Hodler–Segantini–Giacometti a Lugano

Curata dal direttore Tobia Bezzola e da Francesca Benini, il MASI di Lugano presenta la mostra Hodler–Segantini–Giacometti. Capolavori della Fondazione Gottfried Keller.

Ferdinand Hodler, Sera sul lago Lemano 1895 Olio su tela 100 x 130 cm. Kunsthaus Zürich © Kunsthaus Zürich

La mostra riunisce le più importanti opere della raccolta custoditi nei musei elvetici, tra cui opere di Hodler, Segantini e Giacometti (appunto) e altri dipinti nella disponibilità della collezione di Winterthur.

Attrazione principale dell’evento è il monumentale trittico di Giovanni Segantini, che occupa un’intera parete del capace spazio espositivo del Museo d’Arte della Svizzera Italiana. Testamento spirituale del pittore engadinese, l’opera è rimasta incompiuta per la morte prematura, nel 1899, del maestro, all’età di soli 41 anni. Prestato dal Museo Segantini di St. Moritz – attualmente in ristrutturazione – il Trittico rimarrà a disposizione del Museo anche in occasione della prossima mostra, sempre a cura di Francesca Benini, Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini, al LAC dal 25 agosto al 10 novembre 2019.

Intitolato La Natura, La Vita, La Morte (1896-1899), il trittico rappresenta nel primo quadro lo scenario montano di Soglio, nei successivi due, un crepuscolo dallo Schafberg ed il paesaggio invernale dal passo del Maloja. Il trittico si manifesta oggi per la prima volta al Sud delle Alpi, dal lontano 1899, data di una sporadica presenza a Milano che pure gli ha dedicato nel 2014 la più grande mostra realizzata in Italia, nella quale sono state esposte 120 opere: i quadri più noti, come le straordinarie nature morte, ma anche i navigli milanesi degli esordi e molti inediti.

La mostra Hodler–Segantini–Giacometti, che beneficia dei prestiti di tutti i musei svizzeri più importanti, permette di ripercorrere tre secoli di storia dell’arte svizzera: da Giovanni Serodine al periodo neoclassico con artisti di origine svizzera ma attivi in gran parte all’estero, come Jean-Étienne Liotard o Louis-Léopold Robert. Con la nascita della Confederazione nasce il bisogno di affermare l’identità svizzera, rappresentata dal “mito delle Alpi”, con Alexandre Calame, qui presente anche con una bella visione del Monte Eiger, mitica sfida alpinistica dell’Oberland Bernese.

Dal Romanticismo al Realismo, con Albert Anker, con rappresentazioni che ci restituiscono quello che era la Svizzera in quel momento, anche con sfumature sociali e  politiche interessanti.

Quanto al Simbolismo di fine Ottocento, non abbiamo solo Segantini, ma anche Ferdinand Hodler, – qui con un bell’Autoritratto e con un Eletto che ricorda il movimento preraffaellita, ma sopprattutto, con Abend am Genfersee, immagine-guida di questa mostra – e con Arnorld Böcklin: la sua Toteninsel (Isola dei Morti) fonde il motivo fantastico-visionario con la rappresentazione realistica.

Il primo Novecento è rappresentato a Lugano da Giovanni Giacometti, Cuno Amiet (bello il suo Dame in Pelz) ma anche dalle avanguardie (Alice Bailly, Johannes Itten) e altri protagonisti come Felix Vallotton (oggetto di una memorabile esposizione al Grand Palais di Parigi nel 2013), Alfred Müller e François Barrauld.

La mostra si conclude nell’ultima sala proiettata sul lago attraverso la grande vetrata, con l’unica scultura presente, dovuta al genio di un artista nato in un piccolo centro nei Grigioni,  Borgonovo di Stampa, ma lanciato poi a Parigi e da lì sulla scena di tutto il mondo: Alberto Giacometti, a cui la GAM di Milano ha dedicato un’ampia esposizione nel 2014-15 a cura della Fondazione Giacometti.

La Fondazione Gottfried Keller (FGK) fu costituita nel 1890 da Lydia Welti-Escher, figlia ed erede dell’uomo politico, capitano d’industria e imprenditore svizzero Alfred Escher. Il padre di Lydia è ricordato per aver sviluppato importanti infrastrutture e istituzioni della Confederazione, come la Ferrovia del Nord-Est, il Politecnico federale, il Credit Suisse, la Società Svizzera di Assicurazioni Generali Vita nonché la Ferrovia del Gottardo, a lungo il più importante collegamento tra il Nord e il Sud della Svizzera, ovvero, tra il Nord e il Sud dell’Europa.

Per una serie di avverse circostanze, la donna sposò un potente avversario della sua famiglia. Protagonista di scelte audaci ma sfortunate, vittima delle consuetudini del tempo e dell’intransigenza dei propri concittadini, Lydia Welti-Escher pose fine alla vita di propria mano, non prima di aver devoluto la sua ingente fortuna a una fondazione dedicata a Gottfried Keller – un amico del padre e uno dei più influenti scrittori svizzeri del XIX secolo – ma orientata all’arte, non alla letteratura.

Gestita dal Consiglio Federale, in ottemperanza con il mandato stabilito dalla munifica benefattrice, lo scopo della fondazione è stato, fin dalla sua origine, di generare un’importante collezione di arte svizzera. Dalla sua istituzione ad oggi, la Fondazione Gottfried Keller ha acquistato quasi 6500 opere d’arte, depositate in circa 70 musei e altre 30 istituzioni in 23 Cantoni svizzeri.

L’esposizione di Lugano, focalizzata sulle opere pittoriche, resterà aperta fino al 28 luglio. Avviene, in occasione dei 200 anni dalla nascita di Alfred Escher e Gottfried Keller, in concomitanza con una mostra al Museo Nazionale di Zurigo che, fino al 22 aprile, della Fondazione Gottfried Keller ripercorre la storia e la varietà della raccolta attraverso oggetti pregiati, come opere di oreficeria, pittura su vetro, disegni, dipinti e sculture realizzate tra il XII e il XX secolo, creando formalmente quel collegamento tra il Nord e il Sud del paese che era anche obiettivo ideale del fondatore della Ferrovia del Gottardo, Alfred Escher.

Il bookshop del MASI al LAC di Lugano

Hodler – Segantini – Giacometti
Capolavori della Fondazione Gottfried Keller
24 marzo – 28 luglio 2019
A cura di Tobia Bezzola e Francesca Benini
Museo d’arte della Svizzera italiana,
sede LAC Lugano Arte e Cultura

Per maggiori informazioni: LAC Lugano

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