Tenuta di Castellaro a Lipari

Il progetto della Tenuta di Castellaro, avviato nel 2005 dalla famiglia bergamasca di Massimo Lentsch, in sinergia con l’artista e co-fondatore Luigi Radici, si pone come un modello di eccellenza e di recupero paesaggistico (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

La cantina della Tenuta di Castellaro, edificio di 2.000 mq progettato dallo studio d’architettura Dalpiaz + Giannetti Architekten di Amburgo

La comprensione delle dinamiche vitivinicole in territori estremi richiede un approccio multidisciplinare che integri la geologia, l’agronomia, l’ingegneria bioclimatica e l’economia dell’ospitalità d’élite. L’arcipelago eoliano, e in particolare l’isola di Lipari, rappresenta uno dei laboratori a cielo aperto più affascinanti per lo studio della viticoltura vulcanica ed eroica.

Attraverso il recupero di varietà autoctone quasi scomparse e l’implementazione di una cantina ipogea all’avanguardia, la Tenuta di Castellaro ha ridefinito il concetto di “artigianalità contemporanea”, dove la tecnologia avanzata non sovrasta la tradizione, ma ne garantisce la sostenibilità ecologica ed economica nel lungo periodo.

La viticoltura eroica è la coltivazione della vite in territori impervi, caratterizzati da condizioni estreme che impediscono la meccanizzazione e richiedono un lavoro quasi esclusivamente manuale. Questa pratica preserva paesaggi storici a rischio di abbandono e produce vini di grandissimo pregio e territorialità.

La combinazione di una matrice sabbiosa sciolta, l’esposizione costante ai venti marini e l’elevata insolazione definiscono un ambiente agronomico privo di compromessi, dove la pianta è costretta a sviluppare risposte fisiologiche estreme per sopravvivere e fruttificare.

La Tenuta di Castellaro, che ha sede in località Quattropani, il borgo più alto dell’isola di Lipari, opera principalmente su aree distinte per altitudine, esposizione e microclima, consentendo una differenziazione agronomica estremamente precisa e valorizzando le diverse sfumature del suolo vulcanico :

  • La Piana di Castellaro: Situata a un’altitudine di 350 metri sul livello del mare con un’esposizione prevalentemente rivolta a nord-ovest, questa piana si affaccia direttamente sulle isole di Alicudi, Filicudi e Salina.
  • Vigna Cappero: Localizzata in una posizione antitetica, a soli 80 metri sul livello del mare e orientata a sud-est, questa vigna di circa 7.000 metri quadrati si affaccia sull’isola di Vulcano ed è considerata un esempio emblematico di viticoltura eroica. Il microclima qui è decisamente più caldo, secco e intensamente battuto dal vento.
  • Il Progetto Etna (Vigna Feudo di Mezzo): Espandendo l’orizzonte della viticoltura vulcanica, la proprietà gestisce una vigna centenaria situata a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia sul versante nord dell’Etna.

Il mare esercita una duplice influenza agronomica sulle vigne di Lipari. Da un lato, il vento salmastro mitiga le temperature massime estive e asciuga la chioma delle viti, minimizzando lo sviluppo di patogeni fungini e consentendo una conduzione biologica rigorosa e priva di trattamenti sistemici. Dall’altro, l’aerosol marino deposita sulle bucce delle micro-particelle di sale che vengono poi trasferite nel mosto durante la pressatura, conferendo ai vini finiti una tipica e vibrante sapidità marina comunemente descritta come “trama salmastra”.

La scelta agronomica fondante della Tenuta di Castellaro risiede nell’adozione esclusiva del sistema di allevamento ad alberello per i suoi 22 ettari di vigneto situati a Lipari. Questa forma di potatura e gestione della chioma, introdotta storicamente dai Fenici e successivamente perfezionata in epoca romana, rappresenta una delle massime espressioni di adattamento della vite ad ambienti siccitosi e fortemente ventosi. Nel 2014, l’alberello è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, a testimonianza del suo immenso valore storico, antropologico e agricolo.

Il sesto d’impianto adottato è quello tradizionale a quinconce (la disposizione di cinque unità nel modo in cui è tipicamente raffigurato il numero cinque sulla faccia di un dado o su una carta da gioco), mantenendo una distanza di m 1,20 dalle piante circostanti. Questa specifica configurazione offre vantaggi ecofisiologici determinanti:

  • Esposizione radiativa tridimensionale: Ogni pianta gode di un’esposizione solare a 360 gradi, minimizzando le zone d’ombra reciproche e ottimizzando l’attività fotosintetica della chioma anche in presenza di densità d’impianto elevate.
  • Competizione radicale indotta: La densità d’impianto media è estremamente elevata, attestandosi su una media di 7.000 ceppi per ettaro, con punte che raggiungono i 9.000 ceppi. Questa elevata densità costringe gli apparati radicali a non espandersi lateralmente, bensì a sviluppare un sistema fittonante profondo
  • Resistenza meccanica e microclima della chioma: La struttura bassa e compatta dell’alberello riduce l’effetto vela, proteggendo i germogli e i grappoli dalle violente raffiche di vento tipiche dell’arcipelago eoliano. Inoltre, la chioma raccolta funge da ombreggiante naturale per il suolo.

