Giorgio Andreotta Calò

Dopo l’esposizione dedicata a Franca Helg da Leonor Antunes (the last days in Galliate), Pirelli HangarBicocca presenta Città di Milano, la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò, che riconfigura radicalmente lo spazio espositivo dello Shed.

Giorgio Andreotta Calò è un artista riflessivo. I suoi lavori scaturiscono spesso da lunghe camminate che egli compie nei contesti che hanno ospitato o che in seguito ospiteranno le sue installazioni.

I temi dominanti di Giorgio Andreotta Calò sono: la materialità della luce, l’acqua, la cristallizzazione del tempo, il fuoco, il tema del riflesso, dell’orizzonte, l’idea del doppio.

Curatrice del Padiglione Italia Cecilia Alemani, l’intervento di Andreotta Calò alla 57. Biennale di Venezia (2017) occupava interamente un grande ambiente che l’artista aveva tagliato in due orizzontalmente. Dal livello inferiore, si accedeva nella penombra a uno spalto da cui si assisteva alla riflessione del soffitto su una superficie traslucida. L’osservatore sperimentava la percezione di trovarsi di fronte a una superficie concava, percezione che annullava di fatto il volume sottostante che veniva dall’aver testé attraversato.

Date le dimensioni dei locali dell’Hangar Bicocca, ci si aspettava un’intervento simile, secondo una contaminazione contratta da Andreotta Calò dallo studio accurato dell’opera dell’artista Gordon Matta Clark, oggetto della tesi alla Kunsthochschule di Berlino e dalla susseguente esperienza nell’atelier di Ilya ed Emilia Kabakov, artisti adusi a operare su progetti di grandi dimensioni.

Fin dal titolo, l’artista ha dedicato l’esposizione alla città che ospita la sua mostra. In CITTÀDIMILANO, Andreotta Calò ha radunato alcuni lavori portati a termine in prevalenza in questo decennio. Fa eccezione Volver (2008), la barca oggetto della nota performance di Lambrate, descritta da 44 diapositive proiettate a ciclo continuo su uno schermo in prossimità dell’imbarcazione.

A cura di Roberta Tenconi, la mostra si apre con la proiezione di un film: Senza titolo (Jona) 2019 che descrive il ritrovamento del relitto della motonave posacavi (Pirelli) “Città di Milano”, inabissatasi nel 2019 al largo di Filicudi, del cui naufragio ricorre quest’anno il centenario e che ha fornito l’ispirazione per il titolo della mostra.

Accedendo allo Shed, balzano all’occhio i Carotaggi, estrazioni di campioni di sottosuolo compiuti nel 2014 all’Isola lagunare delle Tresse, fino a perforare lo strato argilloso del Caranto, lo zoccolo su cui poggiano i pali della fondamenta di Venezia. Altri Carotaggi (2016) interessano la regione sarda del Sulcis-Iglesiente, composti da pietra vulcanica e carbone e provenienti dalle miniere della Carbosulcis. Posati lungitudinalmente sul pavimento, questi lunghi cilindri accentuano la prospettiva da cui emergono le Clessidre e le Meduse.

Queste ultime, da diverse prospettive le si osservi, sono le opere più fedelmente emblematiche del concetto di “tempo”. I bronzi, prodotti in fusioni a cera persa, provengono da un modello tipico della Laguna veneziana. Si tratta delle estremità superiori dei pali chiamati briccole, che indicano le vie d’acqua. A livello della superficie del mare, col “tempo”, questi pali sono oggetti dello sciabordio e, conseguentemente, dell’abrasione che, progressivamente, li consuma, li assottiglia al livello delle onde, fino a spezzarli. I monconi spezzati, come giganteschi mozziconi di matita, vanno alla deriva per approdare su qualcuna delle numerose isole che costellano la Laguna. La forma di ciascun relitto, viene utilizzato come modello per la fusione. Due copie, saldate una sopra l’altra, ammiccano al profilo di una clessidra che restituisce nuovamente l’idea di “tempo”.

Analogamente, le Meduse, anch’esse derivate dai relitti delle briccole, le cui estremità superiori lo scultore leviga fino a raggiungere una somiglianza con l’animale planctonico. Alcune di queste mantengono l’originale natura lignea; altre hanno costituito il modello per la successiva fusione in bronzo.

Giorgio Andreotta Calò, Città di Milano. Impressione diretta su carta fotosensibile realizzata tramite foro stenopeico. 9 moduli, dimensioni complessive 500 x 1143 cm. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca

Interessante il grande lavoro Città di Milano (metri 5 x 11,43) che occupa la parete di fondo dello Shed. Si tratta di una stampa fotografica prodotta in una camera ottica gigantesca, allestita al 31. piano del Grattacielo Pirelli. L’intero piano è stato all’uopo completamente oscurato, tranne un piccolo foro praticato al centro del lato Est. La luce che ne penetrava, portava con sé l’immagine dello skyline cittadino, proiettato al contrario sulla parete opposta, sulla quale erano stati applicati nove moduli di carta fotografica. L’immagine che se ne è ricavato è in negativo, con il cielo nero alla base, come un granda mare, e il paesaggio urbano che aleggia sulla superficie.

«Come in Volver – scrive Roberta Tenconi sull’opuscolo informativo – l’artista gioca sull’ambiguità tra i confini e sul ribaltamento tra ciò che si trova in profondità e ciò che è emerso».

Giorgio Andreotta Calò,
CITTÀ DI MILANO
a cura di Roberta Tenconi
14 febbraio-21 luglio
Pirelli Hangar Bicocca
Milano, Via Chiese 2

 

 

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