Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri

•

Fondazione ICA Milano presenta la bipersonale Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri, la mostra che inaugura le attività della Fondazione per il 2025 con l’eccezionale curatela dell’artista Maurizio Cattelan e della curatrice Marta Papini che sarà aperta gratuitamente al pubblico da giovedì 16 gennaio a sabato 15 marzo 2025 (foto di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Cinzia Ruggeri, Schatzi (1997)

L’esposizione celebra il lavoro di due artiste iconiche, Birgit Jürgenssen (Vienna, 1949 – 2003) e Cinzia Ruggeri (Milano, 1942 – 2019), mai incontratesi di persona ma poste idealmente in dialogo attraverso le loro opere, visioni e riflessioni. Nate alla fine degli anni Quaranta e formatesi negli anni Sessanta, Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri hanno affrontato il ruolo della donna nella società, intrecciando tematiche legate al corpo, all’identità e alla trasformazione. La comune fascinazione per l’ornamento e l’accessorio, interpretati come un’estensione del corpo e strumento di conquista del proprio spazio, traccia il filo rosso di un’esposizione che invita a riflettere sulla relazione tra estetica, politica e identità che innerva tuttora il nostro orizzonte quotidiano.

Il titolo della mostra è tratto da un verso della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, “lonely are all bridges”, che sintetizza lo spirito sperimentale di due artiste il cui lavoro si spinge oltre le convenzioni e costruisce ponti in grado di attraversare discipline differenti, muovendosi tra arte, moda, design e fotografia.

Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri è un’estensione e un affondo della mostra presentata nel 2021 nella galleria viennese Galerie Hubert Winter. Gli spazi di Fondazione ICA Milano ospitano un numero più ampio di opere rispetto all’edizione viennese, evidenziando nuovi punti di incontro nelle pratiche delle due artiste: dall’approfondimento del ruolo della donna nell’ambiente domestico e sociale durante gli anni ’70 e ’80, alla fascinazione per il mondo animale e vegetale, dall’approccio leggero riservato alle eredità del Surrealismo e del Dadaismo, allo sguardo ironico sugli oggetti inanimati.

Percorso espositivo

La mostra si sviluppa attraverso connessioni visive e concettuali tra le opere delle due artiste, senza adottare una prospettiva filologica. Ad accogliere i visitatori è Untitled (1977/78), un autoritratto disegnato da Birgit Jürgenssen e trasformato in gigantografia, in cui l’artista austriaca si ritrae con quello che sembra essere un maestoso copricapo di pelliccia bianca, che si rivela essere il corpo di un topolino. Appesa sulla soglia la scultura di Cinzia Ruggeri Chef + Rèmy (2018), composta da guanti bianchi, un cappello da chef e una piuma di fagiano, solletica la testa del pubblico che si addentra nello spazio. Questo primo dialogo dà una chiave lettura per tutta la mostra, che gioca sul confine sottile che separa l’ironia dalla tragedia.

Le quattro stanze successive puntano i riflettori sulla vicinanza tra le ricerche delle due artiste. Le prime due stanze sono dedicate alle reinterpretazioni di accessori come scarpe e guanti, e per estensione a una lettura critica del ruolo della donna nella società, come nel disegno Housewives’ Work (1973) di Birgit Jürgenssen affronta con ironia il ruolo della donna nella sfera domestica e sociale degli anni ’70 e ’80, ritraendo una donna che stira e piega abiti che rievocano uomini in carne e ossa. Il tema della scarpa riaffiora con l’opera Sciagura (1991) di Cinzia Ruggeri, dove dalla cornice di un disegno raffigurante due eleganti scarpe fuoriesce una vera calza. L’opera instaura un dialogo con i disegni di scarpe di Jürgenssen, come l’ironica Gentleman’s Street Shoe (1972) in cui la linguetta della scarpa si trasforma una vera lingua. La stanza si chiude con le iconiche Scarpe scale (1984) di Ruggeri, collocate in verticale sul muro della porta come fossero in procinto di lasciare la stanza. Nella seconda stanza il dialogo prosegue con tre opere scultoree di Jürgenssen: Bed Shoes (1974), Netter Raubvogelschuh / Nice Bird of Prey Shoe (1974/75), Porcelain Shoe (1976), in cui rispettivamente la scarpa si trasforma in un doppio letto, in un volatile e in un vaso di porcellana a forma di piede e con tre guanti progettati da Cinzia Ruggeri, come Oops, il guanto perduto (2004) un guanto prodotto per la sola mano sinistra.

