Roy Lichtenstein. Multiple Visions

Curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART, il MUDEC presenta Roy Lichtenstein. Multiple Visions, 100 opere, tra prints anche di grande formato sculture, arazzi dal primo maggio fino all’8 settembre 2019 (di Cristina Risciglione).

Roy Lichtentstein, Reflections on Girl 1990. Litografia, xerigrafia, xilografia, collage, goffratura, 114 x 139

Abbiamo visitato la mostra di Roy Lichtenstein alla Triennale nell’estate 2010. Abbiamo approfittato di una breve escursione a Parigi per vedere la rassegna che gli ha dedicato il Beaubourg nell’inverno del 2013. Siamo reduci dallo splendido allestimento appena inaugurato al MUDEC di Milano e bisogna dire che non ci si stanca mai di passeggiare al cospetto delle opere di questo incredibile artista della PopArt.

Questa più recente mostra di Milano è organizzata in un percorso che mette in evidenza l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete.

Sperimentazioni grafiche e sintesi formale sono dunque le prime due strade che confluiscono nelle stampe di Lichtenstein tra la fine degli anni ’40 e i primi anni del decennio successivo: litografie, incisioni e xilografie.

La sua genialità sta nell’aver sviluppato dei codici espressivi semplici – basati sulla linea, sul colore piatto e sul puntinato – ma altamente riconoscibili.

Di più, Roy Lichtenstein ha creato un corto circuito tecnico. Ha estrapolato una tecnica di stampa a quattro colori, di bassa qualità – concepita dall’illustratore-tipografo Benjamin Day (Ben-Day Dots printing process) per creare a basso prezzo sfumature e colori secondari in minuscole e grezze pubblicazioni stampate a grande tiratura e contenenti storie a fumetti (strisce) – applicandola all’utilizzo di tecniche tipicamente dedicate a basse tirature ad altissima qualità, come litografie, incisioni e xilografie.

La scelta dei colori deriva da uno studio che l’artista compie costantemente sulle confezioni sugli scaffali del supermercato, selezionando quelli più usati dai creativi per convincere le massaie americane ad acquistare i loro prodotti.

Si potrebbe affermare che l’artista abbia applicato inconsapevolmente, ante litteram, il principio che di lì a poco (1967) un giovane accademico canadese, Marshall McLuan avrebbe sintetizzato nella formula “Il medium è il messaggio”.

Non solo. Isolando singole vignette da una storia a fumetti, Roy Lichtenstein contribuisce a privare i soggetti dei suoi lavori, tanto dei dipinti, delle sculture e delle opere grafiche, dell’aspetto emotivo per «mostrare – scrive Gianni Mercurio nel bellissimo catalogo – come egli stesso dice, “una certa insensibilità nella società contemporanea” nei confronti della dimensione emotiva. Proponendosi di fare un’arte che fosse specchio della società, priva i soggetti dei suoi lavori, tanto dei dipinti, delle sculture e delle opere grafiche, dell’aspetto emotivo. È per raggiungere questo obiettivo che ricorre alla stesura piatta dei colori, a un segno deciso, al tratto e, in molti casi, all’uso di puntini che richiamano il reticolato dei fumetti.»

I comics stanno a Roy Lichstenstein come il “brand”, l’icona pubblicitaria, sta a Andy Warhol, di cui abbiamo recentemente visto una bella mostra a Monza. Come Andy Warhol, anche Roy Lichtenstein ha contribuito a determinare un cambio di direzione nel corso della Storia dell’Arte negli anni in cui si verifica lo spostamento del centro dell’Arte mondiale, da Parigi a New York, grazie soprattutto a Peggy Guggenheim che espone nella sua nuova galleria di Manhattan Art of the Century gli espressionisti astratti Willem de Kooning, Jackson Pollock, Mark Rothko e Arshile Gorky.

Approfittando di questo spostamento, Lichtenstein, Warhol, David Hockney in Europa e gli altri artisti della Pop Art si contrapponevano all’espressionismo astratto, determinandone la fine e decretando l’inizio di un’epoca che, in mancanza di termini più idonei viene chiamata “postmodernismo”.

La mostra su Roy Lichtenstein, un artista ossessionato dalla forma e dal potere delle immagini, segue a ruota la mostra organizzata sempre al MUDEC su Banksy (A Visual Protest. The Art of Banksy), al contrario, un artista concentrato sul contenuto dell’opera d’arte e sul suo valore politico e sociale.

Le opere esposte provengono da musei, istituzioni e collezioni internazionali: la Roy Lichtenstein Foundation, la National Gallery of Art di Washington, il Walker Art Center di Minneapolis, la Fondation Carmignac e Ryobi Foundation, Gemini G.E.L. Collection.

Roy Lichtenstein. Multiple Visions
a cura di Gianni Mercurio
fino all’8 settembre 2019
MUDEC – Milano

Per maggiori informazioni: MUDEC

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