Apre il 1° aprile alla Fondazione Luigi Rovati la mostra Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Il panorama della storiografia archeologica moderna riconosce nella collezione di bronzi etruschi formata dal conte Galeotto Ridolfini Corazzi (1690–1769) un momento epocale per la transizione dell’etruscologia da passatempo erudito a disciplina scientifica di respiro europeo. Questa raccolta, originata nel cuore del Settecento cortonese, non rappresenta soltanto un accumulo di manufatti preziosi, ma incarna la parabola del collezionismo nobiliare toscano e la sua successiva proiezione verso le grandi istituzioni museali del Nord Europa.
La genesi della collezione Corazzi è indissociabile dal clima di fervore intellettuale che caratterizzò la città di Cortona durante la prima metà del XVIII secolo. In questo periodo, la piccola città toscana si trasformò in un centro di rilevanza internazionale grazie alla fondazione dell’Accademia Etrusca.
Il contesto storico: Cortona e l’erudizione settecentesca
L’Accademia divenne rapidamente un polo di attrazione per studiosi di tutta Europa, attratti dalla possibilità di discutere di antichità, storia e bellezza durante le celebri “Notti Coritane”, le sedute accademiche che si tenevano nei locali della città. Sebbene Galeotto Ridolfini Corazzi fosse un membro attivo dell’Accademia, la sua partecipazione a queste discussioni pubbliche era sporadica; egli preferiva dedicarsi alla cura del suo museo privato, venendo descritto dai contemporanei più come un collezionista raffinato e colto che come un teorico militante della materia.
Galeotto Corazzi accumulò la sua collezione sfruttando la ricchezza archeologica del territorio cortonese, in un’epoca in cui i rinvenimenti fortuiti erano frequenti e non ancora regolati da rigide leggi di tutela. La raccolta si focalizzò principalmente sui bronzi rinvenuti nell’agro cortonese, con una concentrazione significativa di reperti provenienti dall’area di Montecchio Vesponi e dalle zone limitrofe al Lago Trasimeno.
Struttura e composizione della Collezione Corazzi
La collezione di bronzi etruschi era organizzata secondo una gerarchia qualitativa e tipologica che rivela una precoce sensibilità museografica. Al momento della vendita al governo olandese nel 1826, i bronzi erano stati suddivisi in tre classi distinte, una catalogazione che permette di comprendere la vastità e l’importanza del nucleo originario.






Il cuore pulsante della collezione è costituito dai bronzetti votivi, realizzati con la tecnica della cera persa tra il VI e il II secolo a.C. Questi oggetti erano destinati ai santuari dell’area cortonese come ex voto, atti a stabilire un contatto materiale tra il devoto e il divino. La qualità tecnica di queste opere, prodotte da botteghe altamente specializzate, si manifesta nella precisione delle incisioni e nella cura dei dettagli anatomici e del panneggio.
Dinamiche di mercato e dispersione europea
Il 1826 segnò un momento di svolta drammatico per la collezione Corazzi e per il patrimonio archeologico di Cortona. In un’epoca caratterizzata da un vivace traffico antiquario internazionale, le collezioni private toscane erano diventate l’obiettivo primario dei grandi musei nazionali europei, che cercavano di arricchire le proprie sezioni classiche con reperti etruschi, visti allora come una testimonianza “primitiva” e misteriosa delle origini dell’arte.
L’acquisizione della collezione da parte del governo olandese fu orchestrata da Jean Emile Humbert, un agente e ufficiale olandese esperto di antichità, che agiva per conto di Caspar Reuvens, direttore del Rijksmuseum van Oudheden di Leida e primo professore universitario di archeologia al mondo. Reuvens aveva una visione scientifica pionieristica e desiderava trasformare il museo di Leida in un centro d’eccellenza per lo studio delle civiltà pre-romane.
Il trasferimento della collezione a Leida ebbe conseguenze durature. Se da un lato privò Cortona di un nucleo fondamentale del suo patrimonio materiale, dall’altro permise ai reperti di entrare nei circuiti della grande ricerca archeologica europea.
“A/R dei bronzi della Collezione Corazzi”
Dopo quasi due secoli di permanenza a Leida, una selezione significativa dei bronzi Corazzi è tornata temporaneamente in Italia grazie a un progetto di collaborazione internazionale tra il Comune di Cortona, l’Accademia Etrusca, il Rijksmuseum van Oudheden di Leida e la Fondazione Luigi Rovati di Milano.
Dal 1° aprile al 4 ottobre 2026, la collezione è ospitata negli spazi ipogei della Fondazione Luigi Rovati a Milano. Questa tappa ha approfondito il tema della “doppia vita” dell’oggetto archeologico: materiale e culturale. La mostra milanese ha messo in dialogo i bronzi con i libri storici che ne hanno tramandato l’immagine, offrendo al visitatore un’esperienza di conoscenza stratificata.
Particolarmente significativa è stata la scelta di esporre pezzi meno noti ma tecnicamente eccelsi, come la statuetta di un maiale di epoca ellenistica, che testimonia l’importanza dei sacrifici animali nella ritualità etrusca, e diverse figure di offerenti che mostrano l’eleganza del costume e degli ornamenti etruschi. La Fondazione ha inoltre implementato programmi di accessibilità avanzati, rendendo la mostra fruibile anche a persone con patologie neurodegenerative, trasformando il reperto antico in uno strumento di inclusione sociale e benessere.
La collezione Corazzi offre un caso di studio privilegiato per analizzare come il significato di un oggetto antico si trasformi a seconda del contesto in cui viene inserito. Inizialmente oggetto di devozione in un santuario, poi curiositas nel palazzo di un conte, successivamente pezzo di prestigio in un museo statale straniero e infine documento storico in una mostra temporanea, il bronzo etrusco non smette di produrre nuovi significati.
Il dialogo tra l’opera e il libro
Durante il XVIII secolo, la fama di un reperto non dipendeva solo dalla sua visione diretta nel museo privato del proprietario, ma dalla sua riproduzione in volumi di prestigio che circolavano nelle biblioteche d’Europa.






