KEITH HARING “ABOUT ART”

Le centodieci opere raccolte a Palazzo Reale a Milano, provenienti da una sessantina, tra importanti istituzioni e collezionisti internazionali, propongono di far luce sull’opera dell’artista che fu attivo per soli dodici anni – dal 1978 al 1990 – e che si spense a 31 anni ucciso dalla cosidetta “peste del XX secolo”.

Julia Gruen, direttore Keith Haring Foundation

Simile all’astro di Van Gogh, Keith Haring attraversò quindi la scena artistica del suo tempo come una meteora. A causa di questa contingenza, Julia Gruen, ex-assistente e direttrice della fondazione che prende il nome dall’artista, suggerisce che a Keith Haring sia necessariamente mancata  «prospettiva». L’artista è stato essenzialmente un uomo del suo tempo, anche se il suo lavoro si aggancia, nella catena dell’arte più robusta, agli anelli rappresentati dagli artisti che hanno preceduto e a quelli che hanno seguito e seguiranno.

A sottolineare la provvisorietà del suo contributo, come immagine della mostra è stata selezionata una tela emblematica: si tratta di una delle poche opere che hanno un titolo – Unfinished Painting – e consiste in una tela bianca di cui è stato dipinto solo il quarto superiore sinistro, mentre la pittura dello sfondo cola verso il margine inferiore.

Per sostenere questo concetto, Gianni Mercurio, curatore della mostra, ha procurato alcuni importanti prestiti da istituzioni nazionali, nell’area dell’arte antica, medievale e nell’arte del Novecento.

Si tratta di opere che dimostrano come Haring abbia preso ispirazione da fenomeni artistici del passato più o meno remoto per modulare i propri elementi espressivi, il più noto dei quali è il pittogramma antropomorfo trattato spesso come un frattale: un profilo prototipale in cui grande e piccolo si identificano nella stessa forma.

Non per questo bisogna adattarsi all’idea che l’arte di Keith Haring si esaurisca essenzialmente in un ambito eminentemente formale. Al contrario, i motivi della sua arte prendono spunto da argomenti di sensibilità sociale e politica come, nelle parole del curatore, «droga, razzismo, AIDS, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere».

L’abitudine dell’artista, inoltre, a introdursi nella metropolitana o altri luoghi più o meno pubblici per eseguire opere estemporanee (un’abitudine condivisa con l’artista Jean-Michel Basquiat, anch’egli scomparso prematuramente, anch’egli in mostra in questi giorni a Milano, al Mudec) che l’ha esposto all’interesse della gente comune (e che lo ha a volte portato all’arresto da parte della polizia municipale), è un retaggio da far risalire al 1978, all’incontro con l’artista Christo.

Gianni Mercurio, critico d’arte, curatore della mostra “Keith Haring. About Art”.

La morte di Haring ha posto fine al suo lavoro. Anello di congiunzione con ciò che è avvenuto prima, la sua arte resta d’ispirazione per gli artisti di un più o meno prossimo futuro. La mostra About Art è un’occasione per avvicinarsi a questo artista straordinario, potendone capire le basi su cui poggia la sua stupefacente ispirazione.

KEITH HARING. ABOUT ART
Milano, Palazzo Reale
21 febbraio-18 giugno 2017
Comune di Milano Cultura – Giunti Arte Mostre Musei – 24 ORE Cultura

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