Anselm Kiefer tra Mito, Storia e Alchimia

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Anselm Kiefer, tra le figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, rende omaggio alle alchimiste con un nuovo ciclo pittorico concepito appositamente per Palazzo Reale a Milano (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Panoramica della mostra con un intenso scambio tra Anselm Kiefer e la curatrice Gabriella Belli.

L’opera di Anselm Kiefer si configura come un vasto ecosistema intellettuale e materico in cui la storia non è intesa come una sequenza lineare di eventi, ma come un materiale plastico, paragonabile al paesaggio o al colore stesso. Nato nel 1945, nelle ultime settimane del secondo conflitto mondiale, Kiefer appartiene a quella prima generazione di artisti tedeschi che hanno dovuto affrontare direttamente l’eredità traumatica del Terzo Reich e dell’Olocausto. Sebbene la sua estetica sia spesso caratterizzata da una monumentalità austera e da un uso di materiali pesanti come il piombo e il cemento, la figura femminile emerge come l’asse portante di una ricerca volta a restituire voce e presenza a ciò che è stato cancellato dall’oblio o dalla violenza della narrazione patriarcale.

Attraverso i decenni, la poetica di Kiefer ha subito una metamorfosi che ha visto il principio femminile evolversi da simbolo di una tragedia nazionale (Margarete e Sulamith) a forza cosmogonica e archetipica (Lilith e la Shekinah), fino a diventare un monumento corale alle donne della storia antica, della rivoluzione e della regalità francese. Questo rapporto con il femminile non è mai meramente iconografico o ritrattistico; le donne di Kiefer sono entità assenti-presenti, spesso rappresentate attraverso abiti vuoti, nomi iscritti sulla tela o oggetti simbolici che ne sostituiscono il volto, sottolineando la loro natura di “vasi” di memoria e conoscenza.

I 42 teleri, dedicati a quelle donne che attraverso l’alchimia hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna, dialogano con l’architettura della Sala delle Cariatidi, dove l’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943 ha gravemente danneggiato, quasi cancellandoli, proprio i corpi delle 40 sculture delle donne di Caria (le Cariatidi) che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente. Di questi teleri, 8 sono allestiti nella Sala del Piccolo Lucernario, attigua a quella delle Cariatidi.

Concepiti come un’opera unica profondamente simbolica, i grandi dipinti intrecciano temi centrali nel lavoro dell’artista: mito, storia, memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione. La pittura diventa linguaggio alchemico: ogni quadro si offre come atto di resurrezione con un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura. Kiefer invita così il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente, quasi iniziatico.

L’intero corpus di Kiefer può essere letto attraverso la lente dell’alchimia, dove ogni materiale assegnato ai soggetti femminili ha una specifica valenza spirituale e fisica.

L’artista sottopone questi materiali a processi estremi: bagni d’acido, fiamma ossidrica, elettrolisi o esposizione agli agenti atmosferici per anni. Questo “maltrattamento” della materia riflette la violenza subita dalle donne nella storia, ma anche la loro capacità di resistere e trasformarsi.

Anselm Kiefer, “Dorothea Juliana Wallich” 2025

L’oro, per Kiefer, rappresenta lo stadio finale della trasmutazione alchemica (Rubedo), la conquista di una luce che emerge dall’oscurità del piombo. Queste opere, pur cariche del peso della storia, mostrano un approccio più “gioioso” e ammirato, dove la figura femminile non è più solo martire ma detentrice di una regalità immortale.

Tra le Alchimiste un ruolo centrale, anche alla luce dello speciale legame con la città, occupa Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, dove visse la sua giovinezza, scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto contenente più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Accanto a Caterina anche Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Kleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica; Cristina di Svezia, figlia di Gustavo II Adolfo Vasa e di Maria Eleonora di Brandeburgo, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo; Margaret Cavendish, una delle pochissime filosofe del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood, figura chiave della ricezione “spirituale” dell’alchimia nell’Ottocento inglese; Perenelle Flamel, ricca benefattrice, collaboratrice e moglie dell’alchimista Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte nella Germania riformata condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie ritenute scellerate e tracotanti; Sophie Brahe, figura-ponte tra cultura cortigiana e laboratorio.

Interpretando il pensiero alchemico come un percorso di passione, morte e rigenerazione — in cui la materia, come lo spirito, attraversa la distruzione per rinascere in una nuova forma — Kiefer riesce a ridare voce, corpo e autorità a un sapere femminile a lungo rimosso, sottraendo le alchimiste a secoli di damnatio memoriae e riconoscendo nel loro operare una profonda affinità con il proprio processo creativo.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e con il sostegno dei Main Sponsor Unipol e Banca Ifis, l’esposizione è curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, ed è allestita nella Sala delle Cariatidi dal 7 febbraio fino al 27 settembre 2026.

Per maggiori informazioni: Palazzo Reale, Milano

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