Crespi d’Adda sito UNESCO

Crespi d’Adda, sito UNESCO inserito dal 1995 nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è uno straordinario esempio urbanistico tra i villaggi aziendali sviluppati in Europa e Nord America tra il IXX e XX secolo da industriali illuminati per venire incontro alle necessità delle maestranze (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Il busto del fondatore di fronte alla chiesa
Il busto del fondatore campeggia di fronte alla chiesa di Crespi d’Adda

Nella seconda metà dell’Ottocento, per costruire un cotonificio, la famiglia Crespi, scelse un’area di 85 ettari di terra nel territorio dei comuni di Capriate San Gervasio e Canonica d’Adda, nel triangolo di boscaglia chiamato “Isola Bergamasca” racchiuso tra il Brembo e l’Adda alla confluenza dei due fiumi.

La vicinanza a un corso d’acqua è sempre stato fondamentale per l’industria tessile, per la movimentazione dei telai: dapprima, con i cosiddetti Lombe’s Mill, ovvero i primi mulini ad acqua utilizzati per la torcitura della seta in Inghilterra nel 1720 circa, riprendendo il modello dei filatoi idraulici già presenti nella valle del Sesia, in Piemonte; in maniera minore quando il movimento era dato da una macchina a vapore; nuovamente, più tardi, per la produzione di energia idroelettrica, risorsa strategica indispensabile per l’alimentazione dei moderni telai.

Infatti, si può dire che il progetto di Crespi d’Adda sia partito dalla centrale elettrica, concepita per alimentare la fabbrica e le abitazioni che l’avrebbero accompagnata.

La preoccupazione di ogni capitano d’industria, intorno alla seconda metà del XIX secolo, era di assicurarsi la stabilità di quella che, in virtù della rivoluzione industriale, era divenuta un’altra risorsa strategica: la forza lavoro.

Per far questo, in quindici anni, Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1875 costruì sulla riva dell’Adda un grande edificio luminoso, in cui collocò i telai. Di fianco allo stabilimento, sotto la supervisione del figlio, Silvio Benigno Crespi, aveva affidato all’architetto Ernesto Pirovano e all’ingegnere Pietro Brunati la costruzione di un villaggio operaio dotato di tutto quello di cui una piccola comunità avesse bisogno.

Allineato alla filosofia di alcuni industriali, specialmente nel Nord Europa e negli Stati Uniti, mettendo a disposizione degli operai case e servizi comodi, Silvio Benigno intese attirare delle maestranze competenti, legarle stabilmente alla ditta e attenuare il confronto che, durante la seconda rivoluzione industriale, contrapponeva il padronato industriale al proletariato che chiedeva diritti sindacali, salari più equi, garanzie e livelli di vita dignitosi.

Nel giro di soli quindici anni, allineate sull’asse Nord-Sud, in un rigido ordine geometrico, comparvero case bi-famigliari per gli operai; case per gli impiegati e per i dirigenti; una scuola, una chiesa costruita sul modello del Santuario di Santa Maria di Piazza in Busto Arsizio, città natale dei Crespi. La villa padronale, detta “Il Castello” e costruita come tale, sorse sul lato settentrionale dell’opificio. Tra i servizi, si annoveravano anche l’ambulatorio, un’area per i negozi, un lavatoio, una palazzina per il dopolavoro e persino la piscina. All’estremità meridionale, ai margini della boscaglia, il cimitero, per suggellare il radicamento al territorio, dalla nascita alla morte.

Secondo l’UNESCO, che l’ha inclusa nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Crespi d’Adda, per l’inalterata struttura architettonica, sopravvissuta alle inevitabili minacce dell’evoluzione delle condizioni socio-economiche, è un esempio di “città aziendale” straordinario.

La visita può avere inizio dal belvedere, una piattaforma che sovrasta l’insediamento sul lato Nord, vicino alla villetta del parroco e a quella del medico. Sulla destra, si nota la chiesa, con di fianco l’edificio scolastico e, davanti ad essa, il bar.

Le casette degli operai sono allineate sugli assi che corrono (si fa per dire, tutto qui è molto tranquillo) verso Sud. La fabbrica è sulla destra dell’area residenziale, con il suo ingresso protetto da un raffinato cancello in ferro battuto, e la ciminiera svettante e perfettamente centrata tra le palazzine degli uffici dei manager. Di fronte a essa, un’innovazione non da poco per l’epoca: la piscina.

Le case dei dirigenti, circondate da giardinetti, una diversa dall’altra, nello stile neo-medievale tipico di tutto il complesso, sono caratterizzate da elementi decorativi in legno, pietra, cotto, maiolica policroma e cemento decorativo. In fondo al viale alberato, il cimitero, con il mausoleo della famiglia Crespi svettante, monumento di architettura eclettica di sapore amerindo.

Oggi, le case vendute a soggetti privati durante gli anni ’70, tra i quali molti ex-residenti, sono tuttora abitate.

Funzionante fino al dicembre 2003 lo stabilimento attende che il gruppo immobiliare che nel 2013 ne ha rilevato la proprietà trovi la via per farlo diventare il quartier generale della Business Company Percassi e della Antonio Percassi Family Foundation, con spazi produttivi, direzionali e commerciali, rilanciando il sito anche attraverso la creazione di un polo culturale e di un museo dedicato al sito Unesco, secondo un piano compatibile con le priorità e gli obiettivi stabiliti dall’UNESCO.

Per maggiori informazioni: Villaggio Crespi d’Adda

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