Martin Parr “Short & Sweet”

Martin Parr al Mudec Photo, dal 10 febbraio al 30 giugno 2024, con Short & Sweet che, con oltre 60 fotografie, insieme all’installazione Common Sense composta da circa 200 scatti, ripercorre la carriera di uno dei più famosi fotografi documentaristi contemporanei. (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci)

Martin Parr, fotografo documentarista.

Si direbbe che immagini di fronte a cui una persona normale distoglierebbe lo sguardo, divengano facilmente i soggetti che Martin Parr rappresenta nella sua fotografia.

È uno sguardo smaliziato, irriverente, se si vuole, qualcuno lo giudica “crudele” – lui preferirebbe definirlo “onesto” – riguardo alla rappresentazione della vita di tutti i giorni, vissuta dalla gente comune, nelle attività quotidiane più ordinarie, anche se, a volte, assurde.

Infatti, rispetto alle immagini sulle pagine delle riviste patinate, che ritraggono gli aspetti più eroici di una vita per la maggior parte dei casi del tutto prosaica, le fotografie di Martin Parr contraddicono la «propaganda» trionfalista con cui il “sistema dei media” si adopera a lusingarci.

La fotografia documentarista di Martin Parr

Per questo, non ha senso definire il fotografo di Epsom (Surrey) un “fotoreporter”, perché non è attratto da fatti che in sé rappresentano un’emergenza nella routine quotidiana, manifestano la fase acuta di uno stato di malessere e hanno un decorso immediato. Parr è più interessato alle tendenze emblematiche insite in un dato di fatto, ai comportamenti collettivi che rappresentano come siamo e come ci rapportiamo a una realtà che ha una sua continuità; per così dire, una patologia dal decorso lungo e dagli sviluppi graduali.

Martin Parr, “Autoportrait to Sang Fotostudio”. Amsterdam, 2000

Dietro ai colori brillanti rubati al mondo della pubblicità, per convogliare le persone verso l’immagine che documenta questa patologia (Martin Parr è stato uno dei primi fotografi non commerciali ad abbandonare il bianco&nero per dedicarsi al colore), si può leggere, sì, anche un messaggio subliminale, ma la cosa essenziale per Parr è la soggettività del rapporto del fotografo documentarista con il suo mezzo d’espressione.

«We, as people, are very funny».

Un rapporto che non può prescindere dal sense of humor del tutto inglese di Martin che, divertito dall’assembramento di fotografi che si assiepano davanti a lui per la foto di rito, trae a sua volta dalla tasca il cellulare e li ritrae all’istante. E quando uno spettatore diretto all’uscita della sala, passa davanti alla platea e si sofferma per un secondo davanti all’oratore per rubare un fugace scatto, quasi senza interrompere il suo discorso, intercala un «Hi there!» che strappa una risata al pubblico presente.

Martin Parr, Small World

Per Martin Parr, siamo circondati da situazioni potenzialmente umoristiche e se non si ride, allora sì che la situazione è tragica. Perché quando pensiamo alla realtà, le guerre, le carestie, il cambiamento climatico… è tutto troppo deprimente: meglio pensare ad altro.

Ecco che uno dei temi principali della carriera del fotografo è quello di ritrarre l’Occidente mentre trascorre il “suo” tempo libero, quando la massa ha la possibilità di esprimere finalmente se stessa. La gente non deve lavorare ma deve pur sempre fare qualcosa: bird watching, andare in spiaggia o a una sfilata di moda, guardare la partita… In questo risiede il suo arbitrio, la sua sola capacità decisionale ed è qui che interviene il fotografo a ritrarre in maniera soggettiva i suoi simili mentre esprimono la loro personalità più autentica, a registrare lo spirito, il divertimento, la serietà, il kitch di queste attività e tradurre il tutto in fotografie.

Le fotografie di Martin Parr hanno avuto un profondo impatto sul panorama estetico della fotografia. Attraverso il suo stile distintivo e l’acuta osservazione della società, ha ridefinito il modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda, sfidando le convenzioni e invitando gli spettatori a vedere la bellezza e la complessità nell’ordinario.

Impegni istituzionali

Presidente di Magnum Photo dal 2013, Parr ha lasciato la carica nel 2017 per istituire a Bristol la Martin Parr Foundation. L’iniziativa è finalizzata soprattutto a dare visibilità a giovani fotografi britannici e irlandesi, oltre che a sporadici fotografi stranieri che forniscono uno sguardo dall’esterno della realtà isolana. La fondazione organizza quattro mostre all’anno.

Il Museo delle Culture di Milano continua la fortunata collaborazione con Magnum Photo sulla fotografia di reportage e documentaristica avviata nel 2022 con le mostre su Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, con un fotografo la cui visione può essere definita come lo sguardo di un antropologo, rivolto soprattutto alla classe media mentre svolge attività ordinarie.

Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura, con Fondazione Deloitte come Institutional Partner, la mostra consta di oltre 60 fotografie selezionate da Martin Parr, in collaborazione con Andrea Holzherr di Magnum Photo. Insieme all’installazione Common Sense composta da circa 200 scatti e una intervista inedita, la mostra Short and Sweet rimarrà in cartellone al MUDEC fino al 30 giugno 2024.

Per maggiori informazioni: MUDEC, Museo delle Culture, Milano

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