Sulla penisola di Milazzo, che si protende come un istmo naturale nel Mar Tirreno meridionale verso l’arcipelago delle isole Eolie, in posizione sommitale e dominante rispetto al borgo antico e all’area portuale, sorge la Cittadella Fortificata, comunemente nota come “il Castello” (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

La frequentazione della rocca sommitale di Milazzo affonda le sue radici in epoca preistorica, favorita dalla posizione elevata e dalla presenza di rotte marittime commerciali attive. Le evidenze archeologiche emerse nella porzione settentrionale del complesso testimoniano la presenza di un nucleo insediativo neolitico e di una vasta necropoli ascrivibile all’età del bronzo medio, strettamente connessa alla cultura di Thapsos e alle successive fasi dell’Ausonio I e II. Lo sviluppo di queste comunità primitive fu notevolmente stimolato dai traffici marittimi della pomice e dei derivati dell’ossidiana di origine vulcanica eoliana, impiegati come schegge, lame e punte di freccia, i cui reperti sono oggi conservati presso l’Antiquarium cittadino.
Con l’avvento della colonizzazione greca, il sito assunse la fisionomia di un’acropoli a servizio della subcolonia calcidese di Mylae, dotata di un phrourion (avamposto fortificato) e di un emporion (scalo commerciale).
Durante l’epoca imperiale romana, la fortezza si consolidò come Oppidum Mylae, un attivo porto sul Tirreno le cui acque furono teatro di due celebri scontri navali: la battaglia di Milazzo del 260 a.C. e la battaglia di Nauloco del 36 a.C.. Da quest’ultimo evento bellico, che vide la vittoria di Ottaviano su Sesto Pompeo, deriva il motto civico impresso sullo stemma comunale: Aquila mari imposita – Sexto Pompeo superato.
Normanni, Svevi e Aragonesi
La fisionomia architettonica della La Cittadella Fortificata di Milazzo subì una radicale trasformazione a partire dall’XI secolo, con l’avvento dei Normanni e la successiva introduzione delle grandi cinte murarie difensive.












I primi documenti scritti relativi alla Cittadella Fortificata di Milazzo risalgono al periodo normanno (XI-XII secolo), epoca in cui gli Altavilla edificarono il primitivo dongione, noto come Torre Normanna. Nel corso del XV secolo la torre venne ridotta in altezza, quasi al livello delle mura di cinta federiciane, per adeguarla alle nuove armi da fuoco e renderla meno esposta ai colpi dell’artiglieria.
Sotto Federico II, la fortezza fu notevolmente potenziata. L’ingresso del primitivo nucleo svevo si caratterizza per un portale ogivale del XIII secolo di raffinata fattura, inserito successivamente nell’addizione muraria aragonese. La porzione monumentale interna conserva la Sala del Camino, anticamente adibita a Sala del Parlamento, caratterizzata da una serie di poderosi archi di gusto orientale, monofore e maestosi portali in pietra. Tra il 1266 e il 1282, la fortezza visse la parentesi angioina e le vicende dei Vespri siciliani, subendo assedi e tentativi di riconquista che ne misero alla prova l’efficacia difensiva.
Nel XIV secolo, la dinastia aragonese provvide a circondare il nucleo svevo della Cittadella Fortificata di Milazzo con una nuova cinta muraria intervallata da una serie di torrioni cilindrici protettivi, idonei a resistere all’impatto delle prime artiglierie. Il sesto di questi torrioni, collocato in posizione arretrata, definiva un percorso d’accesso strategicamente controllato per neutralizzare i tentativi di infiltrazione. All’interno della Corte si conserva una grande cisterna coperta munita di pozzo centrale, per garantire l’autonomia idrica della guarnigione.
La Cinta Spagnola e la Fortificazione Moderna
La definitiva transizione del castello in una moderna piazzaforte bastionata avvenne sotto la dominazione spagnola, tra il 1529 e il 1575, in risposta al crescente pericolo rappresentato dalle scorrerie ottomane e dall’introduzione della polvere da sparo su vasta scala.











La costruzione delle poderose mura spagnole, che si estendono da sud-ovest a nord-ovest della Cittadella Fortificata di Milazzo, fu diretta da illustri ingegneri militari, tra i quali spicca la figura del fiammingo Carlos de Grunenbergh, incaricato del ripristino delle fortificazioni delle principali piazze d’armi siciliane.
L’accesso alla cittadella era regolato da un complesso sistema di sicurezza, caratterizzato da un arco in arenaria che fungeva da varco per il ponte levatoio, originariamente protetto da un fossato oggi colmato.
Il Duomo Vecchio
All’interno della cerchia bastionata della Cittadella Fortificata di Milazzo sorsero nel corso dell’età moderna complessi religiosi e decorazioni simboliche di straordinario pregio artistico, espressione del connubio tra potere politico, militare ed ecclesiastico.
La costruzione del Duomo fu intrapresa nel 1608 su disegni dell’architetto fiorentino Camillo Camillani, allievo della scuola michelangiolesca, per sostituire l’antica chiesa di Santa Maria abbattuta per far posto alle mura spagnole. L’edificio sorse su una spianata precedentemente occupata da quattro templi minori e tre edifici civili, venendo intitolato a Santo Stefano Protomartire nel 1678.
Gli interni del Duomo ospitavano pregevoli opere marmoree e altari intarsiati: Abside della Madonna delle Grazie; Abside del S.S. Sacramento; Altare di Santo Stefano; Oratorio del S.S. Sacramento.











