A cinquant’anni dalla scomparsa, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale presenta Picasso lo straniero. La mostra nasce dall’idea originale di Annie Cohen-Solal, autrice di Picasso. Una vita da straniero e curatrice scientifica del progetto espositivo e si avvale della curatela speciale di Cécile Debray, presidente del Musée National Picasso-Paris (MNPP). È prodotta da Palazzo Reale con Marsilio Arte grazie alla collaborazione del MNPP, del Palais de la Porte Dorée (Musée National de l’Histoire de l’Immigration) e della Collection Musée Magnelli – Musée de la céramique di Vallauris (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

A cinquant’anni dalla scomparsa, l’opera di Pablo Ruiz Picasso è indagata e raccontata attraverso la lente del suo stato di immigrato, rifiutato, censurato dalla nazione che lo ha visto crescere e raggiungere il successo, la Francia.
La vicenda artistica di Pablo Picasso comincia nel 1900 quando, all’età di 19 anni, il pittore andaluso si trasferisce dalla Spagna a Parigi, il centro del mondo per l’arte dell’epoca.
Il rapporto di Pablo Picasso con la polizia francese fu complesso, segnato da periodi di sospetto e controllo, soprattutto a causa delle sue opinioni e associazioni politiche. Sebbene divenisse una figura celebre nel mondo dell’arte francese, la sua carriera incrociò anche momenti di tensione con le autorità. Le sue associazioni con anarchici e politici radicali, soprattutto durante i suoi primi anni a Parigi, attirarono l’attenzione della polizia che teneva un fascicolo su Picasso, così come faceva su molti stranieri che vivevano in Francia e che erano considerati politicamente attivi.















A contribuire alla diffidenza delle autorità nei suoi confronti, il fatto che Picasso fosse associato ai circoli anarchici spagnoli. Un caso famoso in cui Picasso finì sotto il controllo diretto della polizia fu durante il furto della Gioconda dal Louvre nel 1911. Il poeta Guillaume Apollinaire, per aver sempre palesato la voglia di svuotare i musei e di riempirli con le opere dei contemporanei, fu accusato di essere coinvolto nel furto e, a sua volta, tirò in ballo Picasso. Alla fine, entrambi furono scagionati.
Inoltre, la sua appartenenza al Partito Comunista Francese lo rese sospetto agli occhi delle autorità francesi, soprattutto durante la Guerra Fredda.
Picasso lo straniero
Più di 90 opere dell’artista, oltre a documenti, fotografie, lettere e video, provenienti principalmente dal MNPP ma anche dal Musée National de l’Histoire de l’Immigration di Parigi e dalla Collection Musée Magnelli Musée de la céramique di Vallauris: un progetto che apre a più riflessioni sui temi dell’accoglienza, dell’immigrazione e della relazione con l’altro.















Il percorso espositivo si snoda in ordine cronologico, dal 1900 al 1973, e le opere selezionate sono testimonianza della travagliata condizione di esule e straniero di Picasso in Francia,
La mostra segue la traiettoria estetica e politica di Picasso, per illustrare come abbia plasmato la propria identità vivendo nella difficile condizione di immigrato ed è corredata da riproduzioni di segnalazioni e rapporti della Sûreté che documentano la costante osservazione subita dall’artista da parte delle autorità competenti. I gendarmi anche si dettero da fare per intralciare il percorso dell’artista verso la cittadinanza francese che, tra parentesi, non venne mai.
Nemo profeta in patria
Il riconoscimento del valore artistico dello spagnolo si deve, in Francia, dapprima al mercante d’arte Ambroise Vollard; negli Stati Uniti, nel 1911 al famoso fotografo e promotore d’arte Alfred Stieglitz, gestore della 291 Gallery di New York; ma soprattutto ad Alfred H. Barr Jr, che organizzò nel 1939, al MOMA, poco dopo l’apertura del museo, una retrospettiva intitolata Picasso: Forty Years of His Art. Barr aveva acquistato per il museo anche il quadro Les Demoiselles d’Avignon, di difficile comprensione per le istituzioni artistiche più conservatrici del tempo e per questo rifiutato dal Louvre, museo legato a un’idea più classica e accademica dell’arte.
Un’altra retrospettiva su vasta scala venne organizzata dal MOMA con l’Art. Institute of Chicago nel 1957, intitolata Picasso: 75th Anniversary Exhibition, in onore del 75° compleanno dell’artista.
Senza contare che, dal 1939 al 1981, il celebre dipinto Guernica di Picasso fu esposto al MoMA, a cui Picasso l’aveva prestato per impedire che la Spagna lo avesse intanto che il paese fosse rimasto sotto la dittatura fascista. Guernica toccò il suolo spagnolo solo dopo la morte di Francisco Franco, nel 1981. Oggi è esposto al Museo Reina Sofía di Madrid.






Finalmente, per permettere allo Stato Francese l’acquisizione di un ingente corpus di opere dell’artista che sarebbe morto nel 1973, nel 1968 André Malraux, allora ministro della Cultura nel governo del generale De Gaulle, congegnò un cavillo legale e fiscale, il sistema della datio in solutum, che permise agli eredi di Picasso di pagare le tasse di successione in opere d’arte, rimediando così alla quasi totale assenza di Picasso dalle collezioni pubbliche.
Picasso Lo Straniero
a cura di Annie Cohen-Solal e di Cécile Debray
Palazzo Reale Milano
fino al 2 febbraio 2025
Per maggiori informazioni: Palazzo Reale Milano






