Dubuffet e l’Art Brut. L’arte degli outsider

•

Curata da Sarah Lombardi e Anic Zanzi, con la consulenza scientifica di Baptiste Brun, il Mudec – Museo delle Culture di Milano, rievoca quando, nel cuore di una Parigi postbellica, lontano dalle sale dei musei d’arte e dai salotti raffinati, emerse una nuova, inaspettata quanto scardinante concezione dell’arte: l’Art Brut (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci)

Jean Dubuffet, Les Fleurs du Sol (Materiologies), 1960

Art Brut, un termine francese che significa “arte grezza” dove “brut” indica, invero, qualcosa di diverso: una cosa o una persona non collegata a un determinato insieme (es.: quello delle arti). Si riferisce quindi all’arte creata al di fuori dei confini della cultura tradizionale, delle istituzioni artistiche e delle norme artistiche tradizionali. Il concetto è stato coniato dall’artista francese Jean Dubuffet negli anni ’40 per descrivere le opere create da individui che non avevano ricevuto un’istruzione formale come artisti, spesso lavorando in isolamento o nella società da posizioni emarginate.

Le opere hanno spesso una qualità cruda, selvaggia, libera da regole o convenzioni accademiche, dove l’Art Brut si concentra su visioni profondamente personali, che spesso riflettono il mondo psicologico unico del creatore.

Caratteristiche dell’Art Brut

Perciò, ci troviamo di fronte a creatori generalmente autodidatti che includono individui provenienti da contesti non convenzionali o emarginati (ad esempio, pazienti in istituti psichiatrici, sotto tutela o reclusi), che si servono anche di materiali non convenzionali. Molte opere utilizzano oggetti trovati, strumenti improvvisati o materiali inaspettati.

Giovanni Battista Podestà, Senza titolo (L’inferno) c.ca 1925-1974

Art Brut esplora spesso un immaginario intenso, surreale o ultraterreno, spesso ispirato alla vita interiore, ai sogni, alle perversioni o alle credenze spirituali dell’artista.

L’esposizione propone un percorso in quattro parti. Nel primo spazio presenta un corpus di opere di Jean Dubuffet e di documenti che collocano in una prospettiva storica l’invenzione del concetto di Art Brut, relativamente al suo lavoro di artista, scrittore e collezionista.

Il ruolo di Jean Dubuffet

Jean Dubuffet sosteneva che l’Art Brut fosse una forma di creatività autentica, libera dall’influenza delle tendenze accademiche o culturali. Col tempo, l’artista accumulò una significativa collezione di arte marginale, che ora è ospitata nella Collection de l’Art Brut a Losanna, in Svizzera.

L’atteggiamento di Jean Dubuffet nei confronti dell’Art Brut e del suo rapporto con la società era rivoluzionario e profondamente critico nei confronti delle norme stabilite. Le sue opinioni sfidavano la comprensione tradizionale dell’arte, della cultura e dei valori sociali, sostenendo una prospettiva più inclusiva e autentica sulla creatività.

Rifiuto della cultura tradizionale

Dubuffet considerava l’arte tradizionale come eccessivamente commercializzata, intellettualizzata e disconnessa dalla genuina esperienza umana. Credeva che l’arte istituzionale fosse fortemente influenzata dalle aspettative della società, dalle richieste del mercato e dai vincoli accademici, che ne diluivano l’autenticità. Al contrario, l’Art Brut rappresentava una forma di espressione più pura e senza filtri.

La cultura tradizionale è come «un’impresa di addomesticamento che vuole controllare la natura selvaggia». L’arte dovrebbe emergere dall’istinto e dalla necessità personale piuttosto che dalla conformità alle norme sociali.

Celebrazione delle prospettive marginalizzate

Dubuffet sosteneva la creatività degli individui al di fuori delle strutture sociali convenzionali, compresi i malati di mente, i prigionieri, i reclusi e altri outsider. Credeva che le loro opere fossero più oneste e originali, poiché questi individui non erano influenzati da tradizioni culturali e artistiche.

Infatti, Dubuffet apprezzava artisti come Adolf Wölfli, le cui opere sono state create in ambienti psichiatrici, poiché incarnano uno spirito di creatività incorrotta. Per cui, la vera innovazione artistica nasce dai margini della società, non dai suoi centri di potere.

Critica dell’intellettualismo nell’arte

Scettico nei confronti degli intellettualismi dell’arte, Dubuffet sosteneva che essa esclude la gente comune a favore dell’élite. Cercava di smantellare qualsiasi gerarchia tra arte “alta” e “bassa”, ponendo l’Art Brut su un piano di parità con le opere degli artisti affermati.

