Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio

Il Giardino dei Tarocchi, situato sul versante meridionale della collina di Garavicchio a Capalbio, nella Maremma toscana, rappresenta una delle più significative e complesse realizzazioni di arte ambientale del secondo Novecento. Ideato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, il parco si estende su una superficie di circa due ettari e si configura come una vera e propria città d’arte in cui le sculture-case segnano le tappe di un percorso esoterico e spirituale (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Niki de Saint Phalle, “La Temperanza”, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio

La radice concettuale di questo imponente progetto risale al 1955, anno in cui Niki de Saint Phalle visitò il Park Güell di Antoni Gaudí a Barcellona. Quell’incontro segnò profondamente il suo percorso artistico, instillando in lei il desiderio di realizzare un proprio “Giardino della Gioia”, un microcosmo in cui l’architettura d’avanguardia potesse fondersi armoniosamente con gli elementi naturali. Questa ispirazione catalana si arricchì successivamente attraverso il confronto diretto con la tradizione storica italiana dei giardini manieristi, in particolare con il Sacro Bosco o Parco dei Mostri di Bomarzo e i complessi giochi d’acqua di Villa d’Este a Tivoli.

La fase operativa per la costruzione del giardino ebbe inizio nel 1979. La scelta del sito toscano fu determinata dall’incontro cruciale avvenuto nel 1974 a St. Moritz tra l’artista e la collezionista d’arte Marella Agnelli, moglie di Gianni Agnelli. Il dialogo sulle aspirazioni plastiche di Niki de Saint Phalle portò la famiglia Agnelli, insieme ai fratelli di lei, Carlo e Nicola Caracciolo, a mettere a disposizione un terreno di loro proprietà situato a Garavicchio.

Per preservare un’assoluta indipendenza intellettuale e operativa, Niki de Saint Phalle decise di non ricorrere a finanziamenti pubblici o a sponsorizzazioni esterne. L’intera opera, costata milioni di dollari nell’arco di quasi un ventennio di lavori, venne autofinanziata attraverso la creazione e la commercializzazione di una linea di profumo e di sculture in multipli firmate dall’artista. Questa autonomia finanziaria si rivelò fondamentale per garantire che l’evoluzione del parco rimanesse un’espressione pura e incontaminata della mitologia personale della scultrice, anche quando gravi attacchi di artrite reumatoide minacciarono la sua capacità fisica di operare direttamente sui modelli.

L’accesso del pubblico all’universo simbolico del Giardino dei Tarocchi è mediato da una struttura di soglia concepita dal celebre architetto svizzero Mario Botta. Botta ha progettato una lunga muraglia di recinzione in tufo locale, caratterizzata da un doppio muro parallelo e interrotta al centro da una sola grande apertura circolare protetta da una cancellata in ferro. Questa imponente barriera architettonica risponde a una precisa richiesta di Niki de Saint Phalle: istituire un confine netto e tangibile tra il mondo profano, dominato dalla razionalità quotidiana, e il regno onirico del parco.

Mario Botta, “Struttura di Soglia”

L’interno della muraglia, pavimentato in porfido, ospita i servizi di accoglienza e transito dei visitatori, integrando cabine in metallo e vetro che non alterano la solennità della pietra. Botta ha saputo interpretare la muraglia non come un elemento di esclusione ostile, bensì come una fortezza protettiva che, richiamando la struttura dei borghi medievali toscani, custodisce il tesoro artistico retrostante. Superata questa soglia, il visitatore si ritrova a percorrere una strada sterrata che sale verso la piazza centrale, subendo una progressiva transizione psicologica favorita dalla graduale apparizione delle prime monumentali figure policrome.

La realizzazione fisica delle ventidue monumentali sculture che popolano il Giardino dei Tarocchi ha richiesto un notevole sforzo ingegneristico, guidato dalla collaborazione artistica e tecnica tra Niki de Saint Phalle e il marito Jean Tinguely, esponente di spicco del Nouveau Réalisme e pioniere dell’arte cinetica. Tinguely ha coordinato la progettazione e la saldatura delle sofisticate armature metalliche che costituiscono la struttura portante di ogni singola scultura.

Il “tocco” di Jean Tinguely

Il protocollo costruttivo prevedeva la modellazione preliminare di maquettes in creta cruda da parte di Niki de Saint Phalle. Jean Tinguely e la sua équipe di saldatori traducevano queste forme plastiche su scala monumentale piegando e assemblando barre d’acciaio stabilizzato. Su questa gabbia metallica veniva tesa una fitta rete metallica protettiva, successivamente rivestita da strati successivi di spruzzatura di cemento ad alta resistenza, tecnica nota come beton proiettato.

L’aspetto finale e vibrante delle opere è frutto dell’applicazione sistematica di un rivestimento a mosaico composto da frammenti di specchio, vetri colorati di Murano e formelle ceramiche appositamente modellate e invetriate. La luce del sole della Maremma, rifrangendosi su queste superfici specchianti, produce un continuo dinamismo ottico che dissolve la pesantezza del cemento, integrando plasticamente i giganti artificiali nella fitta vegetazione di ulivi e macchia mediterranea.