Accanto ai bronzi Corazzi è esposta una selezione di volumi che sottolinea il valore testimoniale delle pubblicazioni antiche per lo studio della storia delle opere d’arte e della storia del gusto: sono esposti, tra gli altri, una copia di Ad monumenta Etrusca operi Dempsteriano additae explanationes et conjecturae di Filippo Buonarroti (1723-1724), i Due ragionamenti del dottore Lodovico Coltellini agli Accademici Etruschi di Cortona sopra quattro superbi bronzi antichi […] di Lodovico Coltellini (1750) e il Museum Cortonense di Francesco Valesio, Antonio Francesco Gori, Ridolfino Venuti (1750).
L’Etruria come patrimonio condiviso
La collezione di bronzi di Galeotto Ridolfini Corazzi rappresenta una delle testimonianze più precoci e significative dello studio sistematico delle antichità etrusche. Sebbene la vendita del 1826 possa essere letta come una perdita per il patrimonio locale, essa ha trasformato questi oggetti in ambasciatori della cultura etrusca in Europa, alimentando una ricerca scientifica che ha superato i confini nazionali.
Il ritorno dei bronzi a Cortona e Milano nel 2025-2026 non costituisce solo una parentesi temporanea, ma segna l’avvio di una nuova forma di cooperazione internazionale basata sulla condivisione della conoscenza e sulla mobilità delle opere.
L’impatto di questa raccolta sulla moderna percezione dell’Etruria è inestimabile: essa ha fornito i primi modelli stilistici per lo studio della bronzistica, ha offerto testi fondamentali per la decifrazione linguistica e ha ispirato generazioni di collezionisti e museologi. La lezione che emerge dall’odissea dei bronzi Corazzi è che la protezione del patrimonio non consiste solo nel possesso fisico, ma nella continua riattivazione della sua memoria attraverso lo studio, la pubblicazione e il dialogo tra le istituzioni.




Il progetto espositivo, ospitato al Piano Ipogeo del Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati dal 1° aprile al 4 ottobre 2026, riprende e sviluppa il percorso avviato al MAEC di Cortona, concentrandosi sui reperti etruschi della collezione Corazzi e approfondendo il ruolo del collezionismo privato nella costruzione del patrimonio culturale, tra dimensione locale ed europea. La relazione tra la collezione Corazzi e l’esposizione permanente della Fondazione mostra come le raccolte private possano divenire strumenti di conoscenza condivisa, dai nuclei dei primi musei pubblici alle attuali forme di integrazione tra musei pubblici e privati.
GLI ETRUSCHI E L’OLANDA
A/R dei bronzi Corazzi
1° aprile – 4 ottobre 2026
Fondazione Luigi Rovati ETS
Corso Venezia 52, Milano
Per maggiori informazioni: Fondazione Luigi Rovati







