Art Déco. Il trionfo della modernità

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Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, ha aperto a Milano la mostra Art Déco. Il trionfo della modernità, in programma a Palazzo Reale dal 27 febbraio al 29 giugno 2025 e curata da Valerio Terraroli (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Sintesi della presentazione e panoramica della mostra

Art Déco prende il nome dall’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne, tenutasi a Parigi nel 1925, che sancì l’emergere di un nuovo gusto estetico. Questa corrente si affermò rapidamente nel primo dopoguerra, rispecchiando il desiderio di rottura con gli eccessi ornamentali dell’Art Nouveau e l’esigenza di esprimere modernità, funzionalità e un nuovo spirito industriale.

La mostra Art Déco. Il trionfo della modernità ha l’obiettivo di approfondire la genesi, lo sviluppo e la rapida fine dell’Art Déco. Se infatti in Francia e in Italia l’Art Déco durerà effettivamente solo un decennio, questo fenomeno stilistico avrà però modo di riverberarsi nel resto del mondo ancora per tutti gli anni Trenta.

Lo spirito dell’alta società tra le due guerre mondiali del Novecento (1918-1939) fu caratterizzato da un mix di ottimismo, desiderio di rinascita, edonismo e, al contempo, da una crescente consapevolezza delle tensioni sociali e politiche che avrebbero portato al secondo conflitto mondiale. Questo periodo, noto come “anni ruggenti” (Roaring Twenties) negli Stati Uniti e in parte in Europa, fu segnato da una serie di tendenze culturali, sociali e artistiche che riflettevano il clima dell’epoca.

Per l’alta società, il periodo tra le due guerre del Novecento fu un periodo di grande trasformazione, caratterizzato da un’atmosfera di ottimismo, lusso e modernità, ma anche da profonde contraddizioni.

In seguito alle devastazioni della Grande Guerra, il pensiero freudiano contribuì a mettere in luce la complessità dell’animo umano. La psicanalisi favorì una crescente attenzione alla dimensione psicologica individuale, incoraggiando una sorta di “autoanalisi” che si rifletteva nei comportamenti e nelle relazioni sociali.

Modernità e rottura con il passato

L’epoca interbellica fu caratterizzata da una spinta verso il rinnovamento culturale, dove l’introspezione e la scoperta di sé divennero tematiche centrali.

La psicoanalisi contribuì a una visione più complessa e frammentata dell’identità umana, che si riflettè nella letteratura e nell’arte.

Attraverso la ricerca di nuove forme narrative e artistiche, autori come Italo Svevo, Robert Musil e James Joyce contribuirono a definire un’epoca in cui la scoperta del mondo interiore e la rappresentazione della complessità dell’essere divennero tematiche centrali, lasciando un’impronta indelebile sulla cultura del Novecento.

Nuove tecniche narrative

Joyce e Svevo sperimentarono con tecniche narrative innovative (flusso di coscienza, monologo interiore) per rappresentare la mente umana in modo più autentico.

Italo Svevo utilizzava il monologo interiore e l’introspezione per esplorare i conflitti interiori del suo personaggio, riflettendo l’interesse per l’inconscio e per le dinamiche psichiche.

Robert Musil esplorava la crisi dell’individuo e della società nel periodo tra le due guerre e rifletteva sulla frammentazione dell’io e sulla difficoltà di trovare un’identità stabile in un mondo in rapido cambiamento.

In “L’uomo senza qualità”, lo scrittore austriaco analizzava la crisi dell’identità e la frammentazione della coscienza, riflettendo la crescente consapevolezza della complessità della psiche umana.

James Joyce utilizzava il flusso di coscienza (stream of consciousness) per rappresentare i pensieri e le emozioni dei personaggi in modo non lineare e frammentato, coerentemente con il funzionamento della mente umana, profondamente influenzato dalle teorie freudiane sull’inconscio e sul libero fluire dei pensieri.

L’interesse per l’inconscio e per le emozioni represse si manifestò nell’uso di simbolismi e di immagini oniriche nell’arte e nel design.

