Chen Zhen Short-circuits

Curata da Vicente Todolì, la mostra “ Chen Zhen Short-circuits ” propone un’approfondita retrospettiva dell’opera di Chen Zhen (1955, Shanghai – 2000, Parigi) e riunisce per la prima volta nelle Navate e nel Cubo di Pirelli HangarBicocca ventiquattro grandi installazioni prodotte dal 1991 alla scomparsa dell’artista.

Chen Zhen, Round Table, esposta originariamente all’esterno del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra

Nato a Shanghai nel 1955, la vita di Chen Zhen, che era cresciuto in una famiglia di medici, è stata fortemente condizionata e influenzata dalla malattia autoimmune che lo ha portato prematuramente alla morte. Quando, a 25 anni, l’artista apprese di essere affetto dall’anemia emolitica, la cui caratteristica è la distruzione progressiva dei globuli rossi, trascorse tre mesi in Tibet, in compagnia dei monaci tibetani, dove sviluppò la sua visione filosofica, improntata alla ricerca di una sintesi tra spiritualità e moderna cultura capitalista, tra arte orientale e arte occidentale, tra medicina occidentale e orientale.

Fondamentale, pertanto, per comprendere l’approccio creativo di Chen Zhen, che ha lasciato la Cina per stabilirsi a Parigi quando aveva già trent’anni, è il concetto di transesperienze. Il termine, coniato da Chen Zhen, «sintetizza in modo efficace e profondo le diverse esperienze vissute quando si lascia la terra dove si è nati e ci si sposta da un luogo all’altro».

Vicente Todolì introduce la mostra a Marco e Ilaria Tronchetti Ptovera

Il suo maggiore merito sembra essere stato quello di mostrare la strada agli artisti che l’hanno seguito per superare il divario tra l’estetica orientale e quella occidentale.

Gli oggetti accostati nelle poliedriche composizioni di Chen Zhen Short-circuits sono tratti dalla vita quotidiana di culture distanti: letti, sedie, tavoli e culle, ma anche libri, elettrodomestici, tamburi, tubi per la flebo, pitali tibetani, vasi, finestre, statuette del Budda (appese a testa in giù)… Riuniti nelle composizioni dell’artista, questi oggetti perdono la loro originale destinazione d’uso, per assumere una nuova forma e un nuovo significato.

Singolare (e comprensibile, data la biografia dell’artista) il frequente ricorso al letto. Letti da cui spuntano spine o aghi, quasi a suggerire la pratica indiana del fachiraggio, o a suggerire insuperabili sofferenze patologiche ed esistenziali.

Il titolo della mostra – “Chen Zhen Short-circuits” si riferisce alle molteplici interpretazioni che emergono dall’incontro di idee ed elementi che, nelle opere dell’artista, si trovano in apparente contrapposizione, tra cui tradizione e modernità, centro e periferia, spiritualità e consumismo, imponendo al visitatore uno sforzo per trovare in ciascuna opera una sintesi tra i concetti evocati.

Chen Zhen ha conseguito la laurea alla Shanghai School of Fine Arts and Crafts nel 1973 e, qualche anno più tardi, nel 1978, si è specializzato in scenografia al Drama Institute di Shanghai dove, nel 1982, è diventato professore. In Francia, a Parigi, dove si è trasferito nel 1986, ha frequenta l’École nationale supérieure des beaux-arts e poi, nel 1989, l’Institut des Hautes Études en Arts Plastiques.

Le opere in mostra provengono da collezioni private anonime grazie alla collaborazione di Blondeau & Cie, Ginevra; de Sarthe Gallery, Hong Kong e, tra gli altri, dal Centre Pompidou, Centre national des arts plastiques, Francia; Galleria Continua; Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto / AgiVerona Collection; Pinault Collection.

Chen Zhen, Short-circuits
A cura di Vicente Todolí
Pirelli HangarBicocca
15 Ottobre 2020 – 21 Febbraio 2021

Per maggiori informazioni: Pirelli HangarBicocca

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