Leonora Carrington

A cura di Tere Arcq e Carlos Martín, con oltre 60 opere, Palazzo Reale a Milano dedica un’importante retrospettiva a Leonora Carrington, una delle figure più singolari e visionarie del Novecento. Attraverso un articolato percorso tra dipinti, disegni, fotografie e materiali d’archivio, la mostra esplora l’intero arco della vita creativa dell’artista, dalle origini in Europa fino al radicamento in Messico, sua seconda patria, cercando di restituirle lo spazio che merita all’interno della storia dell’arte moderna e contemporanea (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Leonora Carrington, Grandmother Moorhead’s Aromatic Kitchen, 1974

Artista britannica naturalizzata messicana, Leonora Carrington è stata pittrice, romanziera e scultrice, nonché una delle ultime sopravvissute del movimento surrealista originale degli anni ’30. Il suo lavoro si distingue per la fusione unica e profondamente personale di dettagli autobiografici con un lessico privato e auto-sviluppato di simbolismo mitico e tradizioni esoteriche. Il percorso artistico di Carrington ha superato i confini di un singolo movimento, incorporando con fluidità elementi di realismo magico e aprendo la strada al pensiero ecocritico e femminista molto prima che questi diventassero temi centrali nella storia dell’arte.

L’essenza dell’arte di Carrington (Lancashire, 1917 – Città del Messico, 2011) è la sua costante e provocatoria reinterpretazione della realtà da una prospettiva unicamente femminile.

Il suo contributo centrale e più duraturo alla storia dell’arte internazionale è il suo atto rivoluzionario di sovvertire i principi patriarcali del movimento surrealista. Piuttosto che fungere da musa, ha trasformato le sue esperienze in un linguaggio artistico di empowerment e autonomia.

Formazione di una ribelle

La sua intera carriera artistica può essere intesa come un atto di ribellione continuo, che ha comportato la fuga in Francia e il rifiuto delle norme sociali della sua classe, chiaramente codificati nel simbolismo delle sue opere successive, che a loro volta sarebbero diventate un linguaggio visivo di anticonformismo che sfidava il mondo dell’arte dominato dagli uomini.

Max Ernst, Spanish Phisician, 1940

A Firenze per studio nei primi anni ’30, nel 1936, a Londra rimase affascinata dall’opera di Max Ernst che incontrò l’anno successivo per seguirlo a Parigi, dove fu introdotta nella più ampia cerchia surrealista, che comprendeva André Breton, Salvador Dalí e Pablo Picasso.

L’interludio parigino e il trauma

Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, la detenzione di Ernst – cittadino tedesco, imprigionato due volte come “nemico straniero” – ebbe un effetto devastante su Carrington, causandole un grave esaurimento nervoso e il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico a Santander, in Spagna, in seguito raccontato nella sua autobiografia, Down Below.

Il processo di scrittura e creazione era per lei un modo per infondere un significato simbolico alle sue strazianti esperienze e compiere un’iniziazione simbolica al “meraviglioso surrealista”.

Nel 1941, dopo la fuga dal manicomio spagnolo, Carrington visse per un breve periodo a New York, dove contrasse un matrimonio di convenienza con il diplomatico e poeta messicano Renato Leduce e nel 1942 si trasferì a Città del Messico, dove restò fino alla scomparsa, nel 2011.

In Messico, Carrington strinse amicizie e collaborazioni artistiche fondamentali con una comunità di emigrati europei che condividevano la sua visione, in particolare l’artista surrealista di origine spagnola Remedios Varo e la fotografa ungherese Kati Horna.

Una sorellanza di streghe

La dinamica collaborativa di questo trio era una sovversione intenzionale nei confronti del gruppo surrealista dominato dagli uomini che avevano conosciuto a Parigi.

Le artiste hanno sfruttato il loro status di emarginate “privilegiate e marginalizzate” per sperimentare liberamente, trasformando la sfera domestica, spesso ignorata dagli artisti maschi, nella fonte stessa della loro arte più radicale. Per loro, la cucina non era uno spazio dedicato alle faccende domestiche, ma un regno magico per la “trasformazione alchemica” e un contributo fondamentale sia al surrealismo che alla storia dell’arte femminista.

In Messico, l’arte di Carrington assorbì una nuova e ricca fonte di ispirazione. Infuse nelle sue opere le storie popolari messicane, la mitologia precolombiana e il senso intrinseco di “realismo magico” del Paese.

L’approccio artistico della Carrington si discostava nettamente dall’“automatismo psichico” psicoanalitico influenzato da Freud che occupava molti dei suoi contemporanei surrealisti maschi. Trovava Freud poco interessante e creò invece un linguaggio simbolico altamente strutturato, radicato in una vasta gamma di tradizioni esoteriche e pratiche occulte. Il suo lavoro attingeva dal folklore irlandese, dalla mitologia celtica, dall’alchimia, dalla stregoneria, dalla magia, dall’astrologia, dalla Kabbalah, dai tarocchi e dal buddismo tibetano. Questo rende la sua arte una forma di “arte oggettiva”, in cui l’artista trasmette intenzionalmente sentimenti e idee che vengono recepiti dallo spettatore in base al proprio livello di comprensione.

Oltre il subconscio

I suoi dipinti sono spesso caratterizzati da una tavolozza di colori vivaci e brillanti che conferisce alle sue composizioni una “luminosità ultraterrena”.

André Breton era affascinato dall’idea freudiana della psiche femminile come forza mistica e sfrenata, e molte artiste, tra cui Carrington (vedi anche la vicenda artistica ed esistenziale di Meret Oppenheim), erano inizialmente considerate come “femme enfant” o muse degli artisti maschi, presentando lei, invece, la propria sessualità così come la viveva, piuttosto che come oggetto teorico del desiderio maschile.

Il domestico come divino

A differenza dei suoi contemporanei maschi, che spesso trascuravano o esotizzavano questi spazi, lei si concentrava sulla casa, e in particolare sulla cucina, non come uno spazio di fatica domestica, ma come un “regno magico” dove “le donne potevano compiere atti di trasformazione alchemica”.

Trascurata nella sua nativa Gran Bretagna, (la Tate Gallery possiede solo due dei suoi disegni a penna e inchiostro), si è costruita una solida reputazione internazionale in Messico e Nord America, ricevendo recensioni positive dalla stampa e commissioni.

Il suo lavoro non è più visto come una nota a margine del surrealismo maschile, ma come un “luogo produttivo per indagini femministe” su questioni contemporanee.

Il titolo del suo libro, The Milk of Dreams, ha marcato il percorso della Biennale di Venezia del 2022.

Il suo lavoro, incentrato su “questioni ecocritiche” e “diritti degli animali”, risuona profondamente nel pubblico moderno.

La sua arte è un portale che invita i creatori contemporanei a scavare nell’“archeologia” della propria immaginazione e a sfidare i modi tradizionali, dominati dagli uomini, di comprendere e produrre arte.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre, Civita Mostre e Musei ed Electa, e realizzata grazie al Gruppo Unipol, main partner, e a Pirola Pennuto Zei & Associati, premium partner, l’iniziativa rientra nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

Leonora Carrington
A cura di Tere Arcq e Carlos Martín
Palazzo Reale
Milano, dal 20 settembre 2025 all’ 11 gennaio 2026.

Per maggiori informazioni: Palazzo Reale-Milano

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