Tutti i vigneti sono gestiti secondo i protocolli dell’agricoltura biologica certificata e vegana, escludendo l’uso di prodotti chimici di sintesi e favorendo la biodiversità spontanea del suolo, che include la coltivazione tradizionale di capperi e cucunci (i frutti del cappero). Questi ultimi condividono il medesimo ambiente vulcanico e salino delle vigne, integrando la produzione aziendale e preservando la secolare identità agricola dell’isola.

La cantina della Tenuta di Castellaro, progettata dallo studio d’architettura Dalpiaz + Giannetti Architekten di Amburgo (guidato dall’architetto Alessandro Dalpiaz), costituisce una pietra miliare della bioarchitettura applicata all’enologia.

La cantina ipogea di Castellaro

Costruita interamente sottoterra, la struttura è stata realizzata “in negativo”, procedendo dall’alto verso il basso attraverso uno scavo profondo nel substrato vulcanico, seguito dal getto delle strutture portanti e dal successivo reinterro. Questo approccio costruttivo ha permesso di raggiungere due obiettivi fondamentali: l’azzeramento dell’impatto visivo sul delicato paesaggio eoliano e l’integrazione termica totale con il sottosuolo.

La filosofia enologica della Tenuta di Castellaro si fonda sulla valorizzazione delle varietà autoctone delle Eolie, in primis il Corinto Nero e la Malvasia delle Lipari, coltivate e vinificate sia in purezza che in blend innovativi. La fermentazione avviene prevalentemente con lieviti indigeni, e l’uso del legno è limitato a contenitori usati e neutri per evitare di sovrastare l’impronta minerale del terroir.

  • Il Bianco Pomice rappresenta la trasposizione liquida dei pilastri di pomice bianca della cantina. Composto per il 60% da Malvasia delle Lipari e per il 40% da Carricante.
  • Il Nero Ossidiana prende il nome dalla celebre pietra vitrea vulcanica ed è un blend di Corinto Nero (90%) e Nero d’Avola (10%).
  • Il Corinto rappresenta la massima espressione del Corinto Nero vinificato in purezza. Storicamente utilizzato come uva da taglio o passito, questo antico vitigno introdotto dai Fenici trova qui una celebrazione monovarietale.
  • L’Eúxenos, Prodotto esclusivamente con uve Malvasia delle Lipari al 100%, rappresenta un ulteriore traguardo aziendale nella vinificazione in anfora.
  • La Malvasia delle Lipari Passito è l’emblema della viticoltura eroica di Vigna Cappero. Composta da Malvasia delle Lipari (95%) e Corinto Nero (5%), nasce da uve appassite naturalmente al sole sui graticci di legno per 15 giorni.
  • Il Bianco Porticello è dedicato a una delle spiagge bianche più note di Lipari ed è composto da Carricante (60%) e Moscato Bianco (40%).
  • Il Rosa Caolino è l’unico rosato dell’azienda, ottenuto da un blend di Corinto Nero e Nero d’Avola.
  • L’Ypsilon dove il nome è dovuto alla conformazione geografica dell’arcipelago delle Eolie, che disegna una “Y” adagiata sul mar Tirreno, è prodotto con un blend di Corinto Nero, Nero d’Avola e Alicante.
  • I vini della linea Marsili (il Marsili Bianco da uve Moscato Bianco al 100% e il Marsili Rosato da uve Pinot Nero in purezza) rappresentano spumanti rifermentati in bottiglia secondo il metodo ancestrale (pet-nat).

Il Castellaro Bistrot propone un’esperienza enogastronomica strettamente legata alla filosofia aziendale, valorizzando le materie prime locali e i prodotti dell’isola (come i capperi e i cucunci della tenuta) in un contesto raffinato ma coerente con l’architettura circostante.

Una visita alla Tenuta di Castellaro evidenzia come l’agricoltura di qualità in contesti geograficamente svantaggiati o “eroici” possa trasformarsi in un fattore di altissima competitività attraverso l’innovazione sostenibile e la valorizzazione culturale: sotto il profilo agronomico, sotto il profilo ingegneristico e sotto il profilo dell’ospitalità.

Giulia Lentsch, Tenuta di Castellaro, Lipari

Le Cave di Caolino all’interno della proprietà della Tenuta di Castellaro, è un progetto di bonifica e valorizzazione della zona che ha portato a trasformare le Cave in un parco geominerario aperto a tutti in cui si organizzano visite guidate ed eventi culturali.

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