LaCHAPELLE – LOST+FOUND A VENEZIA

“LaChapelle – Lost+Found”. Casa dei Tre Oci, aprile-settembre 2017

Dopo Keith Haring (1958-1990) e  Jean-Michel Basquiat (1960-1988), David LaChapelle (1963) è il terzo degli artisti maledetti del newyorkese ventesimo secolo. Il fotografo. Quello che è sopravvissuto. Senza citare alcun nome, LaChapelle spiega di essersi interrogato sul mistero della vita e della morte. E della sopravvivenza. «Perché io no?» O, piuttosto, «Io quando?» (di Cristina Risciglione)

Il suo percorso si discosta da quello dei colleghi e degli amici meno fortunati, forse più eccessivi nell’espressione della propria vitalità. Irrompe nel campo della fotografia editoriale, della moda e da lì della pubblicità attraverso la finestra di «Interview», la rivista di Andy Warhol, suo amico e mentore. Campi che, pur facendo della trasgressione e dell’eccesso le cifre della propria peculiarità, restano saldamente integrati nel sistema, che provocano con messaggi “dissacranti” ma, tutto sommato, bonariamente accettati.

A un certo punto, David sente l’ineludibile conflitto nella contraddizione tra il mondo che promette «la felicità al prossimo acquisto» e le proprie convinzioni personali, la propria visione mistica del mondo. Inizia a occuparsi esclusivamente di Arte attraverso il mezzo che meglio conosce, la fotografia, attraverso il proprio collaudato linguaggio visivo. Produce in proprio immagini coloratissime che derivano da set multipli e complicati, allestiti nella foresta pluviale di Maui, la sua residenza d’elezione.

Da qui, al “Nuovo Mondo”, primizia di questa mostra: la serie inedita presentata per la prima volta in esclusiva nell’ambito dell’evento veneziano (un centinaio di opere in tutto), frutto degli ultimi quattro anni di lavoro. New World segna anche il ritorno di LaChapelle alla pellicola. Le varie scene vengono assemblate alla vecchia maniera, ritagliando i soggetti e inserendoli con ricercata rozzezza sullo sfondo desiderato.

I corpi nudi dei suoi modelli, spesso circonfusi da un’aureola di luce, ripropongono scene del vecchio e del nuovo testamento, o della mitologia indiana, spesso in chiave di rivisitazione di note opere d’arte, da Michelangelo ai Prerafaelliti. Lost and found, l’opera che presta il titolo all’intera mostra, mentre ammicca al poema Miltoniano, sembra illustrare una scena del Paradiso Terrestre. Nel “Perduto” e “Ritrovato” si deduce un’allusione sessuale, un’interpretazione dell’episodio biblico della Genesi e un’invito a ricercare tutta una nuova armonia, anche con l’ambiente.

Accolto come una star dalla folta truppa degli operatori dell’informazione, David Lachapelle si è presentato accompagnato dalla sua amica Pamela Anderson, l’attraente bionda che, fasciata di rosa frusciante, nonostante si schernisse nella penombra della sala dietro a un paio di occhiali da sole, si è concessa generosamente ai fotografi senza però minimamente offuscare la personalità carismatica del personaggio principale.

Reiner Opoku, curatore della mostra.

Curata da Reiner Opoku e Denis Curti, la mostra è ospitata nell’elegante cornice della Casa dei Tre Oci, esempio d’architettura veneziana d’inizio ‘900, oggi sede espositiva della Fondazione di Venezia. L’istituzione, impegnata nella gestione di un vasto archivio fotografico, è centro polifunzionale interamente dedicato alla fotografia e affidato alla gestione di Civita Tre Venezie.

Denis Curti, direttore artistico Casa dei Tre Oci “

LaCHAPELLE – LOST+FOUND
12 aprile – 10 settembre 2017
Casa dei Tre Oci
Fondamente delle Zitelle 43
Isola della Giudecca – Venezia
Catalogo Marsilio

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