K alla Fondazione Prada

Tre romanzi di Franz Kafka, autore di situazioni paradossali quanto surreali, vengono reinterpretati alla Fondazione Prada in chiave di installazione, musica e cinema (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci)

Locandina della mostra
Locandina della mostra

Concepita e curata da Udo Kittelmann, Fondazione Prada presenta K, la mostra multimediale incentrata sui tre romanzi incompiuti di Franz Kafka, che si avvale di tre lavori iconici, ciascuno nel suo campo: The Happy End of Franz Kafka’s America (1994), è l’installazione più importante di Martin Kippenberger; Il Processo (1962), mitica pellicola di Orson Welles, realizzata successivamente all’era del maccartismo; infine, l’altrettanto importante album The Castle (2013), dei Tangerine Dream, ispirato al romanzo dello scrittore boemo.

È un vero peccato che, in pieno tempo di virus Sars-CoV-2 e della conseguente affezione respiratoria pandemica Covid-19, con la maggior parte di attività lavorative forzatamente chiuse e con il tempo a disposizione per attività ricreative, quanto asetticamente controllate, anche gli spazi espositivi siano rigorosamente chiusi.

Infatti, difficilmente potrebbe capitare ancora, in condizioni normali, di avere tre ore a disposizione per visitare con calma la rassegna in cartellone alla Fondazione Prada di Milano, che prevede l’esplorazione della mostra dell’artista tedesco Kippenberger, la visione del film e l’ascolto della collezione di brani musicali dell’album di musica elettronica.

L’interpretazione del romanzo America, da parte del gioviale ed eccessivo artista tedesco scomparso nel 1997, The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” (1994), consiste in una raccolta di mobili, essenzialmente tavoli e sedie, che simboleggiano una scena verso la fine del romanzo di Franz Kafka in cui il protagonista, un giovane immigrato dalla Germania, Karl Rossman, si reca in un centro di reclutamento per mettere in atto un repertorio di tattiche fraudolente e subdole allo scopo di essere ritenuto assumibile per la posizione disponibile dal selezionatore che lo confronta.

L’installazione in mostra contiene soltanto una parte della collezione raccolta dall’artista. La configurazione privilegia di preferenza mobili italiani prodotti tra gli anni ’20 e i «pazzi» anni ’80 del ‘900. Il tutto, disposto su un tappeto verde erba, dà il senso di una partita di calcio che mette in risalto la competizione insita nella società.

L’idea del curatore è che ci siano delle analogie tra il periodo storico degli anni ’20-’30 e l’attuale e che, di conseguenza, Kafka possa essere capito più facilmente adesso.

Basato sul romanzo di Kafka, Il Processo (1962) racconta la storia di un uomo che viene accusato di un imprecisato crimine e delle sue peripezie per liberarsi di accuse che però non conosce. Una situazione angosciosa e surreale che induce a ricordare la trascorsa stagione del McCartismo (tardi anni ’40 – fine anni ’50), che ha visto il regista di Citizen Kane (1941) al centro di inconsistenti quanto pesanti sospetti di tradimento.

Nell’ambito della rassegna, Fondazione Prada ha dedicato i locali della Cisterna – per questo scopo dotata di approssimative quanto comode poltrone – all’ascolto dell’album dei Tangerine Dream The Caste (2013). Edgar Frosse, fondatore del gruppo di musica elettronica, e Thorsten Quaeschning furono i soli esecutori della musica contenuta in quest’album ispirato al romanzo di Kafka.

Udo Kittelmann, direttore of the National Gallery in Berlin, author, curator. Milano, February 2020. Nikon D810, 85mm (85,0 mm ƒ/1.4) 1/125″ ƒ/1.4 ISO 64

Direttore della Nationalgalerie, Staatliche Museen di Berlino, posizione che ha dichiarato di voler lasciare in ottobre dopo 12 anni al comando, Udo Kittelmann (Dusseldorf 1958) è uno dei più autorevoli direttori di museo del mondo. Il suo approccio produce in effetti «arte dall’arte di altre persone» (Mary Heilmann) per il suo approccio creativo nella realizzazione di mostre che, come nel caso di K, offrono prospettive e creano accostamenti non convenzionali.

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