Ercole Pignatelli di fronte a Guernica

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale con il supporto organizzativo di Marsilio Arte, Memento amare semper è la mostra-performance che l’artista Ercole Pignatelli (Lecce, 1935) dedica all’opera simbolo di Pablo Picasso, Guernica.

Ercole Pignatelli di fronte alla sua reinterpretazione di Guernica di Pablo Picasso

Guernica, storicamente capitale morale e religiosa dei Paesi Baschi spagnoli, è divenuta celebre per aver subito forse il primo bombardamento aereo a tappeto della storia. L’attacco ebbe luogo il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola.

I rispettivi comandi della tedesca Legione Condor e dell’Aviazione Legionaria Italiana, diedero la colpa del massacro al vento che, a loro dire, spinse le bombe lontano dall’obiettivo dell’operazione, verso l’abitato. Il fatto che il bombardamento durasse tre ore, non impedì di argomentare una scusa così spudorata. Del resto, immersi in un tempo di guerra noi stessi, siamo adusi a sentire motivazioni per massacri di civili altrettanto spudorate.

Ispirandosi a questo atroce fatto di sangue, Pablo Picasso dipinse una grande tela per il padiglione spagnolo nell’Esposizione Universale di Parigi del 1937. Il quadro, dalle imponenti dimensioni di 349,3×776,6 cm, è diventato un simbolo del martirio delle popolazioni civili vittime della guerra.

Inizialmente rifiutata dal governo basco, Picasso richiese che l’opera non entrasse nel territorio spagnolo fino alla morte del generalissimo Franco. Conservata al MoMA di New York dal 1939, nel 1953, per volontà dell’autore, venne esposta a Palazzo Reale nella Sala delle Cariatidi sfigurata dai bombardamenti.

È qui che Ercole Pignatelli (Lecce, 1935), giovane pittore diciottenne appena sbarcato a Milano dalla nativa Lecce, la vide per la prima volta, rimanendone fortemente impressionato.

Per il resto della sua lunga carriera, Pignatelli ha modellato la propria poetica pittorica sul ricordo di quell’esperienza, combinando le assonanze barocche della sua infanzia con le forme debordanti delineate su quel rettangolo di tela.

Oggi, con l’esperienza dei suoi ottantotto anni, nel ricordo di quella mostra, tutta la carriera di Pignatelli è tornata, come una conclusione scontata, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, dove, come un estremo omaggio all’opera Guernica e al suo autore, il pittore leccese si è cimentato in un’impresa “impossibile”: reinterpretare il quadro in dodici giorni, davanti al pubblico che poteva assistere – «non è più un osservatore ma un testimone oculare dell’evento» (secondo la curatrice Francesca Alfano Miglietti) – mentre lui dipingeva Memento Amare Semper, per stimolare un momento di meditazione sul tema della guerra e dei massacri.

Ercole Pignatelli, pittore

Ercole Pignatelli non fa riferimento ad alcuna corrente artistica. È passato, negli anni Cinquanta, attraverso il tempo dell’Arte informale; negli anni Sessanta, del New Dada, del Nouveau realismé, della Pop art, dell’Happening e della Body art; negli anni ’60 e ’70, del Minimalismo, della transavanguardia, dell’arte povera; e in seguito dell’Arte concettuale, nei movimenti neofigurativi e in quelli neo-oggettuali… Pur familiarizzando con gli artisti più attivi sulla scena milanese e internazionale – Ugo Mulas, Piero Manzoni, Giorgio Kaisserlian, Lucio Fontana, Milena Milani, e Carlo Cardazzo, suo gallerista – ha costruito il proprio stile personale senza associarsi ad alcun movimento, affermando che, è l’avere una visione globale che gli ha permesso di rimanere libero durante il secondo ‘900 e i primi anni 2000, restando sempre legato, nonostante vari momenti pittorici, all’espressività barocca della sua città natale.

La sua è una vocazione decorativa restituita dalla creatività dell’interpretazione di tornite figure umane o giardini dalla vegetazione incontenibile che competono con cieli invadenti.

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Leccese, Milanese d’adozione, Ercole Pignatelli ha trovato nel lago di Como il luogo ideale in cui trascorrere parte del suo tempo.

Al termine della performance, mercoledì 16 maggio, l’opera – alta 3,49 metri e lunga 7,70 metri e composta da nove tele verticali – è stata divisa e donata dall’artista alle scuole di 9 municipi milanesi selezionate tra le scuole più multietniche e inclusive del territorio di Milano. Il tema su cui le scuole saranno invitate a riflettere è quello della guerra e della pace, di drammatica attualità.

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