I manicomi emanano un fascino misterioso, intriso di sofferenza, ingiustizia e, non di rado, sadismo. Prima che la legge 180 chiudesse questi luoghi di “contenzione” – una parola che esprime un significato più temibile rispetto al termine “reclusione” – qui, a far compagnia ai “matti”, ai malati reali, come schizzofrenici, paranoici e alienati in generale, venivano recluse tutte quelle persone che, per disabilità psichica congenita, per estroversione o per insofferenza a regole imposte da altri, esprimevano pensieri e comportamenti non aderenti alla “norma” (di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).
Socialmente, la “norma” presenta diverse sfaccettature, in riferimento al comportamento sociale, produttivo, politico, sessuale, fino al paradosso di considerare anche l’arte un vero e proprio elemento di devianza.
Bastava che una ragazza dimostrasse di essere un po’ troppo “agitata”, perché un padre severo e una madre timorata di Dio fossero lesti, prima che si manifestasse “il peggio”, a gettare la spugna e ad affidarla a un bravo psichiatra. Oppure che un ragazzo un po’ effemminato mostrasse dei comportamenti “artistici”, perché la famiglia provvedesse al più presto a correre ai ripari e a nasconderne le tendenze sotto l’onta un po’ meno infamante della malattia mentale.
Quanto poi a quelle persone che si dimostrassero pronte a sfidare il carcere semplicemente in nome di un ideale, non c’era neppure bisogno di stare lì a pensarci troppo: era solo questione, in base a una presunta pericolosità, di a chi affidare il compito di raddrizzarli: se alla casa circondariale o al frenocomio.

Ai matti era riservato il gradino più basso della scala sociale. Le persone colpite da questa sciagura, perdevano ogni autonomia, intimità, ogni diritto umano, in balia a volte di infermieri più malati di loro e di “scienziati” senza scrupoli che li sottoponevano, nel nome della Scienza, ai più atroci “esperimenti”, con l’obbiettivo dichiarato di strapparli a una malattia frutto di anamnesi viziate dal pregiudizio e da valutazioni infondate.









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