Curata da una triade dei maggiori esperti, Giorgina Bertolino, Fernando Mazzocca e Francesco Poli, promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con l’Archivio Casorati, apre al pubblico una delle più ampie e complete retrospettive dedicate a Felice Casorati (Novara, 1883 – Torino, 1963), straordinario artista italiano che torna a Milano a Palazzo Reale dal 15 febbraio al 29 giugno 2025 (Di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Felice Casorati è stato uno degli artisti italiani più significativi del Novecento e il suo lavoro è stato presentato in numerosi contesti espositivi, sia in patria che all’estero, tra cui la Biennale di Venezia (nel 1912, 1914, 1924, 1928, 1934, 1938, 1952). Prima della presente kermesse, a Palazzo Reale, l’ultima retrospettiva risale al 1989.
Tra gli aspetti formali e simbolici che hanno caratterizzato la produzione artistica di Felice Casorati, possiamo citare la rigorosità formale e compositiva, dove la capacità di organizzare le sue opere con una chiarezza quasi geometrica, la precisione nella composizione e l’uso sapiente della luce e del colore rendono ogni quadro un esempio di equilibrio e ordine.
Le figure e gli oggetti rappresentati appaiono spesso sospesi in uno spazio-tempo immutabile, caratteristica che possiamo interpretare come una metafora della condizione umana moderna. Sebbene inizialmente questo aspetto sia stato in passato criticato come una presunta mancanza di dinamismo, con il tempo è stato rivalutato come indicativo di una dimensione meditativa e quasi filosofica, capace di evocare il mistero della realtà.
Le nature morte e i ritratti di Casorati, con il loro alone enigmatico, possono suscitare interpretazioni multiple. La sua opera si colloca tra il realismo e l’onirico, lasciando spazio a una lettura simbolica che interroga l’identità, la memoria e il rapporto dell’uomo con il tempo e lo spazio.
Pur non aderendo completamente alle correnti più radicali del modernismo, è riconoscibile in Casorati un percorso originale, in cui si fondono tradizione e innovazione. Questa posizione, potenzialmente interpretabile come una sorta di isolamento rispetto ai grandi movimenti d’avanguardia, mette in evidenza come il suo linguaggio pittorico rappresenti una sintesi personale e profonda delle tensioni artistiche del suo tempo.
Riflessione sulla Condizione Femminile
Il tema del femminile assume una dimensione complessa e multilivello, in cui la figura della donna, sospesa in una calma immutabile, diventa sia un’icona estetica che un simbolo di riflessione esistenziale
Nel far questo, Felice Casorati ha spesso richiamato nella sua pittura alcuni soggetti che dialogano con il patrimonio iconografico della storia dell’arte italiana, reinterpretandoli in chiave moderna e ha spesso mostrato un interesse per la tradizione rinascimentale. Le sue donne sembrano incarnare una bellezza ideale, ispirata alle figure mitiche e alle ritrattistiche del passato, ma al contempo reinterpretate attraverso il filtro della sensibilità del Novecento.

















Esempi di questo aspetto si ritrovano, nel Meriggio del 1923, in cui la ragazzina distesa con i piedi verso l’osservatore ricorda il Lamento sul Cristo morto del Mantegna. Così come Mantegna organizza la sua composizione con una chiarezza geometrica e una marcata attenzione alla prospettiva, anche Casorati si caratterizza per una strutturazione rigorosa dello spazio pittorico, che dona alla sua opera un senso di monumentale solennità.
L’opera di Casorati Le Signorine (1912) è un ottimo esempio della pittura italiana del primo Novecento, caratterizzata da un realismo raffinato, quasi stilizzato. Le figure sono raffigurate con un senso di serena formalità, i loro lineamenti sottilmente allungati e le loro pose deliberate. Il dipinto – che i curatori assimilano alla Primavera di Botticelli – riflette un crescente interesse per il simbolismo e un allontanamento dagli stili più impressionisti della fine del XIX secolo.
Uso della luce e del colore
Le quattro giovani donne sono disposte in una composizione simile a un fregio, che ricorda gli affreschi romani classici. Questa disposizione conferisce al dipinto un senso di atemporalità e sottolinea il peso simbolico delle figure.
Il dipinto esplora i temi della giovinezza, dell’innocenza e del passaggio alla femminilità. La presenza di fiori e libri sottolinea ulteriormente l’idea di crescita e sviluppo intellettuale.














