Piccoli crimini coniugali

Michele Placido Anna Bonaiuto nel dramma borghese Piccoli crimini coniugali di Éric-Emanuel Schmitt, con le scene di Gianluca Amodio, luci Pasquale Mari, costumi Alessandro Lai, musiche Mauro Di Maggio & Luna Vincenti. Adattamento e regia: Michele Placido.

Teatro Duse. Stagione 2017/2018 venerdì 23 febbraio 2018 Michele Placido, Anna Bonaiuto in PICCOLI CRIMINI CONIUGALI. Photo: Massimiliano Donati ©Massimiliano Donati

Con Piccoli crimini coniugali Schmitt mette in scena una sorta di processo di verità e riconciliazione (Truth and Reconciliation) – qui applicato alla vita di coppia – del tipo che ha portato in Sud Africa le due componenti etniche a rappacificarsi al termine dell’Apartheid.

L’azione si svolge in tempo reale. L’unica scena si apre con Gilles e Lisa di ritorno dall’ospedale dove lui è stato ricoverato per quindici giorni in seguito a un brutto incidente domestico che gli ha fatto perdere la memoria. («Strana l’amnesia. È come la risposta a una domanda che non si conosce»). Insieme da vent’anni, rappresentano una coppia consolidata. Una coppia senza figli. Lui, scrittore di gialli, Lei, moglie fedele.

La piece si gioca tutta sul binomio tragedia/commedia, dato che certe tragedie che avvengono nell’ambito della coppia – commenta la Bonaiuto – osservate dall’esterno, possono avere anche un risvolto comico. L’indagine condotta e sviscerata da Schmitt riguarda però «il mistero del perché poi alla fine si sta assieme – afferma Michele Placido nella presentazione alla stampa – ma si sta assieme perché abbiamo bisogno di stare assieme pur sapendo che stare assieme può far male».

Gilles si trova apparentemente disorientato, in un appartamento che non ricorda di aver abitato, con una moglie che afferma di non conoscere, inconsapevole della propria attività di scrittore di qualche successo.

Lo spettatore è coinvolto così a vivere il dramma di una persona che lotta contro l’amnesia e, attraverso il dialogo con la moglie, a cui saltuariamente da anche del “lei”, cerca di ricostruire la propria identità, e la ricompone un pezzo alla volta. «È doloroso essere costretti a credere agli altri per sapere chi si è…», dice.

Per far questo, indaga anche aspetti della propria vita dalla prospettiva di lei: il loro primo incontro, i goffi tentativi di lui, l’impazienza di lei; la fedeltà: «Ero fedele? E tu, mi eri fedele?» l’alcolismo della donna… Quindi, l’attenzione di lui sembra concentrarsi su quell’unico episodio che gli è costato la memoria.

E poi, il libro di lui più apprezzato dallo scrittore, il libro che dà il titolo alla piece, pieno di citazioni non proprio edificanti sulla vita di coppia fino a quella fatidica frase che recita «Signori, quando vedete un uomo e una donna davanti all’altare giurarsi amore per l’eternità, chiedetevi: sì, ma chi dei due sarà il primo ad uccidere l’altro?».

Progressivamente, un pezzo alla volta, la verità si fa strada, tra crisi isteriche, cedimenti sentimentali, fino al finale colpo di scena.

Due attori di grande esperienza Placido e Bonaiuto che interpretano il testo di Schmitt con il “valore aggiunto” della propria esperienza umana (Placido: «Il traduttore tradisce ‘autore; l’attore tradisce il traduttore. È un doppio tradimento»).

Il pubblico milanese del Teatro Manzoni sottolinea certi passaggi con risolini di gradimento e, alla fine dello spettacolo, applaude senza riserve.

Eric-Emmanuel Schmitt (1960) è uno sceneggiatore Franco–Belga che è anche romanziere, e regista cinematografico. Le sue commedie sono rappresentate in tutto il mondo.

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