Leonor Antunes all’HangarBicocca

Fino al 13 gennaio 2019, Pirelli HangarBicocca presenta the last days in Galliate la prima grande mostra personale in Italia di Leonor Antunes (Lisbona, 1972).

Leonor Astunes

Leonor Antunes, alterated knot (4, 5, 6, 7) 2018

L’interesse di Leonor Antunes si concentra sugli spazi abitativi, sui protagonisti che hanno determinato gli stili dei luoghi in cui viviamo, prendendo alcuni elementi che caratterizzano il loro lavoro ed esplodendoli, replicandoli, cambiandone l’orientamento e la posizione nello spazio.

Le installazioni di Leonor Antunes sono storie che citano la vita e l’opera di altri artisti, designer, architetti (soprattutto donne), per lo più appartenenti alla corrente del Modernismo, che hanno avuto un ruolo defilato ma determinante nella storia dell’arte, del design, dell’architettura. Le figure femminili su cui si sofferma hanno vissuto spesso all’ombra di professionisti che hanno catalizzato su di sé i riconoscimenti di una vita professionale di successo, raccogliendo anche la fama e i meriti dovuti alle loro associate meno famose.

L’artista portoghese trapiantata a Berlino coglie alcuni elementi del lavoro di queste meno celebri artefici e li espande in senso tridimensionale, occupando gli spazi dal pavimento al soffitto, in continuità con altre mostre precedentemente ospitate in questi volumi, come quella concentrata su colore, suono, spazio, tempo e movimento con gli ambienti tridimensionali di Lucio Fontana

Per la prima volta, da quando l’Hangar Bicocca si è costituito come ricettacolo d’Arte, gli otto lucernari del capannone (Shed) sono stati aperti alla luce, creando delle varianti secondo le ore del giorno in cui può essere fruita e apprezzata l’esposizione.

Il lavoro di Leonor Antunes, come si accennava, fa riferimento ad alcune donne nel campo dell’architettura e del design, che sono rimaste nell’ombra di un padre, di un marito o di un associato “maschio”.

Il titolo – the last days in Galliate – fa riferimento al lavoro di due di loro: la prima è Franca Helg (1920–1989), architetto associato allo studio di Franco Albini, che passò l’ultimo periodo della propria vita nella casa da lei stessa progettata per i genitori, a Galliate, appunto.

La seconda è l’artista cubana Clara Porset (1895–1981), che ci ha lasciato alcune icone nel campo del design e che è stata oggetto di una mostra dell’Antunes alla Kunsthalle Basel, dal titolo the last days in chimalistac (2013).

Tra le altre artiste poco conosciute, ma oggetto di precedenti interventi di Leonor Antunes, sono la designer tessile tedesca Anni Albers (1899–1994), la designer e architetto irlandese Eileen Gray (1878– 1976) l’architetto italiano Lina Bo Bardi (1914–1992) e la regista sperimentale statunitense di origine ucraina Maya Deren (1917–1961).

Potremmo dire che la mostra comincia dal pavimento, un’installazione in linoleum su tutta l’area dello Shed, una trasposizione su larga scala di una stampa della Albers (Double impression) che impiega i colori usati da Gio Ponti – giallo, nero, grigio – per il pavimento del grattacielo di piazza Duca d’Aosta, prodotto poi da Industrie Pirelli. La vasta superficie policroma dà continuità e coerenza alla pluralità di interventi scultorei prodotti dall’artista, molti dei quali non toccano il suolo, mentre altri vi si posano o lo usano come base per ascensioni verticali verso i lucernai.

La verticalità e la leggerezza delle sculture fa sì che la mostra sia “trasparente” e che, con un unico sguardo, da un vertice del perimetro dello Shed si possa abbracciare tutta l’area.

Una nota particolare meritano alcuni oggetti in midollino che citano la collaborazione tra la designer e il rinomato produttore di mobili in giunco e midollino Vittorio Bonacina di Lurago D’Erba.

Nel suo lavoro, Leonor Antunes indaga i principi costruttivi insiti nella progettazione. Persegue un processo di astrazione dalla realtà riducendo tutto a mere forme geometriche che poi assembla a suo piacimento. Analizzando i materiali, esplorando le loro proprietà fisiche ed estetiche, riconoscendo il loro percorso culturale e storico, l’artista situa la propria attività creativa entro i confini della tradizione e, collegando il Modernismo alla pretica artigianale, attraverso la vitale attività del fare, mette in risalto i meccanismi che regolano il processo di trasmissione della conoscenza.

La mostra the last days in Galliate è parte del programma artistico 2018, concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí assieme alla curatrice Roberta Tenconi.

Leonor Antunes the last days in Galliate
A cura di Roberta Tenconi
Hangar Bicocca
Dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Per maggiori informazioni: www.hangarbicocca.org

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