La citta di Pompei incontrò una fine catastrofica nel 79 d.C. L’eruzione del Vesuvio durò due giorni e si stima che abbia sepolto sotto la cenere circa duemila cittadini (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Fondata originariamente poco distante dal fiume Sarno, intorno all’VIII secolo a.C. dagli Osci, risentì degli influssi dei Greci, degli Etruschi e dei Sanniti che la dotarono di una cinta muraria intorno al 300 a.C.. Passata sotto il dominio romano col nome di Cornelia Veneria Pompeianorum, nell’89 a.C. Publio Cornelio Silla vi si stabilì insieme ad un gruppo di veterani.
Contesto storico
Trasformata in una delle località di villeggiatura più apprezzate dall’aristocrazia romana, durante l’età imperiale, molte facoltose famiglie romane vi costruirono la propria casa di vacanze o di residenza.
L’eruzione del Vesuvio del 79 seppellì Pompei sotto uno spesso strato di cenere vulcanica e pomice, preservandola in uno stato di animazione sospesa per diciassette secoli.
A capo della flotta romana stanziata a Capo Miseno, quando si verificò l’eruzione, Plinio il Vecchio si avvicinò alla costa per soccorrere gli abitanti di Stabia. Però, nell’impossibilità di lasciare il porto della città, a cagione del caos generato dall’eruzione, anche la nave fu investita dalle esalazioni del vulcano, lasciando l’ammiraglio e l’equipaggio in balia dei fatali miasmi. Queste circostanze sono narrate dal nipote Plinio il Giovane – che al momento dell’eruzione si trovava nella casa dello zio a Capo Miseno – a Tacito nel 107 d.C..
La cenere vulcanica che ricoprì Pompei contribuì a preservare edifici, manufatti e persino i corpi delle vittime, fornendo spunti dettagliati sulla vita quotidiana, l’architettura, l’arte e la cultura dell’epoca.




















Gli scavi iniziarono timidamente nel 1748 sotto il re di Napoli Carlo III di Borbone. L’interesse aumentò durante l’occupazione francese di Gioacchino Murat all’inizio del XIX secolo, per scemare quasi subito con il ritorno dei Borbone. Dal 1924 al 1961 i lavori furono supervisionati dall’archeologo italiano Amedeo Maiuri, che sostituì Vittorio Spinazzola, direttore degli scavi di Pompei dal 1911.
Gli scavi
Accanto ai restauri delle principali strutture di Pompei, Maiuri condusse significative indagini sia sulla vita della città precedenti il dominio romano (dall’89 a.C.) sia sul periodo tra il terremoto del 62 d.C. e la distruzione finale.
Dopo un periodo di incuria, sotto il ministero di Sandro Bondi (2008-2011), che aveva portato ad alcuni crolli, l’Unione Europea stanziò un finanziamento per la salvaguardia degli scavi.
Anche oggi il sito deve affrontare minacce legate alla conservazione, tra queste l’azione degli agenti atmosferici, l’impatto del turismo di massa e la reperibilità delle risorse da impiegare nel restauro e nella manutenzione.

Pompei rimane uno dei siti archeologici più significativi del mondo, offre una finestra unica sul passato e continua a stimolare l’immaginazione delle persone di tutto il mondo. Nel 2023 gli scavi di Pompei hanno fatto registrare poco meno di 4 milioni di visitatori.