Nel Ritratto della sorella Elvira, è possibile riconoscere in sottofondo lo stile dei ritratti di Piero e Antonio del Pollaiolo, come in Fanciulla di Profilo (1470-72).


Nella Silvana Cenni del 1922, il rigore geometrico della donna, nella sua posa simmetricamente composta, rimanda in qualche modo alla Madonna al centro del Polittico della Misericordia di Sansepolcro. I curatori hanno ammiccato al confronto con Piero della Francesca ponendo nella stessa stanza una natura morta con uova, soggetto ricorrente nell’opera di Casorati.
La finestra aperta sul paesaggio alle spalle della protagonista ricorda ancora certe opere rinascimentali come in Leonardo, Perugino e altri.
Sensazione di immobilità e quiete
Con le sue figure spesso sospese in un tempo immutabile, Casorati crea un’atmosfera altrettanto statica e meditativa, che può essere interpretata come un omaggio a quella dimensione quasi “atemporale” tipica del grande maestro. La citazione si ripete nel dipinto Daphne a Pavarolo, dove il soggetto – una donna – siede sul davanzale di una finestra aperta sul paesaggio agreste o in Ragazze a Nervi, dove il mare appare incorniciato alle spalle delle donne ritratte.
In Conversazione Platonica, versione del 1925, il colloquio si svolge tra una donna nuda distesa sul letto e un uomo completamente vestito e con il cappello in testa. La composizione suggerisce un elegante dialogo tra il mondo sensoriale e quello dell’intelletto, capace di elevare la discussione estetica a una dimensione filosofica.
L’opera suscitò un discreto scalpore per l’audacia della rappresentazione in rapporto alle convenzioni dell’epoca.


In sintesi, Conversazione Platonica diventa un campo di confronto tra l’ideale e il reale, tra la bellezza intesa come forma perfetta e la complessità dei rapporti umani. Questa ambiguità ha alimentato dibattiti accesi, confermando l’opera come uno dei lavori più emblematici e discussi di Casorati, capace di interrogarsi sul rapporto fra corpo, mente e spirito.
Il soggetto di Raja emana un’aria di introspezione e distacco. Mentre l’esatta identità o narrativa dietro la figura rimane aperta all’interpretazione, questa ambiguità invita lo spettatore a un dialogo riflessivo sulla natura della bellezza e dell’identità. L’espressione e la postura del soggetto collegano l’introspezione personale con un ideale più ampio, quasi universale.
Idealizzazione e raffinatezza

Ripercorrendo in ordine cronologico attraverso 14 sale le diverse stagioni della sua produzione, dagli esordi nei primi anni del Novecento fino agli anni Cinquanta, sono oltre cento le opere presentate per l’occasione, tra dipinti su tela e tavola, sculture, opere grafiche della stagione simbolista, bozzetti per scenografie di opere realizzate per il Teatro alla Scala, tutte di assoluto rilievo e raffinata qualità, selezionate per la loro esemplare storia espositiva. Spiace tuttavia non trovare, in una così completa raccolta di opere, certi capolavori assoluti come Il Sogno del Melograno (collezione privata) e la Bambina che gioca su tappeto rosso (Museum voor Schone Kunsten, Gand), entrambi del 1912.
L’antologica è accompagnata da un ampio catalogo edito da Marsilio Arte con i saggi dei curatori.






La mostra è promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con l’Archivio Casorati. Sponsor BPER Banca; partner tecnico ATM, con il supporto di Coop Lombardia.
Casorati
A cura di Giorgina Bertolino, Fernando Mazzocca e Francesco Poli
Palazzo Reale, Milano
15 febbraio – 29 giugno 2025
Per maggiori informazioni: Palazzo Reale Milano







