SEBASTIÃO SALGADO A MILANO

In mostra a Forma Meravigli sono esposte, per la prima volta a livello internazionale, trentaquattro immagini di grande formato di Sebastião Salgado in un allestimento di grande impatto.

Sebastiao Salgado

Il numeroso pubblico alla presentazione milanese della mostra di Sebastião Salgado

Il pubblico che ha affollato la Galleria Meravigli fin dalle prime ore del mattino, ha potuto ascoltare la testimonianza di uno dei più grandi fotografi del mondo, che ha spiegato come l’incendio dei pozzi sia stato l’episodio di inquinamento ambientale più grave di tutti i tempi ad opera dell’uomo, paragonabile a una vera e propria guerra.

Accolto con estremo calore e affetto, il fotografo brasiliano ha ricostruito il suo percorso di vita e professionale (da La mano dell’uomo a Genesi) soffermandosi in particolare su quel drammatico 1991, anno in cui la crisi in Medio Oriente e la Guerra del Golfo erano al centro del dibattito mondiale.

Quando in Kuwait i soldati iracheni incendiarono oltre 600 pozzi di petrolio per ostacolare l’avanzata della coalizione militare guidata dagli statunitensi, Salgado fu tra i primi fotografi a intuire la reale portata e la gravità di questa situazione.

Durante l’incontro il fotografo ha raccontato, con grande intensità, di come, in un paesaggio infernale che stava letteralmente bruciando davanti ai suoi occhi, abbia iniziato a documentare questo disastro ambientale, seguendo l’operato dei vigili del fuoco e dei tecnici specializzati chiamati da tutto il mondo per limitare i danni e arginare le perdite.

L’incontro è stato particolarmente intenso anche grazie alla partecipazione straordinaria di Mike Miller. Ascoltare la testimonianza diretta, a distanza di 25 anni, di chi ha vissuto quell’apocalisse è stato particolarmente suggestivo per il pubblico di Milano.

In mostra a Forma Meravigli sono esposte, per la prima volta a livello internazionale, trentaquattro immagini di grande formato in un allestimento di grande impatto: il bianco e nero tipico del fotografo brasiliano racconta di una luce apocalittica causata dal contrasto dei pozzi in fiamme e dalla coltre scura di petrolio che copriva il deserto, le persone e le cose.

Gli occhi increduli e stanchi dei vigili del fuoco, lo sforzo fisico nel cercare di domare le fiamme, il fumo divagante: nei ricordi e nelle impressioni di Salgado, “era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte”.

Kuwait. Un deserto in fiamme.
La mostra sarà aperta dalle
17.00 di venerdì 20 ottobre 2017
fino a domenica 28 gennaio 2018
Tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00
Giovedì dalle 12.00 alle 22.00
Lunedì e martedì chiuso
Ingresso intero: 8 euro
Ridotto: 6 euro
#SalgadoMilano

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