VISITA ALL’EX-MANICOMIO DI VOLTERRA – 3

Quando la prefettura ordinò all’ospedale di ospitare anche quegli elementi che, avendo commesso un crimine, fossero stati riconosciuti incapaci d’intendere e di volere, si dovette provvedere a costruire un nuovo padiglione: Il Ferri. Inizialmente i ricoverati al Ferri erano lasciati a se stessi. Al mattino erano invitati a uscire nel giardino protetto da un’adeguata recinzione e gl’infermieri uscivano dalla struttura ed assumevano il ruolo di veri e propri secondini. Se i degenti mostravano di essere tranquilli, in qualsiasi attività volessero svolgere, erano lasciati in pace. Diversamente si interveniva con durezza. (di Cristina Risciglione)

La guerra determinò l’inizio della parabola discendente dell’ospedale. Qualcuno tra i cittadini e non solo, si nascose tra i degenti per evitare la ferma obbligatoria o la deportazione. Tuttavia i nazisti, che erano matti di loro, non visitarono mai il manicomio, forse perché temevano che, una volta entrati, non li avrebbero più lasciati uscire.

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A guerra terminata, nel 1958, al San Girolamo arrivò un nuovo acquisto: un romano, Oreste Fernando Nannetti, un uomo poco più che trentenne che aveva passato già dieci anni in un manicomio criminale. Infatti, nel 1948 era stato condannato per oltraggio a pubblico ufficiale. In seguito, prosciolto per vizio totale di mente, era stato ricoverato al Santa Maria della Pietà di Roma. Da lì, per ragioni amministrative, venne assegnato al Ferri.

Andrea Trafeli, tra i fondatori dell’associazione “Inclusione Graffio e Parola”, ex ospedale psichiatrico San Gerolamo.

Qualche anno più tardi un infermiere, Aldo Trafeli, notò quel ragazzo che non parlava con nessuno e che passava le giornate indisturbato vicino al muro del padiglione, e fu incuriosito. Scoprì che Nannetti, servendosi della fibbia del panciotto che ogni malato indossava, era impegnato in un’opera colossale: un graffito lungo 180 metri e alto in media due, fittamente scritto e illustrato che raccontava la storia della Dignità Umana.

Grazie alla sensibilità dell’infermiere Aldo Trafeli che con pazienza si dedicò a decifrare i testi e a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’opera, oggi il graffito di Nannetti, auto ribattezzatosi N.O.F.4, è considerato un capolavoro, e un calco di una parte del suo sviluppo è esposto nella Collection de l’Art Brut di Losanna che nel 2011 ha dedicato una grande retrospettiva sul romano, con 23 fotografie di grande formato.

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