L’arte come espressione universale

Dubuffet credeva che la creatività fosse una qualità umana innata e non limitata agli artisti professionisti. Considerava l’Art Brut come una prova che l’arte possa prosperare al di fuori delle strutture sociali e della formazione professionale.

Le sue opere spesso imitano lo stile non raffinato e infantile dell’Art Brut, allineando la sua pratica con il movimento. L’arte dovrebbe quindi essere democratizzata, consentendo a tutte le voci di essere ascoltate, indipendentemente dallo status o dall’istruzione.

Ruolo della società nella soppressione dell’autentico

Dubuffet sosteneva che le norme sociali soffocassero la creatività imponendo strutture e valori rigidi. Vedeva l’Art Brut come una forma di resistenza, offrendo una contro-narrativa alle forze omogeneizzanti della vita moderna.

Criticava il modo in cui la società etichetta ed emargina le persone, spesso liquidando le loro espressioni creative come “ingenue” o “primitive”. Pertanto, ha cercato di elevare queste voci emarginate, affermando la loro pari importanza nel panorama culturale.

Impatto più ampio

La promozione dell’Art Brut da parte di Dubuffet ha influenzato movimenti come l’espressionismo astratto, l’arte concettuale e le pratiche artistiche contemporanee outsider. Il suo lavoro ha incoraggiato la società a riconsiderare la definizione di arte e il suo posto nell’esperienza umana.

La sezione dedicata a Dubuffet nella mostra del Mudec presenta un’ampia panoramica del suo lavoro di artista – 18 tra dipinti, disegni, e sculture prodotti tra il 1947 e il 1982 e provenienti da prestigiose collezioni come il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna o ancora la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma- insieme a un corpus di materiale documentario – libri, cataloghi, lettere, manifesti e fotografie – che introducono il visitatore alla seconda sezione, dando un’idea della eterogeneità degli stili e della portata del lavoro svolto da Dubuffet per scovare e valorizzare gli autori di Art Brut e le loro opere, che egli non smise mai di collezionare.

Seconda sezione. L’Art Brut.

La seconda sezione ospita le composizioni delle figure più importanti e storiche dell’Art Brut.

Aloïse Corbaz è un’artista svizzera ricoverata per schizofrenia, che utilizza in modo prolifico materiali insoliti come petali di fiori e foglie schiacciate. L’arte di Aloïse è nota per i colori vivaci, i motivi floreali e le immagini romantiche, spesso incentrate su figure storiche o letterarie.

L’arte di Carlo Zinelli esemplifica i principi fondamentali dell’Art Brut.

Originario di un paese del Veronese, mostra un precoce interesse per il disegno ma non riceve alcuna istruzione formale. Traumatizzato durante la seconda guerra mondiale, viene diagnosticato schizofrenico e, nel 1947 ricoverato in un ospedale psichiatrico, dove trascorse gran parte della vita. Inizia a creare arte durante le sessioni di arteterapia negli anni ’50.

Carlo Zinelli

L’arte di Zinelli riflette il suo mondo interiore, fondendo memoria, immaginazione e simbolismo personale. I motivi ricorrenti includono animali, persone, strumenti musicali e testo frammentato, che alludono alle sue esperienze passate e al suo stato emotivo.

Una caratteristica distintiva del lavoro di Zinelli è che spesso dipinge su entrambi i lati di un foglio, trattando ciascun lato come una composizione indipendente ma correlata.

Émile Ratier era cieco, il che rende il suo contributo all’Art Brut ancora più notevole. Nonostante avesse perso la vista, Ratier dimostrava una straordinaria capacità di creare opere tattili e fantasiose, facendo affidamento sugli altri sensi e su una profonda visione interiore.

Lavorando principalmente con oggetti trovati, legno e altri materiali naturali, le sue creazioni riflettono un impegno pratico e sensoriale con il suo ambiente, in contrapposizione a preoccupazioni visive o estetiche.

Ricoverato all’età di vent’anni in un ospedale psichiatrico di Lille, nizialmente Gaston Duf realizza disegni a matita raffiguranti creature mostruose ai margini di giornali. Il suo medico nota questi disegni nascosti e gli fornisce pastelli, tempera e carta, permettendogli di produrre composizioni più grandi.

La sua arte riflette un mondo profondamente personale e fantasioso, non contaminato da formazione o influenze artistiche formali.

