MANET E LA PARIGI MODERNA

La massima aspirazione di Édouard Manet era che le sue opere fossero accettate dal Salon dell’Académie des beaux-arts di Parigi, dove venivano esposte le tele degli artisti conclamati dai canali ufficiali, la critica e l’accademia. Ci riuscì solo alla fine della sua carriera e della sua breve vita.  

Charle-Emile-Auguste Durant, ”Édouard Manet”.

La mostra Manet (1832-1883) e la Parigi moderna, che porta a Milano l’opera di questo grande emarginato dell’arte ufficiale, è anche mostra su Parigi nel periodo della transizione tra il 1852 e la morte del pittore, che trasforma la città sulla Senna – sventrata e ricostruita sulle direttive del piano di ristrutturazione di Napoleone III e del Barone Georges-Eugène Haussmann – in una capitale moderna. Il processo di riconoscimento – e di autoriconoscimento, si potrebbe dire – di Éduard coincide, nelle intezioni dei curatori, Guy Cogeval, Isolde Pludermacher e Caroline Mathieu, con quello della città.

Isolde Pludermacher, conservateur Peintures, Musée d’Orsay

Guy Cogeval, président de l’Établissement public du musée d’Orsay et du musée de l’Orangerie

Un centinaio di opere che provengono dalla collezione del Musée d’Orsay. Tra i 54 dipinti, 16 sono di Manet insieme a ulteriori 11 tra disegni e acquerelli, mentre gli altri sono di artisti contemporanei al pittore: Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot. Insieme a lui hanno ritratto la città, la scena culturale, i quartieri, nuovi punti d’aggregazione, la vita, gli eventi, gli abitanti, i nuovi padiglioni di cui si mettono in risalto innovative tecniche costruttive in splendidi disegni tecnici.

Pertanto, recandosi a visitare la mostra, non sarebbe sbagliato pensare che si tratti piuttosto di una mostra su una particolare fase della storia di Parigi, questa bellissima città di cui ci sentiamo tutti un po’ cittadini, guidati da un parigino doc (Manet era nato a Parigi) ma un po’ assorto nelle sue faccende, come lo sono i parigini, del resto.

Attraverso i vari generi che esprimono l’arte di Manet e dei suoi colleghi – il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi – la mostra va articolandosi in dieci sezioni.

1. Manet e la sua cerchia parte da intensi ritratti di Zola, Mallarmé e Morisot, realizzati da Manet tra il 1868 e il 1876, esposti accanto a quelli di altri pittori come Edgar Degas con Ritratto degli incisori Desboutin e Lepic, e Giovanni Boldini con Henri Rochefort.

Il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina

Il radicale processo di rinnovamento urbanistico della città è documentato nella sezione 2. Parigi città moderna. Vi figurano La Senna al Ponte Iéna. Tempo nevoso, di Paul Gauguin; Le Tuileries di Claude Monet; Strada di Gennevilliers, di Paul Signac e altre tele e disegni con progetti di edifici, chiese, stazioni che testimoniano la frenesia immobiliare della città nell’ultimo ventennio dell’Ottocento.

3. Sulle rive. Accanto a cinque vedute marine di Manet, tra cui spiccano Chiaro di luna sul porto di Boulogne e La fuga di Rochefort, si possono ammirare Pastorale di Paul Cézanne, ispirato al celebre Le déjeuner sur l’herbe di Manet e Argenteuil di Claude Monet, dedicato alla gettonatissima meta dei parigini.

4. Natura inanimata. Tre dipinti floreali di Manet a cui si affiancano due tele di Fantin-Latour e una di Renoir.

Le fifre
Manet Edouard (1832-1883)
Paris, musŽe d’Orsay

5. L’heure espagnole (da un’operetta di Maurice Ravel), ovvero l’esperienza di Manet nelle Penisola Iberica e l’influenza che ne é derivata, è visibile nelle opere Lola di Valencia, Il combattimento di tori, Angelina e Il pifferaio, immagine della mostra.

6. Il volto nascosto di Parigi, è quello dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, in controluce rispetto all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Ecco La cameriera della birreria, e due schizzi preparatori, esposti a fianco dell’opera verista Ciò che si chiama vagabondaggio di Alfred Stevens, dello splendido L’attesa di Jean Béraud e della Scena di festa di Giovanni Boldini che rappresenta le Folies Bergère.

7. L’Opéra è il tempio dello spettacolo parigino, ritratto dall’esterno e nel pieno della sua funzione: vari disegni, acquerelli e piccole sculture in gesso o bronzo rappresentanti progetti per la nuova Opéra, allineati accanto a Il foyer della danza al teatro dell’Opéra di Edgar Degas e a Il ballo dell’Opéra Henri Gervex.

Il mondo della 8. Parigi in festa: da Il ballo di Jacques Joseph (detto James) Tissot a Una serata di Jean Béraud; da Eva Gonzalès con Un palco al Théâtre des Italiens, a Berthe Morisot con Giovane donna in tenuta da ballo. E, ancora, disegni di progetti per nuovi teatri, testimoni dell’inesauribile appetito di Parigi per il buon vivere.

Infine, Due sezioni che documentano il costume: 9 L’universo femminile. In bianco…, con La Lettura e Il balcone di Manet, accanto a La lettera di rottura, a Il bagno, di Alfred Stevens e, inoltre, Le due sorelle di James Tissot.

Édouard Manet, “Berthe Morisot con un mazzo di violette”

10. …In nero. La passante e il suo mistero. La sezione conclusiva della mostra dedicata alle donne nelle strade parigine ospita due magnifiche opere di Manet: la tela Berthe Morisot con un mazzo di violette e al minuscolo Ritratto di Nina de Callias, a cui si raffrontano due celebri figure femminili di Renoir: Madame Darras e Giovane donna con veletta.

MANET E LA PARIGI MODERNA
8 marzo – 2 luglio 2017
Milano, Palazzo Reale
Prodotta dal Comune di Milano
in collaborazione con Mondo Mostre Skira
Sponsor: Credit Agricole
Catalogo Skira
www.palazzorealemilano.it
www.manetmilano.it

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