La Reggia di Colorno

Nel 1337 Azzo da Correggio, edificò la Rocca (oggi Reggia di Colorno) insieme alla Rocca di Guardasone, per avere due fortezze a levante e ponente, di Parma, a difesa dell’Oltrepò (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Oggi il complesso è aperto al pubblico per visite guidate, mostre d’arte e serate musicali e d’intrattenimento

La Rocca di Colorno, venne ristrutturata nel secolo XVI dalla bellissima – a quanto si dice – e raffinata contessa Barbara di Sanverino – cantata da Torquato Tasso nel sonetto In lode de’ capelli di D. Barbara Sanseverini Contessa di Sala – che la trasformò nel palazzo sede della sua corte e di una ricca raccolta di dipinti, da Tiziano a Correggio, da Mantegna a Raffaello.

Dopo la confisca dei beni della contessa da parte di Ranuccio Farnese, avvenuta nel 1612, il palazzo fu nuovamente ristrutturato e assunse l’aspetto attuale.

In seguito del Trattato di Aquisgrana (1748) che concludeva la guerra di successione austriaca, il Ducato di Parma e Piacenza passò da Maria Teresa d’Asburgo ai figli di Elisabetta Farnese e del re di Spagna Filippo V di Borbone. Carlo lo aveva abitato di malavoglia e per poco tempo dal 1731 al 1735. Trasferitosi dopo la conquista del Regno di Napoli in quella città, nel 1734 portò con sé nella reggia di Capodimonte le collezioni d’arte e gli arredi del tempo dei Farnese.

Subentrato al fratello, Filippo si installò nella reggia in pianta stabile insieme alla moglie Luisa Elisabetta, figlia del Re di Francia Luigi XV alla quale i cittadini di Colorno furono presto felici di riferirsi con l’appellativo con cui i famigliari della duchessa le si rivolgevano affettuosamente.

Babette portò un tocco di Francia nella cucina parmigiana così come nella reggia. Su suggerimento dell’illuminato Guillaume du Tillot, ministro dell’economia pubblica e degli affari esteri, affidò la ristrutturazione della residenza ducale all’architetto Ennemond Alexandre Petitot che operò per far ‘si che gli interni del palazzo somigliassero alla reggia di Versailles.

Il successore, Ferdinando, preferì abitare in un edificio attiguo al palazzo, in un appartamento dotato di una biblioteca con più di 6000 volumi, e di un osservatorio astronomico. Uomo pio, reazionario, bigotto, introverso e appassionato di astronomia, fece ricostruire l’oratorio di corte di San Liborio, invertendone la pianta per renderlo più accessibile alla popolazione. Fece inoltre costruire il convento dei Domenicani. Convento e oratorio erano collegati al suo appartamento privato da passaggi occulti.

Annesso da Napoleone il Ducato di Parma alla Francia, la residenza fu decretata “Palazzo Imperiale”, ma in seguito al Congresso di Vienna, nel 1815 passò alla moglie di Napoleone Maria Luigia d’Austria, che trasformò il giardino all’inglese.

Con l’Unità d’Italia, i Savoia cedettero la Reggia di Colorno al Demanio, non prima di aver trasferito tutto quello che aveva un valore nelle loro varie residenze in giro per la Penisola: il Quirinale a Roma, Palazzo Pitti a Firenze, il Palazzo reale di Torino e la Palazzina di caccia di Stupinigi.

Dopo l’acquisto nel 1870 da parte della provincia di Parma il palazzo fu adibito a Ospedale Psichiatrico e tale rimase fino al 1978, quando la Legge Basaglia decretò la chiusura dei manicomi.

Perfettamente integra è la chiesa di corte di San Liborio e l’organo Serassi che conta ben 2898 canne e viene normalmente utilizzato per concerti.

Oggi la Reggia di Colorno è aperta al pubblico per visite guidate, mostre d’arte e serate musicali e d’intrattenimento. In un’area del palazzo ha sede ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana – il più autorevole centro italiano di formazione culinaria a livello internazionale – fondata dal Maestro Gualtiero Marchesi.

Il parco, sviluppato nel 1749 dal giardiniere di Versailles François Anquetil detto il Delisle su disegno del Petitot, è stato restaurato dalla Provincia di Parma fra il 1998 ed il 2000 sui progetti originali del Delisle.

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