Ex Monastero delle Benedettine del Santissimo Salvatore
La costruzione dell’edificio conventuale fu avviata nel 1616 e si protrasse per circa un ventennio, occupando un’area caratterizzata da ampie cisterne sotterranee preesistenti. L’ingresso del monastero è difeso da un camminamento di ronda sorretto da mensole con interposte caditoie piombanti. Il complesso, restaurato e inaugurato nel 2012, vanta una spettacolare terrazza panoramica affacciata sulla suggestiva Baia del Tono.
Fase Penitenziaria della Cittadella Fortificata di Milazzo
Nel 1801 i magistrati civici abbandonarono la città murata per trasferirsi definitivamente nella città bassa, lasciando l’acropoli al degrado.
Durante il decennio napoleonico (1805-1815), Milazzo fu occupata dalle truppe britanniche, che ne fecero una piazzaforte strategica per impedire lo sbarco francese in Sicilia.







Nel 1825, il governo borbonico avviò la parziale riconversione delle strutture militari in istituti di pena, trasformando l’antico Bastione di Santa Maria in un bagno penale destinato ai lavori forzati. Il 20 luglio 1860, a seguito della storica battaglia di Milazzo guidata da Giuseppe Garibaldi, la fortezza divenne l’ultimo baluardo dell’esercito borbonico a cedere le armi nell’isola.
Nel 1880, lo Stato italiano istituì all’interno della Cittadella Fortificata di Milazzo il Carcere Giudiziario, destinazione d’uso che si protrasse fino al 1959 e che arrecò gravi danni all’integrità dei monumenti. Durante il primo conflitto mondiale, la cittadella fu utilizzata anche come campo di prigionia per i soldati nemici.
Polo Culturale e Scientifico Contemporaneo
Dopo la dismissione del carcere nel 1959, l’intera area della cittadella è stata dichiarata Monumento Nazionale, avviando un lungo percorso di restauri scientifici e di rinascita culturale gestito dall’amministrazione comunale. Le campagne di scavo e consolidamento condotte tra il 2008 e il 2010 hanno restituito al pubblico il Mastio normanno, le mura aragonesi e spagnole e i resti del tessuto urbano medievale.
L’istituzione contemporanea di maggiore rilievo all’interno della Cittadella Fortificata di Milazzo è il MuMa (Museo del Mare), fondato nel 2019 sotto la direzione del biologo Carmelo Isgrò e accreditato al Sistema Museale Nazionale del Ministero della Cultura nel febbraio del 2025. Il museo ha sede nel Bastione di Santa Maria, struttura che nel corso dei secoli ha ospitato la prima chiesa duomo di Milazzo (1527), un bastione militare della cinta spagnola e il bagno penale ottocentesco. Dell’antica architettura sacra sopravvive un imponente arco trionfale in pietra con decori classici.
Il fulcro scientifico ed emotivo del museo è rappresentato dallo scheletro di “Siso”, un giovane capodoglio maschio di circa 10 metri rimasto impigliato in una rete da pesca illegale al largo delle isole Eolie nel giugno del 2017.
Il museo partecipa attivamente al progetto di divulgazione Cassiopea nell’ambito del programma internazionale Sea Beyond, promosso da UNESCO-IOC e sostenuto dal Gruppo Prada.
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Oltre al Museo del Mare, la cittadella ospita una costellazione di esposizioni permanenti che valorizzano le tradizioni storiche del territorio :
Museo della Tonnara e del Mare: Focalizzato sulla ricostruzione storica della pesca del tonno e delle relative attività industriali marinare.
Museo delle Icone Russe: Preziosa collezione di arte sacra bizantina e ortodossa.
Museo delle Favole: Percorso narrativo e didattico dedicato alla letteratura per l’infanzia e alle leggende locali.
Durante la stagione estiva, la piazza d’armi della cittadella si trasforma nel “Teatro al Castello”, ospitando prestigiosi eventi culturali, spettacoli di prosa e concerti di richiamo nazionale inseriti nel ricco cartellone estivo, tra i quali spiccano le esibizioni di artisti come Massimo Ranieri, oltre alle proiezioni della dodicesima edizione del Milazzo Film Festival.
Per maggiori informazioni: Ministero della Cultura







