I restauri di San Michele Maggiore a Pavia

In San Michele Maggiore a Pavia, concluso anche il restauro della lunetta della volta a crociera della navata centrale (di Renato Corpaci).

Una restauratrice al lavoro sulla lunetta della volta a crociera della navata centrale

Capolavoro di stile romanico lombardo, a croce latina, risalente al VII secolo nel periodo post-bizzantino, ma ricostruita nei secoli XI e XII, nel tempo San Michele Maggiore a Pavia è stata sede di cerimonie ufficiali e eventi storici derivanti dall’essere chiesa di Palazzo, quando Pavia fu capitale del regno longobardo (625-774).

San Michele Maggiore a Pavia si distingue da coevi edifici della città, costruiti in laterizio con decorazioni in terracotta, per essere edificata invece in pietra arenaria.

L’ampia facciata è caratterizzata da tre ingressi sormontati da archi strombati e densi di decorazioni, uno per ogni navata. Sovrastano i due portali laterali i santi Ennodio ed Eleucadio. Al centro, San Michele Arcangelo e il drago. Salta all’occhio nell’apparato scultoreo, l’insolita scarsità di simboli religiosi o imperiali, a beneficio di illustrazioni dell’attività dell’uomo. Le navate sono segnalate all’esterno da robusti contrafforti che corrono dalla base fino ai due spioventi del tetto “a vento” che delimitano la parte superiore di una loggia composta da 21 arcate. Tra i due contrafforti centrali, sopra al bassorilievo di San Michele, si aprono tre bifore, sormontate da monofore e, sopra queste, ancora un’apertura a croce, affiancata da due oculi. Queste aperture concorrono a dare luce all’interno, certamente scarsa a causa dell’esposizione a Ovest-Nord-Ovest della facciata.

Un ulteriore ingresso, ora tamponato, inserito in una profonda strombatura, si trova sul lato meridionale della basilica, con decorazioni raffiguranti un angelo e, nell’architrave, Cristo che consegna le chiavi a San Pietro e i rotoli della legge a San Paolo. In corrispondenza di questa apertura e appoggiato a essa, all’interno della cattedrale si trova un sacello risalente al XII secolo e arricchito da affreschi romanici raffiguranti la Dormitio Virginis.

La navata centrale, con i ponteggi del restauro

All’interno, le tre navate sono scandite da pilastri che sorreggono un primo ordine di arcate, sovrastate da un secondo ordine di archi da cui il matroneo affaccia sulla navata centrale. Svettano sopra questi ultimi archi le attuali quattro volte a crocera che sostengono il soffitto e garantiscono una migliore efficienza statica; sostituiscono le originali due, dopo il restauro condotto tra il 1488 e il 1491 da Jacopo da Candia.

I restauri attuali interessano i dipinti delle volte a cui un attento lavoro di descialbatura sta restituendo il cromatismo originale, invertendo il senso del precedente restauro del 1865, che voleva il romanico caratterizzato solo da colori ecrû e toni spenti.

Durante le operazioni di recupero, è stato trovato un affresco raffigurante l’incoronazione di un imperatore. Federico II di Svevia fu incoronato in questa chiesa, ma il testo di un cartiglio ai piedi della figura ritratta, fa pensare piuttosto che la testa incoronata dall’arcangelo Michele, tra i santi Ennodio ed Eleucadio, sia piuttosto quella dell’imperatore Costantino.

Il restauro della volta a crociera della navata centrale si aggiunge a quello, già completato, che ha interessato la volta a crociera del presbiterio e consegnato lo scorso marzo 2022.

Tra gli obiettivi del restauro, quello di ripristinare il passaggio intramurario che permette la visita dal perimetro della struttura a livello dei matronei.

L’edificio è dotato di un patrimonio decorativo pittorico e scultoreo che va dal Medioevo all’Ottocento. Risalta, sullo sfondo della volta del presbiterio, la crocifissione di età medievale, ma sono interessanti le statue lignee di stile barocco che rappresentano la Madonna e una pietà. Sempre barocca è custodita, nella navata di sinistra, una grande statua lignea raffigurante la Madonna del Rosario, realizzata, nel 1714, dallo scultore milanese Giuseppe Sala per i padri domenicani di San Tommaso.

La Cripta di San Michele Maggiore a Pavia

Sottostante l’ampio presbiterio sopraelevato e protetto da una balaustra decorata da un apparato scultoreo astratto, da cui emergono due leggii con i simboli degli evangelisti Marco e Giovanni, la cripta, a tre navate, divise da file di colonne sormontate da capitelli, uno diverso dall’altro, che illustrano scene animate da uomini, scene bibliche e dagli animali che popolavano l’immaginario medievale.

Rilievo con Sant’Ennodio nel transetto settentrionale

I lavori di restauro in San Michele Maggiore a Pavia – presentati all’Assessore Regionale Stefano Bruno Galli mercoledì 22 giugno 2022 – sono diretti e coordinati dall’architetto Carlo Bergamaschi dello studio di progettazione A7design di Pavia, in collaborazione con il comitato scientifico e la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, la collaborazione scientifica generata dalla convenzione con il Politecnico di Milano, l’Università di Pavia e l’Università del Piemonte orientale.

Per maggiori informazioni: Il Bel San Michele onlus
info@ilbelsanmichele.eu
Tel. +39.392.1566788

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