F. Scott Fitzgerald, con il suo romanzo “Il Grande Gatsby”, catturarava l’essenza di questo periodo, descrivendo la ricchezza, l’edonismo e le contraddizioni dell’alta società.

L’élite si abbandonava infatti a uno stile di vita edonistico, fatto di feste sontuose, viaggi esotici e consumo di beni di lusso. Francis Scott e Zelda Fitzgerald divennero icone di questo spirito, con il loro stile di vita sfrenato, i loro feroci battibecchi in pubblico e la partecipazione alla vita mondana.

Il movimento Art Déco, con la sua predilezione per le geometrie, le linee pulite e l’uso di materiali pregiati, si integrò perfettamente con lo spirito dell’epoca, contribuendo a definire un’estetica che era al contempo tradizionale e all’avanguardia. Anche il Jazz, simbolo di modernità e libertà, permeò le serate mondane, creando un’atmosfera di sofisticata disinvoltura.

L’Estetica Art Déco e l’Influenza Psicanalitica

Gli anni del dopoguerra, noti come “i ruggenti anni venti”, furono un’era di grande effervescenza culturale. Il jazz, con il suo ritmo vivace e innovativo, le sue danze sfrenate, costituiva la colonna sonora del periodo.

L’interesse per l’inconscio e per le emozioni represse si manifestò nell’uso di simbolismi e di immagini oniriche nell’arte e nel design.

Noto per le sue linee geometriche e la simmetria, l’Art Déco incorporò anche elementi simbolici e forme che richiamavano l’inconscio e il mondo onirico, influenzati dalle teorie di Sigmund Freud. Con le sue forme equilibrate, i materiali pregiati e i colori vivaci, divenne lo stile dominante, riflettendo il gusto per il lusso e la modernità.

L’utilizzo di materiali pregiati come l’avorio, il marmo, il cromo e il vetro, uniti a un’estetica che celebrava il lusso e l’eleganza, erano emblematici di questo stile.

Il tutto può essere interpretato anche come una manifestazione dell’esigenza di controllare e ordinare l’energia psicologica, trasformando il tumulto dell’inconscio in bellezza tangibile e ordinata.

La mostra Art Déco. Il trionfo della modernità presenta al pubblico circa 250 opere: dai vetri alle porcellane alle maioliche ai centro tavola, dalle opere d’arte stricto sensu come dipinti, sculture, oggetti d’arredo, tessuti fino ad abiti haute couture, accessori, alta oreficeria, ma anche vetrate e mosaici che rimandano agli ambienti lussuosi di hotel, stazioni e mezzi di trasporto di lusso, come aerei e transatlantici.

L’alta società mecenate delle arti

L’Art Déco si rifaceva a movimenti precedenti come l’Art Nouveau, ma si distinse per le sue forme geometriche, linee pulite e simmetria. Inoltre, fu influenzato da movimenti d’avanguardia come il Cubismo, il Futurismo e il Costruttivismo e fu ispirato da elementi esotici e non occidentali, come l’arte africana, egizia e mesoamericana. La scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922 esercitò forti suggestioni.

Infatti, l’Art Déco attinse da culture lontane e misteriose (come l’arte egizia o africana), creando un’atmosfera che evocava l’ignoto e l’inconscio, temi cari alla psicoanalisi.

Il mondo si inebriava con la nozione di nuovi materiali come l’acciaio inossidabile, il vetro e il cemento armato e di nuove tecnologie: l’automobile, l’aereo, i grattacieli e la radio, invenzioni che celebravano la velocità e la modernità.

Il gusto déco connota particolari ambienti non solo di uso privato, ma caratterizza lo stile di ambienti ad uso collettivo, come le stazioni ferroviarie, i teatri, le sale cinematografiche e moltissimi palazzi pubblici.

Inconsapevolmente, il connubio ternario progettista-artigiano/imprenditore-comittente, protagonista della produzione di oggetti di incontestabile bellezza, metteva le basi per la nascita dell’industrial design in Europa e, soprattutto, in Italia, dove ancora oggi è un elemento di orgoglio, nonché un fattore importante nell’aggregato economico nazionale.

