George de La Tour. «Il gioco vale la candela»

Palazzo Reale a Milano presenta George de La Tour. L’Europa della Luce, una rassegna che si concentra sul pittore di Vic-sur-Seille sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche seicentesche (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Georges de La Tour (copia da?), San Sebastiano curato da Irene
Georges de La Tour (copia da?), San Sebastiano curato da Irene, (St. Sebastian tended by Irene | Saint, Sébastien soigné par Irèn), 1640 ca., olio su tela, 105 x 139 cm, Musée des Beaux‐Arts, Orléans, Francia

Un fantasma si aggira per le stanze dell’Appartamento del Principe di Palazzo Reale. È quello del pittore maledetto per antonomasia, il più volte citato Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Non si sa se George de La Tour (1593-1652) abbia mai avuto modo di ammirare le opere del lombardo. Certo, al confronto gli stili dei due pittori presentano delle notevoli analogie. Una su tutte, l’emergere di comuni figure umane da una profonda oscurità. La differenza sta nel fatto che raramente il Merisi include nella scena le fonti di luce, mentre La Tour ne fa addirittura il punto centrale della propria opera e il pretesto tout-court per misurarsi con la confezione di una tela.

Se i soggetti dei suoi quadri sono spesso di carattere biblico o evangelico, l’artista della Lorena sembra comunque più interessato a risolvere problematiche che derivano dall’illuminazione della scena che dal misticismo della circostanza narrata.

Nato a Vic‐sur‐Seille in Lorena il 14 Marzo 1593, la sua vita è caratterizzata da un’incerta cronologia che infonde un fitto mistero su tutta la sua opera. «Un’inspiegabile meteorite nella pittura barocca – dice la curatrice, Francesca Cappelletti – difficilissimo da collocare». Nominato, nel 1639, pittore del re Luigi XIII – questo lo si sa, come si sa che il monarca amò così tanto la tela ora custodita al Musée des Beaux-Arts d’Orléan San Sebastiano curato da Irene, 1640 da voler collocare il dipinto nella propria camera da letto – come Caravaggio, per i suoi modelli George de La Tour si affida ad anonimi sconosciuti presi per strada, il che gli procura, non del tutto giustificatamente la definizione di pittore realista.

Quadri di piccolo o medio formato, alla maniera fiamminga. Interni bui, poco dettagliati, notturni. Un modello che si ripete, asciugandosi, fino a raggiungere una notevole essenzialità anche nel tratto e nell’organizzazione della superficie. Il disegno di Giobbe deriso dalla moglie (1650 circa), del Musée d’ Epinal, anticipa per certi aspetti il disegno di certi quadri di gustav Klimt, in cui i soggetti raffigurati sembrano essere stati costretti a forza entro il perimetro della tela.

Sparito dai radar degli storici dell’arte per oltre due secoli, la sua riscoperta, agli albori del Novecento, è dovuta al tedesco Hermann Voss che pubblicò un articolo rivelatore della sua opera.

La rassegna di Palazzo Reale, prima in Italia dedicata a Georges de La Tour, che comprende opere dei contemporanei – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – fa dichiarare a Christian Masset, l’ambasciatore francese che ha gentilmente partecipato alla presentazione, «Sognerei di vedere a Parigi una mostra di questa qualità.»

Un progetto che si è rivelato particolarmente complesso – secondo il direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina – per diversi aspetti, tra i quali la dispersione delle opere e il conseguente numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Frick Collection di New York, il S. Francisco Fine Art Museum, il Chrysler Museum di Norfolk, la National Art Gallery di Leopoli, più una grande partecipazione delle istituzioni museali regionali francesi, come il Musée des Beaux‐Arts di Nantes, il Musée du Mont‐du Piété di Bergues, il Musée départemental d’Art ancien et contemporain di Epinal, il Museée des Beaux‐Arts di Digione, il Musée Toulouse‐Lautrec di Albi, il Musée départemental Georges de La Tour di Vic‐sur‐Seille, e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica‐Palazzo Barberini.

La mostra, a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon, è prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq‐Jay).

Il fatto che in Italia non si conservi alcuna opera di La Tour, rende questo evento, che ne espone ben 16 sulle 40 attribuite al maestro, più quelle di contemporanei di tutto rispetto, un’occasione unica e imperdibile di approfondimento sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche seicentesche, anche grazie a contributi critici di grande qualità.

Il catalogo edito da Skira contiene saggi di Francesca Cappelletti, Pierre Rosenberg, Jean‐Pierre Cuzin, Gail Feigenbaum, Dimitri Salmon, Gianni Papi, Rossella Vodret con Giorgio Leone, Matteo Mancinelli, Manfredi Merluzzi.

Come ha asserito Massimo Vitta Zelman, presidente MondoMostre Skira, «Il gioco vale la candela.»

Georges de La Tour. L’Europa della luce
a cura di Francesca Cappelletti e Thomas Clement Salomon
Milano, Palazzo Reale
7 febbraio – 7 giugno 2020

Per maggiori informazioni: Palazzo Reale Milano

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