Adolf Wölfli

Artista svizzero attivo durante il ricovero in ospedale psichiatrico, l’arte di Adolf Wölfli combina modelli intricati, forme astratte e testo, spesso raffiguranti geografie immaginarie ed elementi autobiografici. Colorista geniale, Adolf Wölfli è autore di un’opera colossale, con 25.000 pagine di composizioni grafiche a pastello, collage, creazioni letterarie e partiture musicali.

La terza e la quarta sezione: Credenze e Corpo

In queste due sezioni viene presentato un insieme di opere provenienti dai cinque continenti il cui focus è legato alle tematiche delle credenze e del corpo. La tematica delle credenze, intesa in un senso molto più ampio della sola dimensione religiosa, coinvolge qui anche credenze personali, vere e proprie mitologie individuali. Cercando spiegazioni sui fondamenti dell’essere, sulla vita e sulla morte nonché sul proprio destino individuale, gli autori d’Art Brut non trovano risposte a priori nei dogmi usuali, oppure, a volte, se ne riappropriano reinterpretandoli.

Marie Bouttier

Marie Bouttier, il cui fortissimo interesse per l’occulto a sessant’anni la stimola – durante momenti di trance medianica – a realizzare disegni automatici a matita che ritraggono strane creature dalla forma indistinta, in cui fogliame e vari motivi vegetali si confondono e si trasformano in insetti, pesci o larve. Giovanni Battista Podestà, profondamente segnato dalla religione cattolica, è pervaso da una visione manichea dell’esistenza e sente il dovere di denunciare la corruzione sociale, mentre Madge Gill, così come altri, crede in relazioni durevoli con i defunti e affida la responsabilità del proprio lavoro artistico a un’entità altra, lasciando che la sua mano venga guidata da ciò che gli spiriti le dettano.

Tra le molteplici rappresentazioni della tematica del corpo, e i significati che queste hanno per gli autori d’Art Brut, in mostra i lavori della cinese Guo Fengyi illustrano i fluidi che lo attraversano, mentre quelli di Giovanni Bosco svelano anatomie frammentate; il maschile e il femminile si coniugano nei disegni di Giovanni Galli, mentre Sylvain Fusco evoca il corpo dal punto di vista dell’erotismo e del piacere carnale.

Contesto moderno

La promozione dell’Art Brut da parte di Dubuffet ha influenzato movimenti come l’espressionismo astratto, l’arte concettuale e le pratiche artistiche marginali contemporanee, come il Graffitismo. Il suo lavoro ha incoraggiato la società a riconsiderare la definizione di arte e a rivedere il suo posto nell’esperienza umana.

L’autore di questo articolo all’interno del Giardino d’Inverno di Jean Dubuffet (1968 – 1970). Beaubourg, Parigi, 2013.
Particolare del graffito di Nannetti al S. Gelolamo di Volterra

L’Art Brut ha ispirato molti artisti e movimenti contemporanei, sfidando i confini di ciò che è considerato “belle arti” e continua a celebrare l’espressione creativa da fonti inaspettate e spesso trascurate.

Tempo fa, ci siamo occupati dell’ex-Manicomio San Gerolamo di Volterra, dove Oreste Fernando Nannetti, auto ribattezzatosi N.O.F.4, servendosi solamente della fibia metallica del panciotto, produsse un graffito lungo 180 metri e alto in media due, fittamente scritto e illustrato che raccontava la Storia della Dignità Umana. Considerato un capolavoro, un calco di una parte del suo sviluppo è esposto nella Collection de l’Art Brut di Losanna che nel 2011 ha dedicato una grande retrospettiva al romano, con 23 fotografie di grande formato.

Dubuffet e l’Art Brut. L’arte degli outsider, è prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura con il patrocinio del Consolato Generale Svizzera a Milano e vede come Institutional Partner Fondazione Deloitte, in collaborazione con la Collection de l’Art Brut, Lausanne, che possiede una straordinaria raccolta di oltre 70.000 opere di Art Brut nata dal nucleo storico raccolto da Dubuffet e donato alla Città di Losanna nel 1971.

Il catalogo, introdotto da tre dettagliati saggi dei curatori e arricchito da un’intervista a esperti dell’Art Brut curata da Gustavo Giacosa

Dubuffet e l’Art Brut. L’arte degli outsider
a cura di Sarah Lombardi e Anic Zanzi
Mudec – Museo delle Culture – Milano
fino al 16 febbraio 2025

Per maggiori informazioni: Mudec – Museo delle Culture

Pubblicati di recente

Restiamo in contatto

Ottobre 2024
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031