Innovazione ed eleganza

Dalla Francia, l’Art Déco si diffuse rapidamente in tutta Europa e negli Stati Uniti, influenzando l’architettura di grattacieli, il design di interni, la moda, la grafica e le arti decorative.

Balli, feste, jazz club e locali notturni divennero simboli di quest’epoca. Il charleston e il foxtrot erano balli popolari, mentre il jazz, proveniente dagli Stati Uniti, conquistò l’Europa, diventando la colonna sonora di un’epoca.

L’Art Déco, la moda, la letteratura e il cinema rifletterono il gusto e lo stile di vita dell’élite sociale.

Le teorie di Sigmund Freud e lo sviluppo della psicoanalisi ebbero un impatto profondo sulla cultura, sull’arte e sulla letteratura nel periodo tra le due guerre (1918-1939). Queste influenze si rifletterono non solo nello stile di vita e nelle tendenze artistiche come l’Art Déco, ma anche nella letteratura, con autori come Italo Svevo, Robert Musil e James Joyce, che esplorarono le profondità della psiche umana.

L’alta società e gli intellettuali iniziarono a guardare alla psiche umana con maggiore interesse.

Emancipazione femminile

Freud sottolineò l’importanza della sessualità nella psiche umana, contribuendo a una maggiore apertura verso temi tabù. Questo si riflesse nello stile di vita più libero e edonistico degli anni ’20 e ’30.

La psicoanalisi incoraggiò un’attenzione verso l’introspezione e l’analisi interiore, che divenne un tema centrale nella cultura dell’epoca.

Le teorie di Freud sulla sessualità e sull’importanza delle pulsioni primarie contribuirono a una maggiore apertura nei confronti di temi precedentemente tabù.

Ciò portò a una maggiore libertà di espressione e a una rottura delle convenzioni sociali, specialmente nell’alta società.

Il catalogo della mostra Art Déco. Il trionfo della modernità, edito da 24 ORE Cultura, è disponibile presso il bookshop della mostra, in tutte le librerie e online. 

Le donne acquisirono maggiore indipendenza, sia economica che sociale. Abbandonarono i corsetti e adottarono abiti più corti e pratici, come i flapper dress, simbolo di emancipazione. Le “flappers”, con i loro capelli corti, gli abiti corti e il comportamento audace, sfidarono le convenzioni sociali e simboleggiarono la nuova era.

Artisti e scrittori come F. Scott Fitzgerald, con il suo romanzo “Il Grande Gatsby”, catturarono l’essenza di questo periodo, descrivendo la ricchezza, l’edonismo e le contraddizioni dell’alta società.

L’arte e il design dell’epoca spesso includevano rappresentazioni sensuali e ambigue, riflettendo l’interesse per la sessualità e le pulsioni umane.

Fine di un’epoca

La Crisi del ’29 gettò un’ombra cupa sull’ottimismo degli anni ’20, rivelando la fragilità del sistema economico. La Grande Depressione colpì duramente l’economia mondiale, creando disuguaglianze e malcontento. In Europa, l’ascesa dei totalitarismi (fascismo, nazismo) iniziò a minacciare l’equilibrio internazionale. Crescenti tensioni politiche, nel giro di un decennio, portarono al Secondo Conflitto mondiale.

Attraverso il linguaggio della multimedialità l’allestimento intende far vivere al visitatore l’esperienza di un’epoca di straordinaria bellezza, ma anche di inquietante incertezza, che ha profondamente unito arte, design, storia e tecnologia.

Federico Silvestri, AD Gruppo 24 Ore Cultura

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotto da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, laa mostra Art Déco. Il trionfo della modernità vede come istituzione partner Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della manifattura di Doccia ed è reso possibile anche grazie alla collaborazione con Iris Ceramica Group, main sponsor della mostra e BPER Banca Private Cesare Ponti, sponsor della mostra.

Art Déco. Il trionfo della modernità
a cura di Valerio Terraroli
dal 27 febbraio al 29 giugno 2025
Palazzo Reale – Milano

Per maggiori informazioni: Palazzo Reale

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