La mostra Escher. Tra arte e scienza, al MUDEC di Milano dal 25 settembre all’8 febbraio 2026, riporta a Milano dopo dieci anni di assenza uno degli artisti più affascinanti e riconoscibili del Novecento, Maurits Cornelis Escher (Olanda, 1898-1972) (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Maurits Cornelis Escher (1898–1972) ha sviluppato un linguaggio visivo singolare, capace di rappresentare il mondo e l’ignoto in modi del tutto originali. Il suo lavoro non si è basato primariamente sull’estetica convenzionale, ma sulla fusione di immaginazione e rigore matematico. Egli ha saputo creare un’arte che, pur apparendo formalmente perfetta e ineccepibile dal punto di vista geometrico, conduce a effetti visivi totalmente illogici o paradossali, come le figure impossibili e i mondi impossibili che popolano le sue stampe.
L’artista ha trovato la sua vocazione esplorando discipline scientifiche come la cristallografia e la matematica, spesso stimolato da discussioni con scienziati e dalla sua stessa osservazione meticolosa della realtà circostante. In questo senso, la sua traiettoria professionale rappresenta una sinergia unica dove l’osservazione artistica—in particolare l’incontro con l’arte islamica—ha agito da catalizzatore per un’autoformazione scientifica intensiva. Questo percorso ha permesso a Escher di visualizzare concetti astratti precedentemente confinati alla pura matematica. Per l’artista, l’arte non era solo espressione, ma un vero e proprio laboratorio applicato per i principi geometrici, un processo che inverte il flusso tradizionale in cui la matematica si limita a informare l’arte, facendola diventare, invece, il motore della sua evoluzione stilistica.
Escher e il Ruolo della Geometria
Il progetto centrale di Escher è sempre stato l’esplorazione dei limiti della percezione umana e della realtà. Le sue opere, che spaziano dalla galleria di stampe ai mosaici figurativi, espongono l’aspetto dualista del nostro mondo: la mente e il corpo, la realtà e la finzione, il bene e il male. La sua arte suggerisce che la realtà sia, in fondo, una questione di prospettiva.






La capacità di raffigurare l’infinito attraverso una trasformazione rigorosa è stata gettata attraverso il suo studio approfondito dei motivi geometrici islamici, in particolare la loro applicazione nella divisione regolare del piano. Questo metodo rigoroso gli ha fornito gli strumenti per superare le limitazioni del piano euclideo e avventurarsi nelle complessità delle geometrie non convenzionali.
L’Impronta Moresca
Il momento catalitico che ha rivoluzionato la carriera di Escher e definito la sua successiva traiettoria artistica e scientifica fu la sua visita iniziale all’Alhambra di Granada, in Spagna, nel 1922.
Gli Arabi sono universalmente riconosciuti come i più grandi maestri nell’arte dell’ornamento geometrico e una delle loro caratteristiche distintive è la trasformazione delle superfici attraverso decorazioni, rendendole più significative dal punto di vista architettonico.









Il concetto chiave che affascinò Escher fu la tassellatura, definita come la divisione regolare del piano: un insieme di forme chiuse che ricoprono completamente il piano senza sovrapporsi e senza lasciare spazi vuoti. Le tassellature regolari utilizzano solo triangoli equilateri, quadrati ed esagoni, ma le tassellature irregolari moresche, come quelle dell’Alhambra, possono essere realizzate con quasi ogni tipo di forma geometrica, purché si ripetano periodicamente.
Dall’Astrazione Geometrica alla Figurazione Biomorfa
La divergenza fondamentale tra l’arte moresca e quella di Escher risiede nel soggetto del tassello. Mentre l’arte islamica si attiene a forme puramente geometriche (come triangoli, quadrati, esagoni o piastrelle irregolari ma astratte) , Escher compì un salto concettuale, sostituendo la tessera astratta con figure organiche e riconoscibili, come rettili, cavalieri o uccelli, che si incastrano perfettamente.






Escher infuse un significato filosofico diverso nell’eternità suggerita dalla ripetizione. Mentre i motivi geometrici islamici riflettono l’unità divina (Tawhid), le figure di Escher spesso incarnano forze opposte (realtà e finzione, bene e male) , trasformando la tecnica Moresca, dalle sue origini spirituali, in uno strumento di indagine esistenziale e scientifica del Novecento.
Oltre Euclide
Il piano euclideo rappresentato su un foglio finito può mostrare solo un “frammento” dell’universo di figure, come Escher stesso riconobbe. Per superare questa limitazione e rappresentare l’infinito all’interno di un confine finito, Escher si spinse oltre la geometria euclidea, cercando nuovi strumenti matematici.
Le sue opere non si limitarono alle tassellature, ma si estesero alle figure impossibili (come il triangolo di Penrose) e alle prospettive ingannevoli, dimostrando come l’arte possa fungere da ponte tra la realtà fisica e l’immaginazione pura.
Il ruolo cruciale in questa fase fu giocato dal matematico canadese H.S.M. Coxeter. Nel 1958, Coxeter inviò a Escher una ristampa di un suo lavoro che includeva una tassellazione del piano iperbolico utilizzando il modello del disco di Poincaré.







Escher fu in grado di ricostruire gli archi circolari della figura di Coxeter e li applicò per generare la sua serie Circle Limit. Queste opere rappresentano una proiezione euclidea della geometria iperbolica, basata sui lavori del matematico italiano Eugenio Beltrami e sul modello di Poincaré.
Escher divenne così uno dei pochissimi artisti ad aver utilizzato coscientemente tutte e tre le geometrie classiche (Euclidea, Sferica e Iperbolica) , elevando l’influenza moresca da un principio decorativo a un modello strutturale per l’intera geometria concettuale.
Impatto dell’opera di Escher
L’eredità di Escher supera i confini dell’arte grafica. Ha avuto un impatto significativo sulla cristallografia, offrendo un glossario visivo dei 17 gruppi cristallografici piani, e sul design, fornendo ispirazione per la generazione procedurale di pattern in grafica computerizzata e per i giochi di prospettiva in architettura. L’artista ha lasciato un modello di creatività in cui la rigorosità scientifica e la fantasia estetica sono indissolubilmente legate, una testimonianza di come l’arte può ampliare il nostro sguardo sull’universo.
Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura con il supporto di Turisanda1924 – esclusivo brand di viaggi parte di Alpitour World – e con il patrocinio dell’Ambasciata e Consolato Generale dei Paesi Bassi in Italia, l’esposizione è in collaborazione con il Kunstmuseum Den Haag ed è resa possibile grazie a Fondazione M.C. Escher.
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M.C. Escher. Tra arte e scienza
In collaborazione con Kunstmuseum Den Haag
Concept: Judith Kadee (Kunstmuseum Den Haag)
A cura di Claudio Bartocci, Paolo Branca, Claudio Salsi
Con il supporto di Fondazione M.C. Escher
Mudec, Milano
dal 25 settembre 2025 all’8 febbraio 2026
Per maggiori informazioni: Mudec – Museo delle Culture







