Il cimitero abbandonato della Darola

All’interno del cimitero abbandonato della Darola, la vegetazione è impenetrabile, fatta eccezione per uno stretto sentiero che conduce verso la cappella tardo-gotica. Le lapidi non esistono più, trafugate o distrutte per gusto perverso o per ignoranza (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Lasciandosi la Ex-Centrale Termoelettrica ENEL e la grangia di Leri Cavour alle spalle, sulla Strada Provinciale SP1 in direzione Est-Nord-Est verso Vercelli, si giunge al bivio che porta a Darola, Lucedio e Montarolo. La strada prende decisamente verso Sud. La zona era stata bonificata e messa a coltura dai monaci cistercensi intorno al XII secolo che qui possedevano 6 grange, tra cui la grangia del Principato di Lucedio e quella di Darola.

Quest’ultima cascina a corte chiusa, che presenta una fortificazione quadrata, in qualche modo “concentrica”, risalente al XV secolo, appartiene oggi a una famiglia di imprenditori agricoli che controlla circa 400 ettari di campagna coltivata.

Proseguendo verso Sud sulla provinciale che collega la SP1 alla SP7, passata la tenuta Darola, si giunge a un agglomerato vegetale che ha completamente inglobato un vecchio cimitero, di cui si vede soltanto l’ingresso, una volta protetto da un cancello di ferro di cui non rimangono neppure i cardini.

La posizione del cimitero, tra le due tenute, Darola e Lucedio, rispetta le disposizioni del napoleonico editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures, 1804), che si proponeva un doppio obiettivo: igienico sanitario e politico. Imponeva infatti che i cimiteri sorgessero lontano dai centri abitati, in luoghi soleggiati e arieggiati. Prescriveva inoltre che le tombe fossero tutte uguali e che almeno da morti, tra gli uomini regnasse un’armonia sociale egualitaria.

Il Satanismo e la Darola

Pittoresche leggende di riti satanici e magia nera hanno interessato questo luogo fin dal XVII secolo, ad opera di giovani novizie e che a tali riti si unissero monaci provenienti dal vicino Principato di Lucedio, caduti preda di perversioni sessuali e ossessioni esoteriche.

Sono almeno dieci le sette sataniche presenti in Italia (ma qualcuno ne conta addirittura 8000). In Piemonte il gruppo di satanisti più noto è quello dei “Figli di Satana”, impegnati nella profanazione proprio dei piccoli cimiteri di campagna.

All’interno del cimitero abbandonato della Darola, la vegetazione è impenetrabile, fatta eccezione per uno stretto sentiero che conduce verso la cappella tardo-gotica. Le lapidi non esistono più, trafugate o distrutte per gusto perverso o per ignoranza.

Giunti alla cappella, si notano le targhe di pietra poste ai lati dell’ingresso. L’una in ricordo della traslazione di due gemelle decedute nel 1868 (probabilmente da un piccolo cimitero privato), l’altra in memoria di quello che potrebbe essere il padre, morto nel 1876.

Di fianco, sopravvive, anche se fortemente danneggiata, quella che un tempo è stata una tomba di famiglia.

L’interno della cappella è devastato senza risparmio. Tutto quello che si poteva rompere, è stato danneggiato e quello che poteva avere un minimo interesse, lo ha perso.

Resta il mistero di questa esplosione di verzura che ha inghiottito, insieme ai muri, le tracce dell’esistenza di tante persone che hanno calcato le proprie orme per circa due secoli di storia nel territorio della Darola e di Lucedio.

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