazione innovativa del patrimonio culturale e naturale basandosi sull’iniziativa Nuovo Bauhaus Europeo e su un patrimonio non ancora digitalizzato e presentato con le tecnologie disponibili. La sfida comune dell’area transfrontaliera che è stato deciso di affrontare è la promozione e valorizzazione del patrimonio culturale materiale ed immateriale regionale, rafforzando il ruolo della cultura come strumento per il benessere fisico e mentale delle persone, all’interno di processi di sviluppo economico e sociale, anche in chiave di turismo culturale sostenibile.

Inoltre, si delinea l’organizzazione congiunta di eventi transfrontalieri a Isola, Tolmino, Trieste, Tolmezzo, nella Regione Friuli Venezia Giulia e nel Comune di Ceggia, anche nell’ambito dei principali festival letterari Pordenone legge e Vilenica, contribuendo a creare un settore turistico più etico e socialmente responsabile.

Per maggiori informazioni: Interreg Italia-Slovenia

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