Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura, Niki de Saint Phalle è resa possibile grazie alla collaborazione con la Niki Charitable Art Foundation (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Centodieci opere, di cui una decina di grandi dimensioni, oltre a una selezione di opere su carta, video, vestiti della Maison Dior, raccontano al pubblico una visione personale molto “pop” dell’arte, intesa come percorso verso l’affermazione del femminile.
La mostra conta, come Institutional Partner, su Fondazione Deloitte.
Nata a Neuilly-sur-Seine, vicino Parigi, Niki de Saint Phalle ha iniziato la sua carriera artistica negli anni ’50 e ha guadagnato fama per le sue sculture monumentali e le sue opere concettuali cariche di simbolismo sociale e politico.
Curata dalla storica dell’arte e critica Lucia Pesapane, che ha allestito numerose mostre e retrospettive su Niki de Saint Phalle, la mostra racconta in otto sezioni la carriera dell’artista, dagli esordi fino agli ultimi lavori.









Prima sezione
Come si vede nelle sue celebri “Tirs” (Sparatorie) – performance degli anni ’60 in cui l’artista sparava con un fucile a sacchetti di vernice posti su tele o sculture, creando esplosioni di colori – Niki de Saint Phalle ha esplorato il tema della violenza. Questi “bersagli” rappresentano non solo una denuncia contro la violenza, una critica verso l’autorità e il dominio maschile, ma anche un modo per esorcizzare traumi personali legati alla sua infanzia e alla sua storia familiare (uno dei traumi più significativi della sua vita è stato l’abuso sessuale subito da bambina da parte di suo padre).
In questa sezione viene anche ricordata la performance eseguita a Milano nel 1970, in occasione del festival per il decimo anniversario del Nouveau Réalisme tramite video, immagini e un’opera esposta allora alla Rotonda della Besana.
L’anticlericalismo dell’artista è palese, ma Emerge qui fortissimo anche il fascino che su di lei hanno avuto le cattedrali in quanto opere collettive, realizzate grazie allo sforzo condiviso di migliaia di persone.
Seconda sezione
Lasciato il marito e trasferitasi con il nuovo compagno, l’artista Jean Tinguely a Parigi, in uno studio condiviso dai due ai limiti del Quartiere Latino, tra il 1963 ed il 1965 crea opere che costituiscono la denuncia della situazione della donna agli inizi degli anni Sessanta, obbligata a ricoprire i ruoli tradizionali di moglie e madre all’interno dello spazio domestico. Le Spose, i Parti, le Streghe, le Prostitute sono tante categorie quante sono le gabbie costruite da una società patriarcale nel corso dei secoli.
Terza sezione
Uno dei suoi contributi più iconici all’arte contemporanea di Niki de Saint Phalle sono le Nanas, una serie di sculture femminili voluminose e coloratissime, contrapposte a una figura maschile spesso associata al potere e alla repressione, mentre le Nanas rappresentano la libertà, la gioia e la vitalità. Moderne veneri paleolitiche, con queste sculture, Saint Phalle vuole sfidare gli stereotipi di genere e promuovere l’idea di una donna libera, sicura di sé e non limitata dai canoni estetici tradizionali. Possono essere viste come una risposta ottimista e liberatoria alle sofferenze della sua vita.
Tra queste, le Nanas nere sono sono una potente dichiarazione artistica contro i pregiudizi e gli stereotipi razziali, portano avanti una riflessione sulla rappresentazione delle donne nere nell’arte e riflettono la volontà dell’artista di abbattere barriere culturali e razziali, proponendo una visione inclusiva e positiva del mondo femminile.
Quarta sezione
la realizzazione del Giardino dei Tarocchi in Toscana, un progetto monumentale realizzato a Garavicchio, frazione di Capalbio e durato decenni, rappresenta non solo la sua dedizione all’arte, ma anche un processo di rigenerazione personale. Il giardino, realizzato a partire dagli anni ’70 e aperto al pubblico nel 1998, rappresenta uno degli esempi più noti di arte ambientale.












Quinta sezione
La sua arte non si limita a una ricerca estetica, ma è una risposta diretta ai problemi della società, il che la rende una delle figure più politicamente impegnate nel panorama dell’arte contemporanea. Uno degli aspetti più centrali dell’impegno civile di Niki de Saint Phalle è il suo femminismo.
Niki de Saint Phalle ha anche sostenuto apertamente le lotte per i diritti delle donne, parlando di aborto, sessualità e violenza di genere.
Le sue opere miravano a rompere i legami con un passato di repressione e a esprimere la sua rabbia contro le ingiustizie sociali. Creando sculture monumentali e colorate che celebrano le donne nere come figure potenti e orgogliose, ha messo in discussione i pregiudizi e i canoni estetici tradizionali.
Il Parco dei Tarocchi è una testimonianza del suo desiderio di rendere l’arte un’esperienza collettiva e non elitaria.
Negli anni ’80 ha collaborato alla realizzazione di un libro sulla prevenzione dell’AIDS, intitolato “AIDS: You Can’t Catch It Holding Hands”, con l’obiettivo di educare il pubblico e abbattere i pregiudizi legati alla malattia.
L’impegno civile di Niki de Saint Phalle è stato ampio e profondo, toccando temi come il femminismo, la violenza, il razzismo, la salute pubblica e la giustizia sociale.
Sesta sezione
Il film Daddy e il libro Mon Secret di Niki de Saint Phalle sono due opere profondamente personali e potenti, in cui l’artista affronta il trauma dell’abuso sessuale subito da bambina per mano del padre. Queste opere rappresentano un atto di esorcismo e una forma di liberazione dai fantasmi del passato, ma anche una denuncia pubblica della violenza sessuale e delle dinamiche patriarcali di oppressione.
Queste due opere sono strettamente connesse e rappresentano manifestazioni diverse ma complementari della volontà di Niki de Saint Phalle di confrontarsi con il passato e di usare l’arte e la parola come strumenti di liberazione e di denuncia contro l’abuso e la prevaricazione.
Settima sezione
L’arte di Niki de Saint Phalle è effettivamente il risultato di una straordinaria fusione di culture, fantasie e mitologie diverse, tra cui influenze messicane, amerinde, italiane e orientali. Questa pluralità di fonti è parte integrante del suo stile unico, che combina elementi giocosi, spirituali e simbolici, offrendo una visione universale e inclusiva del mondo.
Ottava sezione
Dopo il viaggio esoterico nel Giardino dei Tarocchi, l’artista sente il bisogno si avvicinarsi a un altro tipo di spiritualità, più legata ai culti della Madre Terra e alle tradizioni dei nativi americani che abitano la bassa California. Queen Califia’s Magical Circle – un parco di sculture in onore di un’altra divinità femminile – è anche un omaggio alla ricchezza e al pluralismo culturale di una città frontaliera come San Diego.







Chiudono la mostra alcune opere della serie dei Teschi. «Come i popoli mesoamericani, l’artista considera la morte come un momento da festeggiare piuttosto che da temere, perché “La Mort n’existe pas, Life is eternal”, come scrive su una delle ultime opere che ci lascia.» (L. Pesapane)
Niki de Saint Phall
a cura di Lucia Pesapane
MUDEC Milano
05 ottobre – 16 febbraio 2025
Per maggiori informazioni: MUDEC






