Brassaï l’Occhio di Parigi

Curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo, dal 23 febbraio al 2 giugno Palazzo Reale presenta la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi, promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, è realizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï Succession (Fondo Eredi Brassaï). (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci)

Nato nel 1899 in Ungheria, Brassaï, nome di battesimo Gyula Halász, si era naturalizzato francese, prendendo il nome del paese in cui era nato

Più di 200 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, documentano il lavoro di un osservatore “normale” che ha ritratto la scena parigina nell’epoca in cui nella città confluivano artisti, scrittori intellettuali avventurieri e viveur a vario titolo provenienti per lo più da altre lande di Europa e Stati Uniti.

Il periodo è stato efficacemente descritto da Ernest Hemingway nel romanzo autobiografico A moveable feast (Festa Mobile) che descrive la vita degli espatriati – per lo più anglosassoni – appartenenti alla generazione perduta della I Guerra mondiale, che gravitavano sulla città.

Brassaï. L’Occhio di Parigi

Eppure, la “normalità” di Brassaï (si legge Brassái) che emerge dalla mostra Brassaï. L’Occhio di Parigi parte dalla sua figura di quieto signore francese, in qualche maniera “tipico”, e si proietta all’esterno del personaggio che è, nelle sue foto – per lo più stampe originali prodotte personalmente dal fotografo – che ritraggono, quasi casualmente, personaggi comuni intenti alle più varie attività, di lavoro o di svago e inquadrati con scarsa ricercatezza ma spesso con spiccato umorismo. Oppure nelle vedute di Parigi, non raramente nutturne, città rivelata a chiazze dall’illuminazione pubblica, o avvolta nella nebbia o bagnata dalla pioggia.

La casualità gioca una parte rilevante nelle foto di Brassaï, come nella maggior parte delle foto dei fotografi che lavoravano e lavorano con la celluloide, dovuta anche alla lentezza di avanzamento della pellicola o di sostituzione della lastra.

Una fascinazione per la luce emerge da alcuni scatti notturni che disegnano il profilo di certi personaggi ritratti nella mostra In questa e nelle immagini seguenti: varie immagini dell’installazione della mostra Brassaï. L’Occhio di Parigi. Scatti lontani dall’estemporaneità e dalla casualità che caratterizza altre circostanze sentimentali o trasgressive della vita parigina della sua epoca, catturate al volo senza la collaborazione dei soggetti.

Interessante l’aneddoto legato a una foto in cui Pablo Picasso, in posa, finge di dipingere un quadro raffigurante una donna nuda sdraiata. L’attore Jean Marais impersona la modella, subito raggiunto dal suo cane. L’aneddoto è ben narrato nel bel catalogo e deriva dall’abitudine dei pittori di acquistare dai rigattieri per poco prezzo tele dipinte da riciclare in nuovi quadri. In questo caso, Picasso aveva deciso che il quadro comunque gli piacesse e che lo avrebbe tenuto per sé.

Il catalogo della mostra “Brassaï. L'Occhio di Parigi”
Il bel catalogo edito da Silvana Editoriale

Il volume accoglie i testi di Philippe Ribeyrolles, studioso nonché nipote del grande fotografo, e della critica Silvia Paoli. Un’intervista a Gilberte Brassaï, moglie dell’artista, raccolta da Annick Lionel-Marie, ne arricchisce l’edizione.

Molto importante la sezione della mostra che descrive i rapporti tra Brassaï e l’intelligentia popolata dai Picasso, Giacometti, Cocteau, Miller, per citarne alcuni, i cui ritratti dimostrano anche l’apprezzamento dimostrato a Brassaï dalla sua epoca.

Brassaï, nome di battesimo Gyula Halász, era nato nel 1899 in Ungheria e successivamente si era naturalizzato cittadino francese, prendendo il nome del paese in cui era nato (Brassó, Transilvania).

Noto soprattutto per le immagini evocative della vita nella capitale francese nella prima metà del Novecento, la sua influenza è profonda, in particolare nel campo della street photography e della fotografia documentaristica ed è celebrato per l’indubbia perizia nel catturare l’essenza della cultura parigina, in particolare i suoi aspetti notturni e sotterranei.

Le sue immagini continuano a ispirare i fotografi di tutto il mondo e la sua eredità sopravvive come uno dei maestri della fotografia del XX secolo.

Brassaï scompare il 7 luglio 1984, subito dopo aver terminato la redazione di un libro su Proust al quale aveva dedicato diversi anni della sua vita.

È sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore di Parigi.

Curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo, la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi, promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, è realizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï Succession (Fondo Eredi Brassaï).

La mostra a Palazzo Reale Brassaï. L’occhio di Parigi sarà visibile dal 23 febbraio al 2 giugno. Per maggiori informazioni: https://www.palazzorealemi

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