Ristorante Al Condomìnio

Il menu de Al Condomìnio è ispirato ad alcune figure tipiche, ricorrenti nelle compagini di molti… condomìni.

A Verona, le trattorie e i ristoranti – alcuni molto belli e rinomati – sono per lo più concentrati nel centro storico, spesso in vecchie case di artigiani ristrutturate o nei palazzi signorili nelle vicinanze dell’Arena o di Piazza delle Erbe.

Stupisce, pertanto, il ristorante collocato in un edificio residenziale recente, in una zona decentrata all’interno della cinta muraria, nei pressi di Porta Nuova, che passerebbe inosservato, se non fosse che… se ne parla in tutto il mondo.

L’essere collocato a livello della strada, in un palazzo moderno composto di appartamenti di abitazione, ha suggerito il nome del locale: Al Condomìnio, creando un equazione tra i concetti di condominiale e conviviale (dal latino convivium ‘banchetto’, derivato di convivere ‘vivere insieme’).

Il format, così provocatorio da interessare la stampa internazionale, è basato sul patto sancito con gli avventori che al loro arrivo, accettano di depositare il proprio cellulare in una cassetta – tipo cassetta postale, ma con annessa presa usb – in cambio della bottiglia di prosecco MAIA (la cantina vinicola del cofondatore) che consumeranno, a propria scelta, durante il pasto o in qualsiasi occasione successiva lontano dal ristorante.

L’idea è quella di mettere i convitati in condizione di comunicare tra loro senza distrazioni e di evitale la squallida scena, non insolita, purtroppo, dalla coppia formata da due zombie estraniati dallo schermo dei propri cellulari o, peggio, con lo sguardo perso nel vuoto di una, di fronte alla maleducazione dell’altra.

Il resto dell’esperienza gastronomica è modulato sulla falsa riga del tema suggerito dal nome. I piatti sono intitolati a figure tipiche di una compagine condominiale: Si parte dagli antipasti “Quelli del Primo Piano”, “La Matta”, passando dai primi piatti come “La Guardona”, “La Vecia”, “Lo Straniero” (piatto internazionale), per arrivare ai secondi con “I Morosetti”, “La Sportiva” (piatto bilanciato per chi vuole rimanere in forma) e l’immancabile “Spiona”, solo per citare alcune portate.

Il personale della cucina si aggira tra i tavoli per illustrare ai commensali i piatti della tradizione italiana rivisitati in chiave moderna preparati nell’ariosa cucina a vista, coprendo i ruoli tipici condominiali di “Manutentore”, “Amministratore” e “Giardiniere”.

Lo stile di arredo concepito dalla designer Margherita Marfo, si rifà a un mood vintage, tra il Liberty e l’Art déco”, ispirato ai locali clandestini del periodo del Proibizionismo.

Ogni sera il locale registra il tutto esaurito. La frenesia si è scatenata in seguito a un articolo del britannico Guardian, che ha innescato una reazione mediatica a catena, concretizzatasi sul terreno con l’assalto del turismo internazionale in visita a Verona.

Da sx: la Designer Margherita Marfo, Angelo Lella, Federico D’Erchia

I fondatori, Angelo Lella – personaggio eclettico, marketing man e vigneron, oltre che ristoratore – Federico D’Erchia – imprenditore della ristorazione, con cinque altri ristoranti all’attivo – Michele Zanichelli – executive chef – e Lorenzo Fraccaroli, si propongono di sviluppare una catena di locali. Il primo clone a Milano.

Maggiori informazioni QUI

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