Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo ad Alba

Alla Fondazione Ferrero ad Alba, Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen, fino al 25 febbraio 2018.

René Magritte, La reproduction interdite, 1937. Olio su tela 81×65,5. Rotterdam, Museo Boijmans Van Beuningen

Stagione di tartufi. Una ragione in più per recarsi nella brumosa cittadina delle Langhe. L’altra è per visitare questa bella mostra curata dall’effervescente, puntiglioso, lucido storico dell’arte Marco Vallora, dall’evocativo titolo Dal nulla al sogno, che riunisce in una decina di sezioni opere di grandissimo livello e impatto (Man Ray, Picabia, Magritte, Dalí, De Chirico, Max Ernst…).

La collezione di Edward James

Edward James (1907-1984), la cui biografia potrebbe far sollevare più di un sopraciglio – si mormorava potesse essere stato un figlio illegittimo del Re d’Inghilterra Edoardo VII – fu mecenate di artisti surrealisti del calibro di Salvador Dalí. La sua collezione fu improvvisamente messa all’incanto quando il collezionista perse di un colpo interesse per le opere d’arte e volle dedicarsi viceversa alla costruzione di una residenza in stile surrealista.

Il suo ritratto compare in questa mostra in un’opera di René Magritte dal titolo sconcertante di La reproduction interdite, 1937. Il belga avrebbe voluto che il collezionista dedicasse a lui le stesse attenzioni di cui l’inglese circondava lo spagnolo.

Accanto al ritratto, ad Alba è possibile osservare, tra le altre opere di straordinaria rilevanza, il Telefono Afrodisiaco di Dalì (1936), e l’altrettanto famoso Sofà Labbra di Mae West (1938); Les phases de la lune III (1942) di Pail Delvaux e il Cadeau (1921) di Man Ray.

Il “Nulla” del titolo della mostra, si riferisce a uno dei cardini del Dadaismo che punta tutto sul rifiuto dell’artista e si spinge ad affermare la negazione dell’arte stessa, il rifiuto del Bello museale, con i ready-made, il diniego dell’arte decorativa e rassicurante («L’arte è un prodotto farmaceutico per imbecilli. Dada, invece, non vuole nulla, nulla, nulla. Vuole solo che il pubblico dica: Noi non comprendiamo nulla, nulla di nulla» Francis Picabia, «Manifeste Dada», 1920). L’arte, semmai, deve stimolare dubbi, prima di tutto sullo stesso concetto di arte.

La fine del movimento Dada era evidentemente già iscritto nel suo dna. Nel 1919 André Breton strappò il fondatore del movimento Dada, Tristan Tzara, da quello che fu l’espressione più feconda del gruppo (il Cabaret Voltair a Zurigo) invitandolo a Parigi e associandolo nella sua ultima avventura: «Littérature». «Quasi una tautologia lapalissiana, per una rivista di letteratura – scrive Vallora nel ricchissimo catalogo – ma che, spogliata di ogni aggettivo o fronzolo simbolico-simbolista, avrebbe dovuto giungere al significato primo, radicale dello scrivere».

Il rapporto tra i due fu meno che idilliaco, ma le basi per il Surrealismo erano state gettate. Presto, intorno a «Littérature» si raccolse un gruppo eterogeneo e sgangherato di individui litigiosi, tra cui Max Erns, Francis Picabia, Joan Mirò, Marcel Duchamp, Man Ray, De Chirico, Picasso, Klee, non tutti fedeli al Surrealismo.

La collezione ha preso avvio nel 1963, con l’intenzione di integrare il patrimonio del museo olandese, consistente per lo più di arte antica, con acquisizioni concentrate sull’arte moderna. All’epoca il museo non era che un dipartimento del Municipio di Rotterdam controllato da una commissione e affiancato da una fondazione. L’idea di focalizzarsi sul surrealismo nacque da due considerazioni: una concettuale e una pratica.

Il Museo Boijmans Van Beuningen possedeva l’unico dipinto di Hieronymus Bosch in possesso di un’istituzione olandese, e il pittore fiammingo poteva essere ritenuto un “antenato” dei surrealisti. Dal punto di vista pratico, mentre le maggiori istituzioni internazionali avevano fatto incetta delle avanguardie storiche, portando le quotazioni a dei livelli improponibili per un museo cittadino, l’arte del dopoguerra assicurava maggior spazio di manovra.

In quest’ambito, il museo individuò nel surrealismo, tra l’altro, un argomento non ancora trattato da altri musei olandesi, le cui quotazioni erano ancora abbordabili.

Durante la ristrutturazione in corso – che doterà il museo di un nuovo padiglione in grado di rendere visibili contemporaneamente le sue 150.000 opere, la maggior parte delle quali giacciono attualmente nei depositi – alcune delle collezioni più autorevoli sono state prestate a musei e istituzioni intorno al mondo.

La Fondazione Ferrero ha pensato di approfittare dell’opportunità per proporre alla comunità che le gravita intorno la mostra incentrata sulla collezione Edward James del museo di Rotterdam, sviluppata lungo i confini delineati da temi tra cui: Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno; Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista?…

Istituita nel 1983 per fornire uno spazio di socializzazione alle persone che hanno passato la vita in azienda e hanno concluso il ciclo dell’attività lavorativa, la Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero – tra le altre attività – organizza ogni due anni mostre, per lo più monografiche, che approfondiscono la conoscenza di questo o quell’artista.

La presente esposizione non si avvale soltanto di opere scenografiche di Salvador Dalí, o le tele di Magritte di grande impatto, ma anche di documenti, provenienti dai caveaux insondati della biblioteca del Museo olandese, utili a spiegare gli esiti dei vari movimenti, spesso in feroce conflitto tra loro. 

Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo
dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen

Curatore, Marco Vallora
Fondazione Ferrero, Alba
Dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019
Catalogo Silvana Editoriale

Per maggiori informazioni: Fondazione Ferrero

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