L’abbazia di Viboldone, ufficialmente Monastero delle Benedettine dei Santi Pietro e Paolo, è un luogo di culto cattolico situato a Viboldone, frazione di San Giuliano Milanese, in Lombardia (di Renato Corpaci).

Edificata in perfetto stile gotico lombardo (esperienza artistica sviluppatasi a cavallo tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XV secolo), l’abbazia di Viboldone, è una testimonianza poliedrica degli aspetti della storia religiosa, artistica, sociale e spirituale del territorio lombardo. Per la struttura architettonica, i numerosi affreschi del Trecento che adornano le pareti, tra cui spiccano scene dal Vangelo, è tuttora un insieme di grande impatto visivo, che riflette la storia e la spiritualità del luogo e uno dei principali centri di irradiazione della spiritualità cristiana e cattolica.
Storia
La sua costruzione fu originariamente finanziata e portata a termine dagli Umiliati – il movimento religioso nato nel XII secolo in Lombardia, e diffusosi rapidamente in tutto il Nord Italia – che si insediò nel luogo nel 1176. Membri del movimento completarono i lavori nel 1348, come riportato su una lapide all’ingresso principale.
Gli Umiliati, oltre a dedicarsi alla preghiera, erano noti per le loro attività lavorative, in particolare la produzione di panni di lana e la coltivazione dei campi con metodi innovativi per l’epoca. Queste attività contribuirono in modo significativo allo sviluppo economico e sociale del luogo, rendendo l’abbazia un importante centro per l’ordine religioso.
Dopo la soppressione dell’ordine degli Umiliati nel XVI secolo, l’abbazia passò sotto la gestione di diversi ordini religiosi, tra cui i Benedettini Olivetani e, infine, le monache benedettine, che ancora oggi la abitano.




Gli Umiliati
Gli Umiliati emersero in un periodo di grandi cambiamenti sociali e religiosi. La crescita delle città, lo sviluppo del commercio e l’aumento della ricchezza avevano portato a una maggiore complessità nella società, ma anche a una crescente disuguaglianza e a una diffusa corruzione del clero.
Non erano un ordine monastico nel senso tradizionale del termine. Si trattava piuttosto di un movimento laicale, composto da uomini e donne che, pur rimanendo nelle proprie famiglie e continuando a svolgere le proprie attività lavorative, decidevano di seguire uno stile di vita più rigoroso e dedicato alla preghiera e al servizio degli altri.
In questo contesto, gli Umiliati si distinsero per la loro volontà di ritorno a una vita più semplice e austera, ispirata ai valori evangelici di povertà, umiltà e carità e si diffusero rapidamente in Lombardia e nelle regioni limitrofe, grazie soprattutto alla loro attività di predicazione e di assistenza ai poveri e ai malati.
Soppressione dell’ordine
Nel XVI secolo, l’ordine degli Umiliati conobbe un periodo di crisi, a causa di alcune divisioni interne e di accuse di eresia. Nel 1571, l’ordine fu soppresso da papa Pio V, su richiesta di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, che vedeva negli Umiliati un ostacolo alla sua opera di riforma della Chiesa.
Nonostante la soppressione, l’eredità degli Umiliati rimase viva nella memoria collettiva e influenzò profondamente la spiritualità e la cultura lombarda. La loro attenzione ai poveri e agli emarginati, il loro impegno nel lavoro manuale e la loro spiritualità austera continuarono a ispirare movimenti religiosi e iniziative di solidarietà anche nei secoli successivi.
Carlo Borromeo

Carlo Borromeo, una figura centrale nella storia della Chiesa e dell’Arcidiocesi di Milano, ebbe un ruolo significativo anche nella storia dell’Abbazia di Viboldone.
Nel XVI secolo, l’ordine degli Umiliati si trovava in un periodo di declino. Carlo Borromeo, in linea con la sua politica di riforma e rinnovamento della Chiesa, volta a promuovere una pratica più rigorosa dei voti, nel 1571 decise di sopprimerlo.
La soppressione degli Umiliati portò al passaggio dell’Abbazia di Viboldone sotto la gestione dei monaci Benedettini Olivetani. Questo cambiamento segnò una nuova fase nella storia dell’Abbazia, con un’impronta diversa nel menage, con nuove priorità dell’attività, caratterizzata da un rinnovato fervore religioso e da un’attenzione particolare alla vita monastica.
I monaci si impegnarono in importanti lavori di restauro e abbellimento dell’Abbazia, contribuendo a valorizzarne il patrimonio artistico e architettonico.
I monaci continuarono a coltivare i terreni circostanti all’Abbazia, contribuendo allo sviluppo agricolo del territorio. Diedero inoltre un forte impulso alla vita spirituale della comunità, promuovendo la preghiera, la lectio divina e la devozione.

