BELLOTTO E CANALETTO – LO STUPORE E LA LUCE

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Ha aperto nella sede museale di Piazza Scala, Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, la grande mostra Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce, che Milano dedica al genio pittorico e all’intelligenza creativa di due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal, detto “il Canaletto” (Venezia 1697-1768) e suo nipote Bernardo Bellotto (Venezia 1722-Varsavia 1780).

Bernardo Bellotto raggiunse l’atelier dello zio Antonio Canal, detto “il Canaletto” all’età di quattordici anni. La forte richiesta all’epoca di quadri di quello che verrà definito il “vedutismo veneziano” trasformano la bottega del pittore in un’impresa artigianale che, per soddisfare la forte richiesta dei collezionisti inglesi ed europei, sforna quadri prodotti, per così dire, “in catena di montaggio”: camera ottica – schizzo della scena – dipinto.

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Si suppone che Bellotto abbia cominciato copiando i quadri dello zio ma, nel frattempo, anche familiarizzando con la “camera ottica”, quello strumento – antesignano della macchina fotografica – che permetteva ai pittori di visualizzare la scena che avevano davanti “inquadrata” come in una fotografia, riportando poi sulla carta con uno schizzo preparatorio gli elementi di quello che diventerà il quadro vero e proprio.

Bozéna Anna Kowalczyk

Bozéna Anna Kowalczyk, curatrice della mostra

Col tempo e l’esperienza, i due artisti, pur producendo vedute analoghe, spesso attribuite in seguito erroneamente all’uno o all’altro, svilupparono delle differenze. Canaletto, più attento alla visione d’insieme e alla dinamica della luce. Partendo dagli stessi disegni, il nipote sembrò intenzionato a fare meglio dello zio, dimostrandosi più attento ai dettagli, più interessato, se possibile, alle dinamiche dell’ombra e ai particolari dei personaggi. Allontanandosi dal Canal Grande, inoltre, Bellotto si avventura tra le calli e i campielli interni di Venezia, producendo vedute marcate da un peculiare realismo.

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Autoritratto di Bernardo Bellotto

Nelle ampie sale del palazzo affacciato su Piazza della Scala, 100 opere, tra dipinti (72 in tutto, di cui 10 di Canaletto e 62 di Bellotto), 14 disegni (2 di Canaletto e 12 Bellotto) e 14 incisioni (2 di Canaletto, 9 di Bellotto e 3 di Fabio Berardi) ci aiutano a comprendere le differenze tra i due pittori e ad approfondire il procedimento che portava alla produzione finale del dipinto.

Lo stile fortunato dei due veneziani verrà replicato nella riproduzione di scene cólte in città diverse da Venezia: Canaletto era già stato a Roma; Bellotto, prima di raggiungere la Capitale e poi Milano e Torino, si recherà a Firenze. Quindi, Canaletto a Londra, Bellotto a Dresda, a Vienna e poi a Varsavia, aprendosi anche, ciascuno a suo modo, a un paesaggio verdeggiante che dovette colpire fortemente i due pittori per la diversità dal veneziano azzurro acquamarina .

La mostra è stata allestita nelle ampie sale del palazzo in stile eclettico progettato da Luca Beltrami che fu sede della Banca Commerciale Italiana – poi confluita in Banca Intesa San Paolo. L’ attuale proprietà li ha trasformati in museo per le opere residenti nei propri caveau e, occasionalmente, per mostre di grande interesse artistico e storico, come questa.

Giovanni Bazoli, president emeritus of Italian bank Intesa Sanpaolo. Milano, Novembere 2016. Nikon D750, 85 mm (85.0 mm ƒ/1.4) 1/250" ƒ/1.4 ISO 3200

Giovanni Bazoli, presidente emerito della banca Intesa Sanpaolo.

Patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dal Comune di Milano, l’esposizione si avvale della collaborazione di prestigiose istituzioni private e musei pubblici nazionali e internazionali, tra cui la Pinacoteca di Brera, il Museo di Capodimonte, il Museo Correr di Venezia, The Royal Collection, capofila tra i prestatori inglesi da cui arrivano opere mai esposte prima in Italia, il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid, l’Hermitage di San Pietroburgo, The Metropolitan Museum of Art di New York, The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, The National Gallery of Victoria di Melbourne.

25 novembre 2016 – 5 marzo 2017, Gallerie d’Italia – Piazza della Scala 6, Milano.

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