Il percorso espositivo prosegue con Colombra (1990) di Cinzia Ruggeri, una scultura-divano che rappresenta la sagoma di un’ombra intenta a simulare la figura di una colomba con le mani. L’ombra di Ruggeri echeggia nel grande disegno di Birgit Jürgenssen che la affianca, in cui l’ombra di un corpo si trasforma in un uccello. A completare il dialogo, una serie di fotografie di Jürgenssen dà vita ad un gioco di luci e ombre dove l’artista esplora la possibilità di mutazioni delle proprie mani, proiettandoci sopra un cielo stellato o aggiungendo figure umane sulla punta delle dita come le due fotografie Untitled (finger cots) (1988), esposte nel corridoio da cui si accede alle stanze.

La quarta stanza è dedicata, invece, al tema del doppio. Qui, Cinzia Ruggeri con Stivali Italia (Italy Boots) (1986) raddoppia lo “stivale” che simboleggia la penisola italiana, mentre Birgit Jürgenssen esplora il concetto di sdoppiamento del sè attraverso se stessa e gli oggetti. In Everybody is themselves the closest (1975), l’artista presenta un doppio autoritratto in cui si raffigura seduta su una sedia al centro di una stanza, con in braccio un’altra sè. In I’ll Play the Match with Myself (1973), Jürgenssen si ritrae in una partita di tennis solitaria: la sua testa si trasforma in una racchetta con cui lancia la palla a se stessa.

Il percorso continua nella sala grande di Fondazione ICA Milano, dove il disegno Aesculapian Snake (1978) di Birgit Jürgenssen si ingrandisce fino a diventare un wallpaper. I capelli di una donna nuda che scende una scala si trasformano nella lunga coda di un serpente. Il tema della scala torna anche nell’opera di Cinzia Ruggeri, presente nella stessa sala con il suo emblematico “vestito scala”, un abito pensato per donne libere e autoironiche, appeso sulla gigantografia di Jürgenssen. Completa il dialogo Mano di Ruggeri, un’opera che riprende il tema delle ombre.

L’incontro tra le due artiste si fa ancora più serrato con Untitled (Improvisation) (1976) ingrandimento fuori scala di una fotografia di Birgit Jürgenssen in cui da una mano spunta un tacco, come fosse una protesi, e con una lunga fila di paia di scarpe disegnate da Cinzia Ruggeri tutte diverse tra loro si rivolgono verso il muro, evocando l’immagine di una fila di persone voltate verso la parete e suggerendo il momento di attesa che anticipa un atto punitivo o di espiazione.

Nell’ultimo spazio, dietro al grande muro della sala, tre fotografie in bianco e nero che Birgit Jürgenssen ha scattato a se stessa la ritraggono vestita in latex e riflessa in uno specchio concavo. Di fronte, lo specchio ritorna nell’opera Schatzi di Cinzia Ruggeri, inglobato all’interno di una cornice in velluto con tre coppie di mani che si protraggono verso chi si specchia.

Conclude il percorso espositivo un lavoro poco conosciuto di Birgit Jürgenssen: Head Alert (1985), una serie di autoritratti realizzati con tecnica mista su carta che offrono una riflessione sulla molteplicità e sull’identità, attraverso il linguaggio della pittura.

Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri permette di scoprire due artiste che si sono mosse in modo trasversale e interdisciplinare rifuggendo qualsiasi etichetta, e proprio per questo le loro ricerche sono state difficili da catturare e diffondere in passato.

