Santa Maria del Tiglio

A Gravedona, in un’area appartata, fuori dal nucleo urbano, sorge la chiesa di Santa Maria del Tiglio, edificio d’architettura romanica lombarda del XII secolo (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Gravedona, Santa Maria del Tiglio

Chiamata così a causa di un tiglio che era cresciuto proprio sopra il campanile, dai documenti storici emerge che l’antico battistero dedicato a S. Giovanni Battista conservasse un affresco raffigurante l’Adorazione dei Magi, oggetto nell’anno 823 di un evento miracoloso. Che l’edificio fosse stato edificato su un’area sacra, è confermato dalla presenza di un’ara romana murata nell’interno della chiesa e di una testa scolpita inserita in facciata, che potrebbe provenire da una stele funeraria.

La costruzione del nuovo battistero – a pianta centrale, nella tradizione dei battisteri, nella quale si innestano le absidi e il vestibolo d’ingresso – ebbe inizio nel XII secolo. Il primo documento che ne testimonia l’esistenza risale al 1154.

L’esterno

Sulla sinistra della facciata, sopra il portale, si distingue , sopra la monofora, la piccola scultura di cui sopra, una testa, un busto umano di origine classica tardo-romana. Ai fianchi della monofora, conci in marmo, scolpiti a bassorilievo, di origine sia di recupero che provenienti dall’antico battistero.

La straordinarietà di questa chiesa romanica risiede nel campanile, in posizione centrale, esattamente sopra l’ingresso. Unica nel suo genere, impostata su una pianta quadrata nel primo tratto e su una pianta ottagonale nella porzione superiore, la torre campanaria di Santa Maria del Tiglio è il risultato di diverse fasi costruttive e interventi eseguiti fra il XIV e il XVI secolo.

Sopra la prima porzione a base quadrata, eseguita nel XIV secolo, fu aggiunta la porzione superiore a pianta ottagonale in forma romanica ma completata solamente nel corso del XVI secolo.

Il significato simbolico del numero otto è probabilmente un riferimento alla funzione battesimale dell’originale edificio e alla destinazione d’uso di quello nuovo come chiesa battesimale. La giustificazione di questa soluzione rispecchia la teologia cristiana che vuole il settimo giorno della Creazione indicante il mistero della legge mentre l’ottavo la Risurrezione di Gesù. Con il battesimo, l’uomo precedente muore per poi risorgere a nuova vita.

L’esterno, in pietra a vista, è caratterizzato da fasce orizzontali in marmo bianco di Musso alternate ai corsi realizzati con blocchi in pietra nera di Olcio, una soluzione che ricorda alcune chiese del Logudoro, in Sardegna, in stile romanico-pisano.

Lungo tutta la base del tetto corre una decorazione ad archetti pensili impostati su lesene angolari.

L’interno

Due cose colpiscono chi si avventura attraverso l’arco del portale d’ingresso, nell’oscurità della chiesa di Santa Maria del Tiglio: l’imponente altezza dell’aula, coperta dalla struttura del soffitto a capriate lignee, sotto il quale corre un loggiato scandito da piccole colonne sormontate da capitelli corinzi; e il vuoto relativo che si percepisce a causa dell’assenza dei familiari banchi preposti all’accoglienza dei fedeli durante le funzioni. Questo secondo aspetto, conforme all’uso battesimale dell’edificio.

Crocifisso in legno di pioppo e ontano (XII secolo)

Sulle due pareti laterali, il loggiato poggia su archi a tre fornici, sostenuti da colonne, di nuovo sovrastati da capitelli corinzi.

Le absidi sono in totale cinque: due laterali e tre in fondo, oltre il presbiterio. Di questi ultimi. solo quello centrale si manifesta volumetricamente all’esterno, mentre i due che lo affiancano sono ricavati all’interno della generosa muratura che sostiene il loggiato. Il vestibolo d’ingresso, ricavato nella base quadrata della torre campanaria a sbalzo nella facciata, porta verso l’interno attraverso un breve corridoio con soffitto a botte che, passato l’architrave, proietta verso l’interno il disegno del portale lievemente strombato. Un secondo portale si trova sul fianco destro.

Incapsulato nel primo fornice di sinistra, pende un capolavoro della scultura romanica lombarda: un Crocifisso scolpito in legno di pioppo e ontano nel XII secolo. L’abside a fianco prende luce da una finestra rotonda, strombata, mentre quella di destra, così come le tre absidi di fondo, prendono luce da una monofora strombata.

Di fronte all’abside di destra, accoglie il visitatore il fonte battesimale marmoreo, di fattura recente. Alle spalle della vasca, i resti di un affresco composito di cui si distinguono Sant’Anna Metterza, Santa Susanna, San Giovanni Battista, San Lucio protettore dei casari e San Giuliano l’ospitaliere che uccide i genitori.

L’abside destra ospita un affresco in parte rovinato che rappresenta la Madonna in Trono con S. Nicola da Bari e un altro santo non identificabile inginocchiato con l’abito e i sandali tipici degli ordini monacali.

L’affresco più antico si trova in controfacciata e rappresenta un Giudizio Universale risalente alla prima metà del XIII secolo, in cui compare il Cristo Redentore in mandorla, circondato dalle schiere dei beati e dei dannati; sullo sfondo, il paesaggio della Gerusalemme celeste, dove si notano campanili molto simili a quello della stessa chiesa di Santa Maria del Tiglio e della vicina Abbazia di Piona, prima del suo rifacimento nel XVIII secolo.

Un arcone bicolore divide l’ambiente centrale dall’abside principale. Nella parte inferiore si aprono tre nicchie con archivolti a doppio incasso poggianti su colonnine e capitelli corinzi; ai lati dell’abside altre due absidi sono ricavate nello spessore del muro. Sul pilastro, un affresco con la figura di S. Stefano.

Sull’arcone, all’estremità destra della parete di fondo, un frammento di affresco con l’Adorazione dei Magi che si pensa risalente alla seconda metà del XV secolo e rimpiazza l’originale citato sopra.

Sul pilastro di destra dell’abside di fondo, Storie di San Giovanni Battista, risalenti al XV secolo, e figure di Santi, tra cui Santo Stefano e San Gottardo, patrono dei passi alpini.

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