A cent’anni esatti dalla nascita e a dodici anni dall’esposizione, nella stessa sala, de I Funerali dell’anarchico Pinelli, Enrico Baj torna a Palazzo Reale nella Sala delle Cariatidi con un’ampia retrospettiva – Baj chez Baj – che ripercorre i soggetti della sua carriera di artista (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

La mostra si apre con L’Apocalisse, già recensita da noi a Legnano nel 2016. Creata a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quest’opera di dimensioni considerevoli – qui esposta in una collocazione verticale, sotto il lucernario del vestibolo della Sala delle Cariatidi – è una sorprendente interpretazione visiva della fine del mondo, che riflette la miscela unica di satira, grottesco e commento politico di Enrico Baj. L’Apocalisse è considerata una risposta allo stato caotico del mondo, concentrandosi in particolare su temi come la paura della guerra nucleare, la distruzione dell’ambiente e il collasso dell’ordine politico e sociale.
L’Apocalisse
È una delle opere più imponenti di Enrico Baj (1924 – 2003), sia per dimensioni che in termini di caotica complessità. Con le sue 150 tavole sagomate e dipinte, questo formato multi-pannello dà la sensazione di una narrazione in divenire, quasi come un’epopea visiva.






Le varie componenti sono caratterizzate da figure grottesche, paesaggi surreali e colori vividi. Forme umane distorte e creature mostruose popolano le tele, a simboleggiare gli effetti disumanizzanti della tecnologia e della guerra. Le composizioni caotiche trasmettono un senso di rovina imminente e di collasso sociale.
Entrando nella Sala vera e propria, si incontrano poco meno di cinquanta opere, a partire dai lavori degli esordi anni ’50 di Enrico Baj, per passare presto alle “passamanerie” e ai “bottoni”.
I Funerali dell’Anarchico Pinelli
Con L’Apocalisse, I funerali dell’anarchico Pinelli è indubbiamente l’altro pezzo forte della mostra, toccante esempio della combinazione in Baj di impegno politico e arte sperimentale. Le sue figure grottesche e da incubo riflettono le convinzioni e la critica al potere, rendendolo una potente dichiarazione visiva contro l’oppressione.
Il quadro è legato a tre episodi che si incastonano nella più complessa stagione italiana della Strategia della Tensione: la strage di Piazza Fontana, l’“incidente” di Giuseppe Pinelli e l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.
La “Strategia della tensione” si riferisce a una serie di azioni segrete e manipolazioni volte a creare paura e instabilità per spingere l’Italia verso un controllo più autoritario e di destra, screditando allo stesso tempo i movimenti di sinistra. Il periodo è costellato di episodi ignobili per la loro aberrazione e per la loro ferocia. Diverse agenzie e gruppi sono stati collegati a questa strategia: gruppi neofascisti; i servizi segreti italiani, cosiddetti “deviati”; una rete clandestina di agenti legata alla NATO (Gladio); il coinvolgimento diretto dei servizi di intelligence degli Stati Uniti, preoccupati dal suffragio goduto al tempo dal Partito Comunista più votato d’Europa.






Una sporca faccenda
Immediatamente dopo la bomba che uccise a Milano 16 persone nella succursale della Banca dell’Agricolture, il 12 dicembre 1969, in piazza Fontana, l’ufficio politico della Questura (il commissario Calabresi), indirizzato dalle agenzie e dai gruppi di cui sopra, cercò in tutti i modi di addossare la colpa della strage al movimento anarchico, in particolare a Pietro Valpreda e a Giuseppe Pinelli. Pinelli finì fuori dalla finestra della stanza di Calabresi, affollata di poliziotti e carabinieri, dove era stato trattenuto illegalmente per quattro giorni e morì sul selciato del cortile della Questura. Il commissario, fatto oggetto di una campagna di accuse a mezzo stampa, querelò – il che, in tribunale, avrebbe potuto far venire a galla la scomoda realtà dei fatti – ma fu assassinato prima, il 17 maggio 1972.
Proprio quella mattina Il funerale dell’anarchico Pinelli avrebbe dovuto essere esposto a Palazzo Reale. Comprensibilmente, l’uccisione del commissario Calabresi bloccò tutto. Nel corso degli anni, I funerali dell’anarchico Pinelli è stato esposto in varie sedi in tutta Europa, soprattutto in retrospettive del lavoro di Enrico Baj e in mostre incentrate sull’arte politicamente motivata.
Esibito al Palazzo della Ragione a Mantova nel 1982, nel 2012, dopo quarant’anni dalla mancata mostra del ’72, l’opera fu esposta finalmente a Palazzo Reale, nella sala delle Cariatidi, per iniziativa del sindaco Giuliano Pisapia. Poi, più nulla fino a oggi.
Valpreda venne finalmente prosciolto dalle accuse diciotto anni più tardi, nel 1987. Per l’omicidio Calabresi vennero condannati in via definitiva nel gennaio 1997 i giornalisti della testata di sinistra «Lotta Continua» che aveva orchestrato la campagna. Sentenza che non dissolve il velo di ambiguità sulla morte del commissario. Tutti gli agenti coinvolti nel caso Pinelli furono scagionati.
Una ferita non rimarginabile
Non a caso, I Funerali è definito da molti «la Guernica milanese». Il motivo di questo collegamento, di cui non sfugge la sproporzione, è dovuto al fatto che la strage ha segnato la perdita dell’innocenza di diverse generazioni che si sono ribellate ai depistaggi, alle bugie, agli insabbiamenti, al tradimento e all’impunità degli apparati dello Stato, presa di coscienza che ha contribuito a innescare, come reazione, il successivo tragico periodo degli “anni di piombo”.
Il dipinto di Enrico Baj è un quadro massiccio, caotico e oscuro pieno di figure grottesche, molte delle quali appaiono come caricature deformate di figure autoritarie, come poliziotti e giudici. La composizione è altamente espressiva e surreale, sottolineando la violenza, l’assurdità e l’ingiustizia che circondano la morte di Pinelli. Baj ha utilizzato una combinazione di tecniche di pittura e collage, aggiungendo materiali reali come pezzi di tessuto, plastica e altri oggetti trovati per intensificare la natura teatrale e grottesca della scena.
A strapiombo sulla composizione, la finestra dalla quale è caduto Pino Pinelli, una delle quattro figure intagliate e staccate dal dipinto. Sua moglie Licia e le due figlie Silvia e Claudia sono le altre.
I funerali dell’anarchico Pinelli di Enrico Baj, donato alla vedova dall’artista, comprato dalla vedova da Giorgio Marconi e da lui, a sua volta, donato al Comune di Milano, dovrebbe finalmente aver trovato dimora fissa nel Palazzo Citterio in Brera, dove dovrebbe essere trasportato a fine mostra.
Quando anche le ultime persone, adolescenti al tempo dei fatti, se ne saranno andate, si perderà la memoria lacerante di questa vergogna. Resteranno I Funerali dell’Anarchico Pinelli a ricordarla alle generazioni future.










Promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotto da Palazzo Reale con Electa, la mostra attraversa le fasi di ricerca e di adesione dell’artista a diversi movimenti nel tempo: dal recupero del Dadaismo e del Surrealismo ai modi dell’arte Informale, dalla vicinanza al gruppo nordico di Co.Br.A alla genesi del movimento dell’arte Nucleare, che Baj fondò a Milano con Sergio Dangelo nel 1951.
Baj Chez Baj
Partendo dall’astrazione gestuale degli esordi, passando per la nascita delle sue larvali figure antropomorfe e per l’eruzione delle montagne liquefatte nel corpo magmatico dei Generali, attualizzati ai tempi dai concomitanti golpe – Grecia (1967), Uruguay (1973) Cile (1973) e Argentina (1976) – che portarono i rispettivi gallonati alla lugubre ribalta delle repressioni, si tocca poi la parodia delle invasioni extraterrestri per approdare all’esercito dei Meccano e al mondo animato delle cassettiere e dei trumeau.
Da vedere!





Savona e Albissola Marina
BAJ. Baj chez Baj è anche a Savona e Albissola Marina. Il catalogo unico è edito da Electa.
In occasione del centenario della nascita dell’artista milanese, inaugura l’8 ottobre una mostra dedicata all’opera ceramica di Baj in tutto il suo sviluppo storico e cronologico, a cura di Luca Bochicchio. Sempre sotto il titolo di BAJ. Baj chez Baj sarà aperta al Museo della Ceramica di Savona, con una sezione anche al MuDA – Museo Diffuso Albisola di Albissola Marina, nelle sedi del Centro Esposizioni e di Casa Museo Jorn.
Enrico Baj – Baj Chez Baj
a cura di Chiara Gatti e Roberta Cerini Baj
8-10 ottobre 2024 – 2 febbraio 2025
Palazzo Reale Milano
Museo della Ceramica di Savona
Albissola Marina, Centro Esposizioni
Per maggiori informazioni:
Palazzo Reale – Milano;
Museo della Ceramica di Savona;
Centro Esposizioni Albissola