L’esposizione di Fondazione ICA Milano mette in luce il contributo di due artiste che hanno riflettuto sul ruolo della donna nella società, adottando un linguaggio che si discosta dalla retorica della lotta e dell’attivismo per proporre una critica sottile e contemporanea. Attraverso le loro opere, Jürgenssen e Ruggeri hanno indagato il corpo femminile e il rapporto con l’abito come espressione identitaria.

Prosegue contestualmente fino al 15 marzo 2025 la mostra Wooden Travel dell’artista Augustas Serapinas, che al piano terra di Fondazione ICA Milano costruisce un affondo dedicato all’architettura vernacolare lituana e italiana in un progetto espositivo a cura di Chiara Nuzzi.

Si ringraziano le gallerie Galerie Hubert Winter e Galleria Federico Vavassori per il supporto alla mostra Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri. Si ringraziano l’Archivio Cinzia Ruggeri, Milano e l’Estate Birgit Jürgenssen, Vienna.

Si ringrazia Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, per il supporto alla programmazione e alle attività di ICA Milano.

In occasione della mostra Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri Fondazione ICA Milano continua la sua innovazione digitale in collaborazione con Particle, l’app ufficiale della Fondazione in grado di offrire strumenti che migliorano l’esperienza del visitatore. Dopo l’adozione nella mostra Augustas Serapinas. Wood Travel, lo strumento digitale torna a essere protagonista con una mappa multimediale pensata per guidare i visitatori attraverso un itinerario suggerito.

Con Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri la Fondazione rafforza il suo ruolo di istituzione inclusiva impegnata a coinvolgere il suo pubblico attraverso strumenti intuitivi e accessibili.

Le artiste

Birgit Jürgenssen (Vienna, Austria, 1949 – Vienna, Austria, 2003) ha iniziato la sua carriera artistica nel 1968 studiando all’Università di Arti Applicate di Vienna, dove si è laureata nel 1971. Jürgenssen ha sviluppato una pratica di studio straordinariamente ricca che comprendeva disegno, fotografia e scultura. Il suo lavoro di scultrice sottolinea non solo il suo intenso interesse per la materialità, ma evidenzia anche la complessità della sua opera. Il lavoro di Birgit Jürgenssen è attualmente esposto nella mostra “The Traumatic Surreal” presso l’Henry Moore Institute di Leeds, Regno Unito. Sono previste mostre personali in istituzioni museali internazionali.

Cinzia Ruggeri (Milano, Italia, 1942 – Milano, Italia, 2019) è stata una figura visionaria, pionieristica ed eclettica nell’esplorazione interdisciplinare, fondendo abilmente arte, moda e design. La sua ricerca sperimentale ha abbracciato una vasta gamma di discipline, incorporando elementi e influenze provenienti da diversi ambiti del sapere. Celebre per la sua capacità di unire queste sfere in una sintesi unica e avanguardistica, Ruggeri ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama artistico contemporaneo. Le sue ultime grandi retrospettive al museo MACRO di Roma e al Goldsmiths CCA Londra, insieme alle recenti esposizioni a Vienna, Parigi e Milano hanno evidenziato la portata globale del suo impatto artistico e la sua continua influenza, raggiungendo un vasto pubblico internazionale e suscitando una sempre crescente ammirazione e interesse per il suo lavoro. Triennale Milano ha recentemente inaugurato i nuovi spazi dell’Archivio e del Museo del Design con l’esposizione delle sue opere provenienti dall’Archivio Cinzia Ruggeri.