L’edificio dell’Abbazia di Viboldone
Ideale per una gita fuoriporta, el complesso, l’esterno dell’Abbazia di Viboldone si caratterizza per la sua armonica semplicità. Gli elementi architettonici decorativi, pur nella loro sobrietà, contribuiscono a creare un insieme di grande impatto visivo, che riflette la storia e la spiritualità del luogo.
Esternamente, l’Abbazia si presenta con una facciata a capanna che supera le dimensioni dell’aula retrostante, donandole un aspetto più imponente del reale, lasciandole tuttavia la struttura semplice ed elegante tipica dell’architettura religiosa lombarda. Realizzata in mattoni a vista, la facciata conferisce un aspetto rustico e autentico all’insieme.
Un elemento distintivo della facciata sono le bifore che si aprono verso il cielo. Queste aperture, ripartite da una colonnina, lasciano intravvedere il vuoto retrostante e aggiungono un tocco di leggerezza alla struttura.
La facciata è suddivisa verticalmente da due semi colonne con funzione di contrafforti che, con la loro presenza sobria ma imponente, enfatizzano la verticalità dell’edificio. Due pilastri angolari la chiudono lateralmente.
Il portale d’ingresso, realizzato in marmo bianco, è un altro elemento di spicco della facciata. La sua forma semplice ma elegante, con l’arco a tutto sesto e la lunetta soprastante, invita fedeli e visitatori a entrare nella chiesa.









Sopra l’architrave si trova un gruppo scultoreo in marmo, raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Ambrogio e Giovanni da Meda. Queste statue, realizzate da un artista noto come il “Maestro delle sculture di Viboldone”, aggiungono un tocco di arte e devozione all’esterno dell’abbazia.
Ai lati del portale si aprono due nicchie gotiche, che ospitano le statue dei santi Pietro e Paolo. Queste figure, con la loro postura solenne e i dettagli curati, completano l’apparato decorativo della facciata.
Il grande rosone, bordato anch’esso di marmo bianco, fornisce abbondante luce all’interno, insieme con due monofore laterali, sovrastate da decorazioni di stile gotico..
Il campanile dell’Abbazia di Viboldone, in uno stile che richiama le tradizioni costruttive dell’ordine Cistercense, è una struttura, la cui unicità risiede nel design a cono del tetto, poggiante sul perimetro della torre (cono cestile).
La struttura non poggia – come si legge erroneamente nella descrizione di un autorevole sito enciclopedico – sul tiburnio dell’edificio, ma si innesta nell’abside quadrangolare.
La torre campanaria riprende gli elementi cromatici e decorativi presenti sulla facciata principale, creando un’armonia visiva tra le diverse parti dell’edificio. Le cornici in cotto e gli archetti che si trovano alla base delle bifore e delle trifore, insieme agli oculi, contribuiscono a un effetto estetico coerente.
Il campanile si erge con un’altezza di circa 35 metri e, per la sua posizione e conformazione, è diventato uno dei simboli di Viboldone. La sua presenza imponente caratterizza il paesaggio circostante e lo rende facilmente riconoscibile dalla tangenziale, nonché dalla campagna circostante.
La sua costruzione risale al periodo di completamento dell’abbazia, intorno al 1348, aggiungendosi al valore storico e architettonico dell’intero complesso.
Interni
L’interno è diviso in tre navate, ripartite da massicce, tozze colonne in laterizio che sostengono ampi archi a tutto tondo. La navata centrale si sviluppa in cinque campate divise da archi a sesto acuto e termina nell’abside e nel coro, alla base del campanile, illuminati da due monofore.









Tra i più ampi e significativi esempi di pittura gotica presenti in Lombardia, questo complesso di affreschi costituisce una testimonianza preziosa della pittura lombarda del Trecento e rappresenta un elemento di grande interesse storico e artistico. Gli affreschi sono stati recuperati sotto pesanti strati di calce negli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e successivamente restaurati.
A Giusto de’ Menabuoi è stato attribuito l’affresco del “Giudizio Universale”, pure di ispirazione giottesca.
A Michelino da Besozzo sono attribuiti alcuni affreschi, tra cui quello sulla parete frontale del tiburio, dedicato alla Madonna in Trono con Bambino Gesù e vari santi, che si distingue per lo stile giottesco, soprattutto nella ricerca prospettica e nella plasticità delle figure all’interno delle vesti.
La volta a crociera è un elemento architettonico caratteristico dell’Abbazia di Viboldone, che contribuisce in modo significativo all’aspetto e alla struttura del soffitto.







La volta a crociera è un tipo di copertura architettonica generata dall’intersezione di due o più volte a botte. Nel caso dell’Abbazia di Viboldone, queste volte si intersecano creando una struttura dinamica e resistente, che permette di coprire ampi spazi senza la necessità di supporti verticali eccessivi. Coerentemente con lo stile delle volte a crociera gotiche, anche quelle di Viboldone presentano costoloni in pietra che ne esaltano la struttura.
Le superfici delle volte sono decorate con affreschi, che riprendono motivi geometrici, floreali e simbolici. Queste decorazioni, realizzate in diverse epoche storiche, arricchiscono ulteriormente l’aspetto del soffitto e l’impatto scenico dell’insieme dell’edificio.
Situazione odierna
L’Abbazia è attualmente presidiata dalle Monache dell’Ordine di S. Benedetto che vivono seguendo la regola “ora et labora”. La comunità delle religiose si riunisce in preghiera sette volte al giorno, e accoglie chiunque desideri unirsi a loro.



Il lavoro manuale che permette alle monache di provvedere al proprio sostentamento consiste soprattutto nell’attività di stampa, legatoria e restauro di libri antichi.
Le porte dell’Abbazia sono aperte dalle 5.30 del mattino fino all’ora del vespero.
Sono disponibili spazi di silenzio e di meditazione per singoli e gruppi. Il monastero possiede inoltre una Foresteria dotata di oltre 70 posti letto, ristorante e sale conferenze.
Per ulteriori informazioni, premere QUI







