La Rocchetta Mattei

Edificata a metà del XIX per volere del conte Cesare Mattei (1809-1896), la Rocchetta Mattei è un monumentale edificio ecclettico che riunisce gli stili dal romanico-gotico, al moresco, al bizantino; dal neo-medievale al neo-rinascimentale al Liberty (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

La Rocchetta Mattei sorge sui resti del Castello di Savignano, dominio di Matilde di Canossa, nel comune di Grizzana Morandi.

La Rocchetta Mattei si trova in posizione elevata, a 407 metri sul livello del mare, sulla statale 64 Porrettana che, scavalcando l’Appennino tosco-emiliano, unisce Pistoia a Ferrara. Sorge fra le due vallate del Reno e del Limentra, sui resti dell’antico Castello di Savignano, dominio della contessa Matilde di Canossa, nel comune di Grizzana Morandi, nella città metropolitana di Bologna. Quello che si vede è il risultato di un cantiere durato oltre settanta anni.

Alla Rocchetta Mattei si accede passando attraverso un primo portale moresco, affiancato da una torre che sfoggia la copia di un pulpito conservato al Louvre. Lo scalone retrostante é decorato con statue, tra cui è prominente un busto di Giove e, tra gli animali fantastici, una arpia-gargoyl che sorregge un mappamondo e la copia cementifera del bronzeo Grifone islamico conservato a Pisa. Le bande orizzontali, alla pisana, bianche e nere anticipano decorazioni moresche che si ritroveranno all’interno.

Varcando l’arco moresco sorretto da due telamoni neomedievali, si perviene al Cortile Centrale. Sopra lo stesso portale, il Balcone del Papa, sostenuto dalle mensole dalla tomba di Giovanni da Legnano, già nella basilica di San Domenico a Bologna.

Proviene dalla Basilica di San Domenico anche il tondo in pietra bianca con l’effige del condottiero Niccolò Ludovisi, scultura di Jacopo della Quercia (1430), montata sopra l’ingresso della Scala nobile. Al centro del cortile è l’ampia fontana, ricavata dal fonte battesimale della vicina chiesa medievale di Verzuno.

Nella fase iniziale del cantiere infatti, dovette essere determinante l’acquisto di alcune opere d’arte medievali, o presunte tali, cospicue presenze nel cortile, dai mercanti bolognesi. In seguito, i lavori proseguirono per lo più su ispirazione dell’arte mudéjar, uno stile ibrido originato in Spagna con forti influenze dell’arte islamica, ma praticato tipicamente da artigiani cristiani per una clientela cristiana.

«La terza società (La Società di Omeopatia Ermetica) coltiva una terapeutica particolarmente occulta, un sistema di medicina inventato negli anni sessanta da Conte Cesare Mattei, di Bologna, che unisce i principi di Hahnemann con quelli dei discepoli iatrochimici di Paracelso.» (Henry Carrington Bolton, bibliografo della scienza )

L’ambiente più caratteristico e suggestivo della Rocchetta è senza alcun dubbio la Cappella. Ad essa si giunge al termine di una ripida scalinata, oltrepassando un portale che è la copia in piccolo del Portale monumentale di Palazzo d’Accursio a Bologna.

L’impatto visivo è straordinario. Due ordini sovrapposti di archi bicolore ispirati al Conte dalla cattedrale-moschea Mesquita di Cordoba si sovrappongono e tendono verso il soffitto. Nell’abside si trova un piccolo altare, sotto un cielo stellato.

Al centro del matroneo, è stato collocato un organo Preston del 1808, a canne e a manovella. Nelle lunette, finti mosaici di alcuni santi, non tutti in ottimo stato. Sul soffitto, decorazioni di intarsi con fioroni dorati.

Usciti dalla Cappella, ci si addentra sul terrazzo del Giardino pensile. Posto al centro della Rocchetta, permette la visione a 360 gradi dei vari edifici che la compongono, come la torre quadrata del Conte o la circolare torre della Visione, appunto. Seguendo il camminamento, passando sotto un architrave, si giunge a un secondo terrazzino esposto alla vista panoramica dell’Appennino.

Dal terrazzino, salendo pochi scalini e varcando una soglia sorvegliata da una coppia di felini di pietra, si giunge al secondo ambiente maggiormente suggestivo della Rocchetta, ispirato alle decorazioni moresche dell’omonimo cortile dell’Alhambra di Granada: il Cortile dei Leoni.

Al centro, la fontana con quattro leoni è circondata da uno splendido portico ricco di stucchi, un tempo policromi. Le formelle sovrastanti gli archi vedono impressa l’immagine della torre della Visione, logo della casa farmaceutica di Mattei, mentre al di sopra una iscrizione araba corre sui quattro lati della struttura. Le piastrelle che rivestono le pareti sotto il portico sono forse la sola cosa autentica del Palazzo, importate direttamente dall’Andalusia.

Una porta conduce a un budello che guida il visitatore al loggiato alla sommità della cappella. Qui, un sarcofago ospita la tomba realizzata sulla base delle indicazioni testamentarie di Cesare Mattei. I simboli che si scorgono riportano alla fede cattolica (la croce), all’eternità (la pigna) e al sonno (il bulbo del papavero). Le stelle vengono classificate secondo le gerarchie astrali del tempo di Mattei.

Tra le sale e le stanze più visitate di questo palazzo, la Sala dei Novanta, la Sala Rossa, la Sala della Pace, la Sala della Musica. In diverse sale del castello i vsitatori possono ammirare parte della Collezione Marini di strumenti musicali meccanici, raccolta dall’industriale romagnolo Marino Marini (1907-1985).

La Scala Nobile riporta a spirale al Cortile centrale e all’uscita dal palazzo.

Come il Castello di Sammezzano, anche la Rocchetta Mattei è un edificio ricco di simboli massonici.

Cesare Mattei, l’inventore dell’Elettromeopatia, fu una figura di spicco nel campo della medicina alternativa durante il XIX secolo.

Dal 1859 il Conte risiederà definitivamente alla Rocchetta, da un certo punto in poi, tormentato dai timori di venire assassinato, senza mai uscirne. Infine, Cesare Mattei morirà il 3 aprile 1896, all’età di 87 anni.

Abbandonata negli anni ’80 del Novecento, la Rocchetta nel 2005 fu acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna che, dopo accurati restauri, la riaprì al pubblico nel 2015.

Si ringrazia il Comune di Grizzana Morandi e il personale della Rocchetta Mattei per la gentile collaborazione.

Per maggiori informazioni: link

« Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare. […] Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica. » ( Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov)

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