I curatori

Maurizio Cattelan (nato a Padova nel 1960, vive e lavora tra Milano e New York) è uno degli artisti italiani più noti nel panorama dell’arte contemporanea. In trent’anni di carriera le sue opere hanno messo in luce i paradossi della società e riflettuto sugli scenari politici e culturali con grande profondità e acume. Utilizzando immagini iconiche e un linguaggio visivo caustico, le sue opere hanno suscitato un acceso dibattito pubblico e un senso di partecipazione collettiva. Le sue mostre personali sono state presentate da istituzioni quali il Moderna Museet, Stoccolma, Svezia (2024), Leeum Museum of Art, Seoul, Corea del Sud (2023), UCCA Beijing (2022), Pirelli Hangar Bicocca, Italia (2021), Blenheim Palace, Woodstock, Regno Unito (2019), Monnaie de Paris (2016), Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2016 e 2011), Fondation Beyeler, Riehen/Basel (2013), Palazzo Reale, Milano (2010), Kunsthaus Bregenz (2008), MMK Museum für Moderne Kunst, Francoforte (2007), Fondazione Nicola Trussardi, Milano (2004), Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2004), MOCA Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2003), Museum Ludwig, Colonia (2003), Museum of Contemporary Art, Chicago (2002). Cattelan ha anche partecipato a importanti mostre collettive, come la Triennale di Yokohama (2017 e 2001), la Biennale di Venezia (2011, 2009, 2003, 2001, 1999, 1997 e 1993), la Biennale di Gwangju (2010), la Biennale di Sydney (2008), la Whitney Biennial di New York (2004), la Biennale di Siviglia (2004), la Biennale di Lione (2003), Skulptur Projekte Münster (1997). È stato finalista del Guggenheim Hugo Boss Prize (2000). È stato insignito del Premio Quadriennale di Roma (2009), del Premio Arnold-Bode, Kassel (2005), della laurea honoris causa in Sociologia dall’Università di Trento (2004) e del titolo di Professore onorario in Scultura dall’Accademia di Belle Arti di Carrara (2018).

Marta Papini, curatrice indipendente

Marta Papini (Reggio Emilia, 1985) è una curatrice indipendente. È la curatrice di Radis, progetto quadriennale di arte pubblica promosso dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, e curatrice associata di Il parlamento delle marmotte, 9° edizione della Biennale Gherdëina (2024), e di Pensare come una montagna (2024-2026), con Lorenzo Giusti. Nel 2023 ha fatto parte del comitato selezionatore del Future Generation Art Prize. È stata l’organizzatrice artistica de Il latte dei sogni, 59esima edizione della Biennale di Venezia, a cura di Cecilia Alemani (2022). Ha curato e organizzato diverse mostre, tra cui Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen and Cinzia Ruggeri, Galerie Hubert Winter, Vienna (2021); Il mondo magico, Padiglione Italia, 57esima della Biennale di Venezia (2017, curata da Cecilia Alemani); The Artist is Present, Yuz Museum, Shanghai (2018, con Maurizio Cattelan).

Fondazione ICA Milano

Alberto Salvadori, direttore Fondazione ICA

The Institute of Contemporary Arts (ICA) è stato fondato nel 1946 a Londra da Roland Penrose, Peter Watson, Herbert Read, Peter Gregory,[1] Geoffrey Grigson e E. L. T. Mesens. Fondazione ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti è una fondazione privata non profit dedicata alle arti e alla cultura contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione, nella quale convergono diverse forze e tipologie di protagonisti del mondo dell’arte: artisti, collezionisti, professionisti del settore, appassionati.

Diretto da Alberto Salvadori, ICA è il primo Istituto Contemporaneo per le Arti che sorge al di fuori del mondo anglosassone, situato nell’ex area industriale di via Orobia a Milano.

L’attività dell’Istituto si sostanzia in un’offerta alla città e al pubblico, dove condivisione e partecipazione sono le parole chiave per comprenderne l’attitudine. Mostre, editoria d’arte, ceramica, cinema, performance, musica, letteratura, attività seminariali di divulgazione, formazione, educazione e molto altro ancora costruiranno un percorso improntato su interdisciplinarità e transmedialità.

Espressione di una precisa identità ‘milanese’ che storicamente mette in relazione l’iniziativa privata con la dimensione istituzionale, ICA trova ispirazione nella cultura del give back, ossia restituire per condividere.

Per maggiori informazioni: Fondazione ICA Milano

Pubblicati di recente

Restiamo in contatto

Gennaio 2025
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031