Sotto il profilo estetico, il Giardino dei Tarocchi vive di una tensione dialettica costante tra la morbidezza volumetrica delle curve materne celebrate da Niki de Saint Phalle e l’estetica industriale di Jean Tinguely, caratterizzata da ferro grezzo, spigoli e meccanismi cinetici stridenti. Questa opposizione formale si risolve in una sintesi in cui la macchina non nega la vita organica, ma la sorregge e ne amplifica il senso drammatico e ludico.

La disposizione spaziale delle sculture non risponde a una rigida sequenza logica, rispecchiando l’essenza stessa del gioco dei Tarocchi, in cui il significato si genera attraverso accostamenti intuitivi e dinamici. Le strade del parco si diramano seguendo le curve del terreno, guidando il visitatore in una discesa psicologica e spirituale nei propri territori inconsci.

Queste due figure presidiano la grande piazza centrale, configurata come un anfiteatro naturale e circondata dalle sinuose panchine decorate da Pierre Marie Le Jeune. La Sacerdotessa si presenta come un colosso con una enorme bocca aperta, omaggio diretto all’Orco del Sacro Bosco di Bomarzo, da cui sgorga una cascata d’acqua che alimenta la vasca sottostante. Essa rappresenta il potenziale dell’irrazionale inconscio, la saggezza silenziosa e la visione intuitiva che non si ferma alla superficie della logica ordinaria. Al suo interno si trova una scultura realizzata dall’artista greca Marina Karella.

Sovrastante la Sacerdotessa si erge Il Mago, che Saint Phalle definiva la carta della creazione, del gioco cosmico e dell’intelligenza attiva. Gli interni del Mago sono decorati dagli affreschi del pittore scozzese Alan Davie, che arricchiscono la struttura di segni grafici ed energetici. Al centro della vasca sottostante, la scultura meccanica cinetica della Ruota della Fortuna, eseguita da Jean Tinguely, simboleggia l’incessante alternanza degli eventi umani e il moto astrale.

L’Imperatrice è l’opera più imponente del Giardino dei Tarocchi, una scultura abitabile a forma di grande sfinge. Per circa sette anni, questa struttura ha rappresentato sia l’atelier sia la dimora protettiva di Saint Phalle durante i lavori. Vivere al suo interno significava per l’artista immergersi totalmente nel “grembo della Grande Madre”, fondendo l’esperienza biologica quotidiana con l’atto creativo.

L’interno dell’Imperatrice è interamente rivestito da un mosaico di specchi che dilata lo spazio e riflette la luce naturale proveniente dalle aperture figurative della scultura. All’interno di questa struttura si trova anche l’arcano del Giudizio, raffigurato da un grande angelo che domina tre figure umane poste ai suoi piedi, a simboleggiare la rinascita interiore attraverso l’esame di coscienza e la compassione.

La Torre di Babele

Posto sul costone adiacente, L’Imperatore rappresenta il patriarcato, l’organizzazione razionale, il potere temporale e l’aggressività ordinatrice che ha donato all’umanità la scienza e la medicina, ma anche le armi e la guerra. Dietro questa complessa scultura si erge La Torre di Babele, un cilindro metallico progettato per illustrare il pericolo dell’orgoglio umano e il crollo delle sovrastrutture mentali troppo rigide.

Il Papa

Questa scultura era la preferita di Jean Tinguely, che ne saldò la struttura portante in solitudine utilizzando una tecnica filiforme estremamente leggera chiamata skinny. Il Papa presenta lineamenti decisi sormontati da elementi plastici tesi verso il cielo e si distingue per la presenza simbolica del terzo occhio, emblema della chiaroveggenza spirituale e della decodificazione dei misteri divini.

Nel 1997, per garantire la tutela e l’integrità futura del parco d’arte, Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi. La fondazione, riconosciuta ufficialmente dalla Regione Toscana nel 2002, ha il mandato esclusivo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere d’arte e della riserva naturale circostante. In conformità con le ultime volontà dell’artista, che si spense a San Diego il 21 maggio 2002, il complesso è stato dichiarato concluso e non può essere oggetto di ampliamenti o modifiche strutturali che ne alterino il disegno originario.

Il Giardino dei Tarocchi si configura come una sintesi monumentale del percorso artistico, psicologico e umano di Niki de Saint Phalle. Attraverso l’elaborazione di una forma plastica che fonde le istanze della scultura d’avanguardia con l’esoterismo alchemico dei Tarocchi, l’artista ha trasformato una collina della Maremma in un teatro della mente e dello spirito.

La Giustizia

Il successo della collaborazione con Jean Tinguely e con la comunità di artigiani locali dimostra come il giardino sia stato anche un laboratorio di coesione sociale e di intelligenza collettiva. Sotto il profilo conservativo, l’azione della Fondazione Il Giardino dei Tarocchi per la stagione 2026 prosegue nel solco tracciato dalle volontà testamentarie.

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