Birgit Jürgenssen – Ich bin

aLa GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo rende omaggio a Birgit Jürgenssen (Vienna, 1949-2003), tra le più importanti interpreti del Secondo Novecento.

Birgit Jürgenssen, Nest / Nido, 1979 Fotografia in bianco e nero. Cm 16,3 x 24 Estate Birgit Jürgenssen (ph1195) Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 201

Quale data migliore per inaugurare una mostra su Birgit Jürgenssen, se non l’Otto Marzo, Giornata internazionale della donna.

Strutturalismo, Psicanalisi ed Etnologia hanno infatti stimolato quest’artista a interrogarsi sulla dialettica tra componente animale, istintuale, e identità femminile, e su svalutazione e feticismo dell’oggetto.

I soggetti delle sue opere non possono essere compresi nella loro individualità e possono essere penetrati solo attraverso la contemporanea percezione delle relazioni tra i soggetti stessi.

Birgit Jürgenssen, Ich bin. / Io sono., 1995 Gessetto, lavagna, spugna montata su pannello di legno, dietro Plexiglas. Cm 30,9 x 25,5 x 3 Estate Birgit Jürgenssen (s46) Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 2019B0054P 0007

«Nel 1995 – scrive nel catalogo Natascha Burger, curatrice della mostra – su una lavagnetta di scuola l’artista scrisse in corsivo la frase »Ich bin.«, ovvero »Io sono.«, sintetizzando così poeticamente il qui e ora di un momento. Un’affermazione di sé minimalista che ci tocca non solo in quanto simbolo della fugacità di un momento vissuto ma in quanto allude anche all’elemento transitorio, processuale e infine caduco del nostro essere, attraverso la presenza della spugnetta che si trova accanto alla lavagna.»

Progettata e curata da Nicole Fritz della Kunsthalle di Tubinga in collaborazione con Natascha Burger, curatrice dell’Estate Birgit Jürgenssen di Vienna, e intitolata, appunto, Io sono (Ich bin), la mostra di Bergamo è articolata in sei sezioni che offrono uno spaccato della produzione dell’artista austriaca attraverso oltre 150 lavori realizzati in quarant’anni di ricerca, tra disegni, collage, sculture, fotografie, rayogrammi, gouache e cianotipie.

Il percorso espositivo occupa tutte le sale della Galleria, dai disegni dell’infanzia, firmati “BICASSO Jürgenssen”, ai lavori più maturi, di grande formato, passando attraverso i giochi linguistici e letterari, che raccontano la contaminazione narrazione e rappresentazione, fino a focalizzarsi, nella parte centrale, sui due grandi temi che contraddistinguono la ricerca dell’artista: il genere e la natura.

Per la Jürgenssen, che si sentiva più in sintonia con Meret Oppenheim, alle idee della quale provava una certa prossimità, che con le artiste della sua generazione il corpo, non è solo oggetto, ma anche l’istanza esperienziale a partire dalla quale elabora e crea i propri lavori. Negli oltre mille disegni, relazioni interpersonali, sessualità, immagini di bellezza e rapporti tra i sessi socialmente condizionati vengono riflessi e decostruiti in modo autoironico, con umorismo sovversivo, come strati più profondi della propria identità.

Quella della Jürgenssen è un’opera artistica multidimensionale che fino a oggi mantiene una fresca ironia, un’eleganza provocatoria, e allo stesso tempo, una presenza discreta. Una congerie di pittura, diverse tecniche fotografiche, sculture e installazioni, per finire con i »nuovi mezzi«, cioè video e fotografia digitale.

Ancora bambina, come per attestare la propria autonomia creativa, decora puntigliosamente le pagine del suo tacquino con disegni che firma “Bicasso Jürgenssen” (“B” per “Birgit” ovviamente), dimostrando una precoce attitudine a giocare con i significati e i significanti.

Studentessa della classe di grafica di Franz Herberth, agli inizi degli anni ‘80, diventa assistente di Maria Lassnig prima, per poi insegnare nella master class di Arnulf Rainer, istituire la classe di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Vienna e, infine, insegnare nella classe d’arte multimediale.

Scomparsa nel settembre del 2003, all’età di soli 54 anni, Birgit Jürgenssen, con la sua intuitiva sensibilità, ha anticipato non solo i contemporanei discorsi sul corpo, ma anche una più matura relazione tra essere umano e ambiente.

«Con Pensiero selvaggio – ha scritto – definisco un sistema di postulati e assiomi necessari per la fondazione di un codice, il quale permetterebbe di tradurre con la minima perdita possibile l’altro nel nostro e viceversa, e cioè l’insieme delle condizioni con le quali possiamo capirci meglio l’un l’altro»

Il sistema di coordinate di Birgit Jürgenssen consiste in un legame forte con la natura, nelle stratificazioni d’immagine poetiche, nella sua singolare e ispirata tecnica di collage nonché nella fascinazione per l’etnologia e l’antropologia, la fotografia come mezzo più potente, il motivo uomo-animale e la maschera come mezzo espressivo ricorrente – anche come simbolo della macchina fotografica e viceversa.

La competenza delle curatrici, il numero delle opere, il confortevole spazio messo a disposizione dalla GAMeC rendono la mostra di Bergamo – accompagnata da un prezioso catalogo monografico, edito da Prestel, ricco di contributi e approfondimenti – un’occasione speciale per avvicinarsi alle tematiche e alle opere di questa complessa artista, ancora relativamente sconosciuta in Italia.

Birgit Jürgenssen – Ich bin
curata da Nicole Fritz e Natascha Burger
GAMeC – Bergamo
Via San Tomaso, 53
7 marzo – 19 maggio

per maggiori informazioni
Galleri d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

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