Passeggiare sull’Isola di San Giulio sul Lago d’Orta

Dalla piazza principale di Orta, ci si imbarca per l’Isola di San Giulio su piccoli battelli che fanno la spola incessantemente per traghettare i visitatori da e per la destinazione.

Sull’isola di San Giulio in volo con il drone

Il novarese è un territorio di forti convinzioni religiose e di robusti appetiti di potere. In questa terra, il potere religioso, rappresentato dai vescovi, si è a volte scontrato con le ambizioni di laici dotati di milizie armate.

La leggenda narra che in origine l’isola di San Giulio fosse uno scoglio popolato da esseri inquietanti (serpenti, draghi e mostri in generale). Quando, nel 390, originario dell’isola greca di Aegina, vi approdò l’uomo che le diede il nome – Jacopo da Varazze lo cita insieme al fratello Giuliano per l’attività di evangelizzazione nell’alto novarese – questi la liberò dalla vegetazione, la bonificò dagli animali molesti e vi fondò la sua chiesa.

Un tempo centro del potere longobardo, Onorato, settimo vescovo di Novara nel VI secolo contribuì allo sviluppo del luogo edificando un castello che incorporava i resti della chiesa.

Da allora, si può dire che i Vescovi di Novara mantennero il potere sull’isola e su tutta la Riviera fino al 1817, nonostante le scorrerie delle milizie mercenarie degli Sforza, nel 1524 minacciassero la sicurezza garantita dalla posizione relativamente appartata.

Nel 1841 il castello medievale fu abbattuto per far posto al nuovo grande Seminario Vescovile, opera dell’architetto lombardo Ferdinando Caro.

Nel 1973 venne fondato sull’isola un monastero benedettino, l’Abbazia Mater Ecclesiae, nella quale vengono svolte importanti ricerche, studi e traduzioni di testi antichi. Il monastero ha anche un laboratorio di restauro e centro di ricerca e studio sui tessuti antichi. Da alcuni anni il monastero ha sede nell’ex seminario.

Dalla piazza principale di Orta, ci si imbarca per l’Isola di San Giulio su piccoli battelli che fanno la spola incessantemente per traghettare i visitatori da e per la destinazione.

Dopo l’approdo, il visitatore è indotto a imboccare la “Via del Silenzio e della Meditazione” che, infossata tra i palazzi storici, corre intorno all’isola, passa dall’ottocentesco Palazzo dei Vescovi e dal convento di clausura Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, in cui vivono le monache dedite a in solitudine alle attività monastiche, tra cui, oltre alla preghiera che scandisce la giornata, ricerche e studi su testi antichi e traduzioni; restauro di tessuti antichi (arredi, vesti sacre, arazzi, ecc.), confezione di paramenti sacri mediante l’utilizzo di antichi telai a mano; pittura per la produzione di icone e la preparazione del celebre pane di San Giulio.

Basilica di San Giulio all'Isola si San Giulio
Basilica di San Giulio

Incastonata nel vertice meridionale dell’Isola, la Basilica di San Giulio appare al termine del percorso tra i palazzi, prodotto della ricostruzione dell’antico edificio del 390, di cui si può ancora vedere l’abside. La chiesa a tre navate con volta a crociera, è caratterizzata da due loggiati posti sopra le navate laterali, a cui si accede dai due piccoli campanili a guardia della facciata sormontata dalla cupola dell’XI secolo.

La cripta, elemento classico dell’architettura romanica, è invece però un prodotto successivo da attribuirsi al periodo barocco. Vi si accede da due scale ai lati del presbiterio sopraelevato rispetto alle navate.

Il “pezzo forta” della ricca dotazione artistica della chiesa – prevalentemente prodotta fra il XV e il XVIII secolo – è l’ambone romanico che precede il transetto (inizi del XII secolo) scolpito nel serpentino grigio-verde proveniente dalle vicine cave di Oira. Le vistose decorazioni sono di chiaro gusto gotico: un centauro in atto di scoccare una freccia contro un cervo aggredito da due fiere; le raffigurazioni simboliche dei quattro evangelisti (il bue di Luca, l’uomo alato di Matteo, il leone di Marco, l’aquila di Giovanni): infine la rappresentazione di un grifone che afferra il corpo di un coccodrillo. La figura umana appoggiata al bastone, che compare tra queste presenze è ritenuto essere Guglielmo da Volpiano, nato sull’isola e venerato dalla Chiesa come santo.-

Ritornati all’esterno, percorsi i pochi passi che completano il percorso di visita, ci si ritrova al piazzale dell’imbarcadero per la traversata di ritorno verso Orta.

Condividi su: